Foggia
"Logiche politiche ignote"

Dipendenti Provincia, FP vs Miglio ‘percorso trasparente’

“Avevamo proposto una strada trasparente e che premiava le professionalità"

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Foggia – “Uso privato del ruolo politico. Non abbiamo un altro modo per definire quanto accaduto a Palazzo Dogana”. E’ duro l’atto d’accusa della Funzione Pubblica della Cgil di Capitanata nei confronti del presidente e del consiglio provinciale di Foggia, a seguito del voto sul futuro dei dipendenti.

“Dopo tre mesi di un percorso condiviso tra sindacati, dirigenza e guida politica dell’ente – spiega la Funzione Pubblica – è bastato un emendamento di un consigliere di opposizione, evidentemente perché qualcuno non si è sentito tutelato, ad annullare quanto prodotto dal tavolo tecnico e creare solo confusione”. La vicenda prende il via dalla riforma di legge dell’aprile 2014, che vede il superamento delle Province e il destino dei dipendenti legato a quello delle funzioni. “Agli enti resteranno alcune competenze fondamentali di area vasta, quali l’edilizia scolastica, la pianificazione dei trasporti, la tutela dell’ambiente. Ebbene il tavolo tecnico chiesto dal sindacato e avviato tre mesi addietro ha definito congiuntamente un percorso chiaro: il personale che all’atto della riforma era inquadrato in queste funzioni istituzionali sarebbe rimasto in carico alla provincia. Gli altri, i cosiddetti esuberi, avrebbero seguito le competenze: se trasferite alla Regione o ai Comuni gli stessi enti avrebbero preso in carico anche il personale”.

Quanto definito dal tavolo tecnico, in accordo con dirigenti e presidente Miglio, doveva passare attraverso un voto del consiglio provinciale. “Ebbene in quella sede, last minute, è passato un emendamento che prevede vengano stilate delle graduatorie, rimettendo tutti i profili professionali in gioco e non tenendo conto delle specificità cui magari da venti anni sono assegnati i dipendenti. Forse qualcuno che non si è sentito tutelato si è rivolto al politico di turno? Per la Funzione Pubblica quanto accaduto è grave. C’è un’urgenza nel definire il futuro del personale dipendente che la strada scelta non favorisce. Così come è fumoso parlare di graduatorie: quali e chi definisce i criteri? Servirà una commissione e in che tempi? E se dovesse nascere un rischio contenzioso? Avevamo proposto una strada trasparente e che premiava le professionalità. Aver deciso in fretta e furia di buttare a mare un percorso condiviso è offensivo per il ruolo di chi a quel tavolo ha lavorato e siamo certi genererà solo confusione e problemi. A pagare ovviamente sarà lo stesso personale dipendente”.

Redazione Stato



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