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Mangia: “internalizzazioni? Si devono allargare”

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Bari – DOPO l’incontro tenutosi il 20 giugno 2014, con l’Assessore alla Salute uscente Elena Gentile e il Dirigente dello stesso Assessorato dr. Pomo, come USB abbiamo riscontrato che continua incessantemente il tentativo di mettere in discussione il processo di internalizzazione dei servizi della sanità pugliese.

Che le internalizzazioni non siano piaciute alle imprese e cooperative che gestivano i servizi sanitari nelle ASL pugliesi perché avevano perso la gallina dalle uova d’oro lo sapevamo noi come lo sapevano i Lavoratori.

Che le internalizzazioni non siano piaciute a molti politici (compresi alcuni della maggioranza che appoggia l’amministrazione Vendola) perché limitava la loro “sfera d’influenza” era notorio. Che le internalizzazioni erano osteggiate da tanti Dirigenti ASL come da Dirigenti dell’Assessorato di riferimento (quello della Sanità) lo sapevamo, ma non potevamo (e non possiamo) accettarlo in quanto questi signori, “pubblici funzionari” pagati dai soldi di tutti i cittadini, dovrebbero garantire l’applicazione delle scelte politiche in maniera corretta e coerente, invece… Invece, dopo tutte le rassicurazioni sulla volontà politica a continuare con il percorso delle internalizzazioni (forti, anche, delle decine di sentenze di TAR, Consiglio di Stato fino a quelle della Corte Costituzionale) stranamente alcune ASL si bloccano perché qualche Dirigente ha avuto l’idea di inoltrare l’ennesimo “interpello” al MEF (Ministero dell’Economia e Finanze).

Un’azione ripetuta tante di quelle volte sino a quando si riesce ad ottenere una risposta alla quale “aggrapparsi” per giustificare una nota di “attenzione” (rivolta a Direttori Generali e Amministratori Unici delle Società in House) nel continuare con le internalizzazioni. Il paradosso è che anche l’ultimo interpello (di cui conosciamo la risposta del MEF ma non la domanda) non dice affatto che si devono bloccare le internalizzazioni, contrariamente a quanto sostenuto da qualche Dirigente dell’Assessorato, e siamo venuti a conoscenza, inoltre, di un altro interpello la cui risposta del MEF (ottobre 2013) conferma senza ombra di dubbio la validità sia delle internalizzazioni e sia dei costi del personale, affermando a chiare lettere che le Società in House della regione Puglia nulla hanno a che fare con i vari piani di rientro e con le norme del Pubblico Impiego circa il contenimento della spesa per il personale.

Come USB, nel corso della citata riunione con l’Assessore dott.ssa Gentile e il Dirigente dott. Pomo, abbiamo ribadito la necessità di essere veramente conseguenti rispetto alle decisioni prese sulla continuazione del processo delle internalizzazioni. Abbiamo richiesto con forza che in tempi brevi siano reinternalizzati tutti i servizi rimasti sinora fuori dal processo (vedi le pulizie a Taranto e Brindisi, il “118”, ecc.) e l’aumento delle ore massime consentite a tutti i Lavoratori delle Società in House.

Inoltre, riteniamo che i Direttori Generali o Amministratori Unici o Dirigenti dell’Assessorato, che dovessero continuare ad opporsi a tale decisione, devono semplicemente e doverosamente compiere una scelta elementare: o adeguarsi e svolgere seriamente il proprio compito oppure dimettersi e andare a casa. Continueremo ad essere vigili affinchè un percorso (quello delle internalizzazioni) avviato per ridare dignità e diritti a migliaia di Lavoratori e per assicurare un servizio migliore al Cittadino, non si areni per la volontà, malefica, o per la “bramosia” di qualcuno di rimettere le mani sui soldi (tanti) della sanità.

(Bari, 20 giugno 2014; il Coordinamento regionale USB Puglia Santino Mangia – Gianni Palazzo)

Redazione Stato



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