Editoriali
Gero Grassi e la Commissione scoprono nuove piste

Caso Moro. Novità sensazionali sull’eccidio

"La testimonianza di Bozzo apre, come è evidente, scenari investigativi davvero importanti"

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Foggia, martedì 23 giugno 2015 – Dai lavori della Commissione Parlamentare d’inchiesta che ha riaperto il Caso Moro, durante tutti questi mesi, di lungo e approfondito lavoro, sono emerse verità che erano nubi. Molti interrogatori e audizioni di esponenti di spicco dell’allora Governo, hanno riportato alla luce prove che fino a ora erano indizi o dicerie che furono tralasciate. Il lavoro svolto dalla Commissione, che ha voluto fortemente l’On. Gero Grassi (PD), ha sortito risultati che finalmente riusciranno a dare volti e nomi sull’oscura vicenda che uccise il Pres. Aldo Moro e la sua scorta.

Proprio nei giorni scorsi, l’On Grassi si è recato con la Commissione a Genova, dove ha incontrato e ascoltato il Generale Nicola Bozzo, collaboratore di Dalla Chiesa negli anni di Moro. Tra le tante cose dette, rispondendo ad una sua domanda precisa, Bozzo ha detto che aveva saputo dai suoi collaboratori del rapporto di conoscenza e frequentazione tra il prof. Universitario Giovanni Senzani ed il colonnello dei Carabinieri Franco Delfino.

Questa per le indagini è una notizia sensazionale. Senzani era consulente del Ministero di Grazia e Giustizia. Lui realizzò il rapimento di Ciro Cirillo con una azione comune tra BR e camorra. Poi rapì Roberto Peci, fratello del primo pentito delle BR, per poi ucciderlo filmando l’omicidio con altri due sodali. Peci scontò solo 15 anni di carcere dimostrando di essere entrato nelle BR dopo il caso Moro. «Credo ci siano prove per affermare il contrario così come c’è ne altre dalle quali si evincono i rapporti di Senzani con la Raf tedesca e quelli con i Servizi Segreti italiani dei quali forse Senzani era collaboratore» ha affermato Grassi.

Ma la vicenda ha altri protagonisti, allora “nascosti dietro cespugli ben congeniati”, oggi usciti alla luce grazie al lavoro della Commissione. Uno di questi è Delfino, nato a Platì, in Calabria. Alcuni anni prima di morire fu accusato di essere in via Fani il giorno del rapimento Moro. Poi subì altre gravi accuse fino ad essere degradato a carabiniere semplice. A questo punto, qualcosa non quadra poiché i faldoni del Caso Moro, fino a ora secretati nelle “oscure stanze” montecitorine e di alcune procure, oltre a non dire nulla, svelavano fatti oggi ribaltati. «Non sono un veggente ma la domanda del rapporto Senzani-Delfino viene fuori da conoscenza e studio dei 2 milioni di atti Moro e dal parlare con tante persone» ha replicato Gero Grassi dopo aver ascoltato inizialmente il Gen. Nicola Bozzo.

Ma le verità, quelle dette dopo 37 anni dall’uccisione del Pres. Moro, non terminano di far scalpore. Difatti, durante l’audizione/interrogatorio del generale Bozzo, per opera della Commissione Parlamentare, il militare ha poi detto «di aver sempre diffidato dei nostri Servizi Segreti, inaffidabili e di considerare la loggia massonica P2 emanazione della CIA». Infine Bozzo riferisce di essere andato a Roma all’inizio del 1978 e aver riferito al Comandante Generale dei Carabinieri De Sena, che sarebbe venuto a Roma un muratore per costruire una cella per rapito. De Sena gli rispose: «Uagliò’ sono cazzi vostri del nord. A Roma le Brigate rosse non ci sono». Il 16 marzo 1978 ci fu via Fani, l’eccidio della scorta ed il rapimento Moro.

«La testimonianza di Bozzo apre, come è evidente, scenari investigativi davvero importanti –ha affermato l’On. Grassi-. Per questo credo che vada dato atto al Generale della volontà di rompere alcuni muri fino ad oggi ritenuti invalicabili», ha concluso il componente della Commissione Parlamentare d’inchiesta dopo l’importante audizione/interrogatorio svolto a Genova. Contestualmente alle indagini continua l’attività di “salvataggio” delle prove di quel famigerato giorno. Prove che, oltre a diventare memoria storica comune, sono importanti reperti ancora al caglio della Magistratura. E questo dopo la riapertura del caso Moro. Sempre per volontà instancabile dell’On. Gero Grassi le auto impiegate sia durante il rapimento, sia del ritrovamento del corpo inerme del Pres. Moro, urgono di manutenzione.

«Stamattina –ha detto l’On. Grassi- ho potuto vedere alcune delle auto usate in via Fani: la 128 Giardinetta guidata da Mario Moretti, l’Alfetta della scorta di Moro sulla quale furono freddati gli agenti Iozzino, Rivera e Zizzi e la 130 sulla quale viaggiava Moro, insieme a Ricci e Leonardi, trucidati anche loro. Le prime due, gestite dal Ministero degli Interni, versano in pessime condizioni e occorrono fondi per il loro recupero. L’altra, affidata al ministero dei Trasporti, è in un buono stato. Oltre alle risorse necessarie per la loro manutenzione, è indispensabile che tutte le auto esistenti, compresa la R4 di via Caetani, che si trova in un altro garage, siano esposte in uno stesso luogo pubblico e affidate ad un’unica direzione.

Chiederò dunque alla Presidenza del Consiglio di valutare le mie richieste. In merito alle ultime rivelazioni curate dalla Polizia scientifica sull’agguato del 16 marzo 1978- ha continuato Gero Grassi, vicepresidente dei deputati del Pd e componente della Commissione d’inchiesta sul sequestro e la morte di Aldo Moro- mi pare che siano state raggiunte affrettate conclusioni, secondo le quali in via Fani si sparò solo da sinistra, come sempre hanno detto, almeno fino ad ora, i brigatisti. Non è affatto vero: si legge dalle conclusioni del dottor Giannini: “ulteriori colpi (certamente 4 ma probabilmente un numero maggiore) sono stati esplosi da destra verso sinistra all’indirizzo degli uomini della scorta”.

Proprio al fine di chiarire gli esiti di quella rilevazione e di esporre i suoi numerosi punti critici faremo presto una seduta della Commissione chiesta da me ed altri componenti. Ma basta guardare gli sportelli laterali della 130 su cui viaggiava Moro per escludere che i colpi furono sparati solo dal lato sinistro: sono evidenti fori di entrata di proiettili partiti da destra. E l’identità di quel killer resta un nodo da sciogliere» ha terminato Grassi.

Insomma, ogni giorno una novità, un indizio che diventa prova, una testimonianza che rivela lati oscuri di una vicenda che ha l’obbligo di emergere dall’oblio indotto di uomini di Stato, oggi molti dei quali non più operativi o vivi.

Ad Maiora!

(A cura di Nico Baratta)



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Commenti

  • Che strano leggere che la Commissione Moro è andata a Genova pèer ascoltare la testimonianza del gen. Bozzo. Io da New York ofrii una saletta riservata al palazzo delle Nazioni Unite per la mia audizione che, invece, volevano si tenesse a Roma, ma l’hanno rifiutata asserendo che le audizioni si devono tenere in parlamento … Mah!

  • Che strano leggere che la Commissione Moro è andata a Genova pèer ascoltare la testimonianza del gen. Bozzo. Io da New York ofrii una saletta riservata al palazzo delle Nazioni Unite per la mia audizione che, invece, volevano si tenesse a Roma, ma l’hanno rifiutata asserendo che le audizioni si devono tenere in parlamento … Mah!

  • Che strano leggere che la Commissione Moro è andata a Genova pèer ascoltare la testimonianza del gen. Bozzo. Io da New York ofrii una salòetta riservata al palazzo delle Nazioni Unite per la mia audizione che, invece, volevano si tenesse a Roma, ma l’hanno rifiutata asserendo che le audizioni si devono tenere in parlamento … Mah!

  • Salve, sig. Antonino Arconte, ho letto con attenzione la sua precisazione. Non conosco le vicende che lei vorrebbe far conoscere alla commissione. Di lei so, attraverso le fonti della stampa, che era chiamato col nome in codice G.71 VO 155 M e faceva parte di una struttura militare riservatissima: la “Gladio delle centurie”. Ripeto, queste info le ho apprese dalla stampa e le indico anche il sito (http://www.valeriolucarelli.it/Arconte.htm). Se posso, le suggerirei di mettersi in contatto con l’On. Gero Grassi che cura i lavori della commissione di cui ho parlato, in modo da vedere se può audirla, sempre che lei lo ritenga opportuno. Se vuole posso contattare io Grassi e parlargli della sua persona. Attendo sue nuove. Grazie per l’attenzione.

  • Inoltre, vorrei aggiungere al commento di prima al sig. Antonino Arconte, che ho appena sentito l’On Gero Grassi, il quale mi ha riferito che l’andata a a Genova si è resa necessaria per le precarie condizione fisiche del Gen. Bozzo, che non gli permettono trasferimenti. Con ciò mi ha invitato a dirle pubblicamente che la prassi istituzionale è quella di essere audito in Parlamento, contrariamente sarebbe un illecito. Nel caso del Gen. Bozzo le condizioni fisiche documentate permettono l’audizione fuori sede istituzionale.

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