"Cronaca di un paese al Capolinea"

#noninmionome

Non sareste più presentabili per l’arroganza espressa nei Consigli comunali

Di:

Manfredonia/Monte Sant’Angelo. Istruzioni per l’uso: si prenda, titolo e sottotitolo, con le pinze più sottili a disposizione. Si provi a prevenire improvvisi sobbalzi da divani fondi come tombe e scatti d’ira funesta non meglio definibili e di dubbia provenienza. Perché il significato del cancelletto (mi ostino a chiamarlo così, forse per una recondita sensazione di serenità che il suono del termine mi trasmette, rispetto al rude e teutonico hashtag!) davanti ad una breve proposizione non ambisce a divenire messaggio da lanciare nell’iperspazio della rete, ne un grido da capopopolo ma il tentativo estremo di pensare (magari a torto) di non essere solo.

Il mio cancelletto diventa così una sorta di porta tagliafuoco, limite invalicabile, simbolo di netta contrapposizione. Contrapposizione ad iniziative democratiche non meglio identificate ed identificabili che tanto democratiche non parrebbero. Perché un’iniziativa democratica dovrebbe rispettare ogni tipo e livello di giudizio, accogliere con serenità ogni tipo di sentenza (al netto di una fisiologica rabbia ed indignazione personale che ci può indubbiamente stare). Sia essa espressione di un TAR o di un Consiglio di stato, accusatoria o assolutoria che sia, gradita o del tutto indesiderata ed inaspettata. Un’iniziativa democratica dovrebbe guardarsi bene dall’usare impropriamente due pesi e due misure.

Non si può dapprima definire come “uno schifo di sentenza” o “sentenza indegna” un provvedimento per poi urlare “giustizia è fatta!” al primo ricorso vinto. Non si può considerare la prima come una sentenza politica (gettando quintali di fango ed illazioni a dir poco fantasiose su Governo centrale e Procura di competenza) e la seconda come verbo sacro inappellabile.

In democrazia ogni sentenza andrebbe rispettata. Invece no. Tentar di mettere in cattiva luce il lavoro di forze di Polizia, Guardia di Finanza, Procura e Ministero degli Interni, continuare a cacciar fuori la testa ad orologeria è tipico della perversione tutta italiana che tende a discreditare tutto e tutti a seconda della personale convenienza. Soprattutto quando ci si sente braccati, in pericolo, sott’attacco. Sarebbe come se ora si screditassero le ultime sentenze del TAR attraverso il chiacchiericcio diffuso di cui sono oggetto da sempre i Tribunali Amministrativi Regionali. Più propaganda che diritto democratico alla difesa personale; più un rigurgito restauratore che voglia di riscatto dopo lo scioglimento di una giunta per presunte infiltrazioni criminali.

Criminali. Si perché da nessuna parte, negli atti, è mai comparso il termine mafia che impropriamente invece continua ad essere usato ed abusato “udite udite” non tanto dalla gogna mediatica successivamente costituitasi ma dagli accusati stessi! Ci si è impadroniti froidianamente di un’accezione terribile per difendersi da un’accusa infamante per se e per la città in realtà mai formulatagli! Il comune di Monte Sant’Angelo è stato sciolto per presunte connivenze con soggetti malavitosi, non mafiosi. La differenza è sostanziale; pur potendo affermare che sul Gargano la mafia esiste e si esprime con ferocia e violenze efferata (come ampiamente comprovato da bibliografie, processi e sentenze). Quel cancelletto sta li a ricordarvi che non siete più rappresentazione di nessuno se non di voi stessi, proprio come tutti noi. Non rappresentate più neppure quel 50% e rotti di cittadini che vi ha dato l’opportunità di amministrare la Città per due legislature.

Quasi un decennio che vi ha visti molto attivi solo nel coltivare i vostri personalissimi orticelli: dalla sanità all’ecologia, dai lavori pubblici alle concessioni ed autorizzazioni ai privati.
Promesse pre-elettorali e favoritismi, questa è storia ed è sotto gli occhi di tutti ormai. Per tantissimi cittadini rimarrete impresentabili per tutto questo e molto altro ancora, non di certo per una qualsiasi e rispettabilissima (quanto opinabile) sentenza. Un politico, un amministratore, un tecnico, un caposettore può vantarsi di aver fatto qualcosa per la comunità quando fa aprire strutture, crea posti di lavoro, crea supporto per l’economia locale se in queste vicende non ci guadagna nulla! Se in esse non ha le mani in pasta! Se la sfera pubblica resta ben distinta da quella privata.

Ed allora, di cosa stiamo parlando? E poi la solita inquietante ipocrisia che parrebbe ormai entrare a pieno titolo nel DNA di qualsiasi politico a qualsiasi livello.
Quella delle lotte intestine e personali per far fuori questo o quell’assessore, delle fughe dalla nave che affonda, dei cambi di casacca prima del maltempo con tanto di foto commemorativa davanti al ristorante (luogo frequentatissimo ed habitat naturale del politico..). L’ipocrisia di chi ammette candidamente di essersi candidato per un avvicinamento lavorativo o di chi decide di rimettere il fresco mandato degli elettori per andare altrove, magari perché conviene così.

Non sareste più presentabili per l’arroganza espressa nei Consigli comunali, per le tante domande a cui non avete mai dato risposte, per il confronto con la società civile che avete sempre rifiutato, per la vostra pochezza politica ed amministrativa. Ci si è costruiti la casa come e dove la si voleva (altro che diritto all’abitazione!), alcuni sono diventati imprenditori di successo. Fino a ricompattarsi a difesa della città macchiata in maniera infamante. Ma l’onta infamante ha interessato solo voi, cosa c’entra la città?

Non affannatevi più nella strenua difesa di una città che ha comunque spalle larghe abituate a reggere gli sfregi (oltre che i fregi) di secoli di storia, recente e non. Pensate a voi ed alle vostre battaglie personali, come avete sempre fatto con alterne fortune. Si smetta (tutti) di prendere un argomento a caso, come avvenuto per lo spostamento del capolinea degli autobus, elevarlo ad argomento da ragion di Stato al solo scopo di sguazzarci dentro strumentalmente (ecco spigato anche il sottotitolo). Ognuno faccia ciò che gli pare più opportuno, lo consente la democrazia ma non fatelo in mio nome, non fatelo a nome nostro.

(A cura di Antonio Gabriele, Monte Sant’Angelo 27.05.2016)



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Commenti


  • Anna C.

    Bravo Antonio Gabriele!!!Sei l’unico che ha il coraggio di denunciare chiaramente,senza ipocrisie e senza trine e merletti la verità!!!A te tutta la mia grande stima.


  • Gino

    Dovremmo dire grazie a uno che scrive queste cosa? Nel tuo articolo leggo rabbia, quasi che anche tu hai chiesto qualche favore e non ti è stato fatto. Se hai da dire qualcosa lo devi dire agli organi competenti non solo in un’articolo. Noi anche se stiamo ancora combattendo per il capolinea lo facciamo non per distrarre la gente ma per aiutarla e noi a differenza tua se dobbiamo dire qualcosa la denunciamo non scriviamo solo gli articoli. Noi ci battiamo perchè la nostra gente abbia una vita migliore. Quando scrive signor Gabriele non deve fare sempre di tutta erba un fascio. Oggi il capolinea domani chissa che ma staremo sempre con la gente che ha bisogno.


  • Ronaldo C.

    Bravo, bell’articolo. Sono convinto, però – purtroppo!!! – che #non in mio nome (riferito alle tue giuste considerazioni) lo dirà una buona parte dei montanari che alle prossime elezioni, se questi personaggi (im)presentabili avranno il coraggio di riproporsi, li rieleggerà. Naturalmente, se questa “buona parte” vorrà contraddirmi … non avrò risentimenti nei suoi confronti!!!


  • machedavero

    Per Gino: caro amico credo che un giornalisa debba scrivere articoli che di per se già rappresentano una forma di denuncia. Il giornalista scrive ciò che sa e che può documentare. In più un editoriale può esprimere il parere personale di chi scrive. Lo garantisce la Costituzione. Le denunce private dovrebbero spettare ai cittadini che vedono e non denunciano mai nulla. Ed allora di che stiamo parlando?

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