Manfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

“Causa tra l’Università Sipontina e l’Arcivescovo Francone sul punto della nomina de’ predicatori” IV

Di:

Manfredonia. Ha risoluto il Rè che codesta Udienza insinui agli Amministratori del Comune di Manfredonia di nominare per tutto il mese di Settembre il Predicatore, e di nominare soggetti dotti, e di essercitati in quell’Apostolico impiego, ed ove i nomati siano eslcusi dall’Arcivescovo, ricorrono a Sua maestà per destinarsi un Giudice di Appello, a norma della Polizia del Regno, con fare nel tempo stesso sentire a quell’Arcivescovo, che nominandosi il Predicatore dalla Città, debba frà giorni quindeci dal dì della nomina, o ammetterlo, o escluderlo, per darsi luogo al Giudice di Appello. Di Real Ordine glielo partecipo per l’adempimento. Napoli 25 Settembre 1790. Carlo de’ Marco = All’Udienza di Lucera.“

Come infatti l’ Università di Manfredonia per la Quaresima dell’ anno 1791 nominò per Predicatore della sua Popolazione, il Padre Giulio Bona Lettor Teologo del Colleggio delle Scuole Pie di Manfredonia, e fattesene sentire all’arcivescovo la nomina suddetta, acciò avesse spiegato la sua volontà in accettarla, o escluderla frà quindeci giorni, angheta che Egli erasi appostatamente appartato dalla Sipontina Residenza, percui, non si devenne ad alcuna determinazione per tutto il mese di Gennaro dell’anno 1791; onde l’Università fù costretta ricorrere al Delegato della Real Giurisdizione, e rappresentare il disprezzo, che degli ordini Reali faceva l’Arcivescovo Francone, e che senza perdita di tempo dato si fosse il dovuto espediente per la prossima Quaresima, qual fù dato colla seguente Lettera.

Ill.mo, e R.mo Signor P.m Cl.mo = Dall’annessa copia di ricorso cifrata dal Cancelliere di questa Delegazione della real Giurisdizione, si servirà V.S. Ill.ma di rilevare quanto mi è esposto da cotesta Università sull’assunto del predicatore per l’imminente Quaresima, cioè di non aver spiegato la sua intenzione in accettarlo, o escluderlo fra quindeci giorni, da che in sua assenza ne fù presentata la nomina alla sua Curia giusta la Regal Determinazione, che si accenna de’ 25 Settembre del caduto anno, e che ciò non siasi neppur fatto fin’ora, che sono scorsi circa mesi quattro, e si son chieste per la brevità del tempo le providenze d’insinuarle a dir subito, se intende accettare il Soggetto nominato, perché il Padre Giulio Bona Scoloppio, e non volendolo, dovesse Ella medesima pensare di eligere a sue spese il Predicatore, non intendendo la Ricorrente di pagarlo. Quindi ne prevengo V.S. Ill.ma, perché facendosi debitamente carico dell’esposto, delle circostanze del tempo, e della Regal risoluzione, che si accenna, si serva di dire immantinente qual, che l’occorra; E mi raffermo Divv. Ill.ma e R.ma. Napoli il dì 11 Febraro 1791 = Divotissimo Servo Obbl.mo Francesco Peccheneda = A Monsignor Arcivescovo di Manfredonia. F.zzo Cancelliere.

In seguito di tal’ ordinato all’ Arcivescovo dal delegato della Regal Giurisdizione, avvenne, che per evitare colla sua avarizia il Francone di porre a sue spese il Predicatore Quaresimale, atteso le suddette circostanze, che l’astringevano, risolvè con una giocata di testa, e prevalendo di Giacomo Florio, che esercitava da Sindaco, malprattico, come Uomo ignorante, e di niuna cognizione, fè a credere a costui, ch’egli era contentissimo, che il Magistrato eletto avesse qualunque Soggetto per la Predica, che gli piaceva, fuorchè il detto Padre Giulio Bona Scoloppio, dandogli a tal’effetto nelle proprie mani la licenza in forma di Patentiglia in scriptis per intestarla al predicatore, che si eligeva; percui l’ignorantone del Sindaco Giacomo Florio, credendo d’aver conseguito un gran punto, ne fè consapevole gli altri quattro Eletti del Governo, acciò scritto si fosse a qualunque Soggetto, ed inviargli la Patentiglia dell’ Arcivescovo, acciò subbito partendosi, si fosse pronto trovato a predicare nella Chiesa del Popolo in Manfredonia. Ma comecchè i suddetti quattro Eletti scoprirono subito la magagna di tal negozio maneggiato dall’ iniquo Francone avvertirono all’ ignorante Sindaco, che tal’ operato era di gran pregiudizio alla Città, ed interesse, stante il Padre Giulio Bona trovarsi eletto a tempo debito da tutti i Rappresentanti colle rispettive firme frapposte alla lettera di Elezione, e pretenderà sempre l’onorario stabilito nello Stato discusso, ancorchè non predicasse; onde si avvertì all’ ignorante Sindaco a ritornare all’ Arcivescovo la licenza spedita in bianco per qualunque altro Predicatore, e che rinovata l’avesse a dirittura per il Padre Giulio Bona, che altrimenti facendosi, veniva l’ Università ad essere responsabile dell’ onorario del Padre Bona non solo, ma ben’ anche al novello Soggetto, che si eligeva colla Patentiglia maliziosamente dal Francone. La qual determinazione non comprendendosi dallo scimonito Sindaco, e credendo, ch’ egli solo fosse stato bastante a far l’ elezione del novello Predicatore, e pagarlo col solo suo ordine dalle publiche rendite, formò di suo pugno lettera in un luogo della Provincia di Trani, ed acchiudendovi la maligna Patentiglia dell’ Arcivescovo, l’ obbligo a subito partirsi per la volta di Manfredonia; Come infatti venne a predicare un Religioso de’ Minori Conventuali, e terminate le Prediche, domandò l’onorario: ma non vi fù trall’ Eletti del magistrato, chi aderito avesse al fantastico Sindaco, percui partitosi da Manfredonia un tal Religioso, accudendo in Napoli presso il delegato della Regal Giurisdizione, astrinse il Sindaco a doverli pagare l’ onorario, Al che rispose lo scimo-nito Sindaco, di astringersi i quattro Eletti del Governo a sottoscrivere il Mandato, che subito detto Predicatore sarebbe stato sodisfatto, ma un tal guasto intento non poté mai devenire l’ignorante Sindaco Giacobbe (sic!) Florio, perché i quattro Eletti rappresentarono nella Regal Delegazione, che essi unitamente col Sindaco trovavansi obbligati col Padre Giulio Bona eletto a tempo debito per Predicatore Quaresimale, e che perle tante maligne giocate di testa fatte dall’ Arcivescovo Francone, non ha potuto predicare, per essere stato sempre prontissimo a anghetari il suo Ministero anche sino al tempo dell’ ultima Predica; Ond’ è, che trattasi tal Causa avanti al delegato, si promulgò sentenzia, ciò: che il Sindaco di suo proprio danaro pagato avesse al Minore Conventuale l’ onorario della Predica, ed il Padre Giulio Bona Scoloppio, comecchè eletto a predicare a tutti i Rappresentanti della Città l’avessero Essi pagato dalle rendite publiche con loro mandato al cassiere. Ed ecco, che il malvaggio oprare dell’ Arcivescovo Francone si rovesciò sopra dello scemonito Sindaco, a cui fé cavare dalla propria borsa l’onorario per il Predicatore Minore Conventuale, perché da lui solo chiamato colla maligna Patentiglia dell’ Arcivescovo suddetto.”

(A cura di Pasquale Ognissanti, Archivio Storico Sipontino)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati