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"Talvolta la natura diventa artista incommensurabile"

Tra misteri ed arte naturale, il fascino segreto delle grotte in territorio di Rignano

"Sulla destra di chi entrava sorgeva un altare regolarissimo scavato a rilievo massiccio da l’acqua, che scendendo dalla montagna e filtrando continuamente aveva scolpito con un lavorio indefesso di secoli stemmi, nicchie gradini"


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Rignano Garganico. Talvolta la natura diventa artista incommensurabile, plasmando e creando, nel corso di migliaia di anni, forme e figure per davvero originali e perfette, non dissimili dagli incantevoli paesaggi, emersi dal pennello di qualche pittore fiammingo o addirittura rinascimentale. Lo fa attraverso l’indefesso lavorio degli agenti atmosferici, come acqua, vento e sole. In altri casi, si ferma alla non di meno artistica rappresentazione del “primordiale”, secondo la visione – ispirazione di pittori arcaici e moderni, come si nota per esempio nel variegato mondo artistico di Nick Petruccelli di San Marco in Lamis. Solitamente tali opere vengono definite anche “scherzi della natura”, in quanto più vicine alle visioni oniriche che alla realtà. Cominciamo dalle grotte più vicine al paese, come quella detta “a Due Bocche” o come l’altra “dei Miracoli”, inserite tra il gigantesco agglomerato a guglie denominate “Murge di Primaiula”, estendendosi esso sul versante Ovest nei pressi della contrada “Croce”, alias pista di volo libero per deltaplani – parapendii. Allo scopo di divulgare lo straordinario patrimonio ambientale e culturale del piccolo centro del Gargano, pubblichiamo di seguito la descrizione a puntino fatta in proposito da Giulio Ricci nel suo romanzo verista “Rosedda” ( 1 e. 1889, riedito, a cura di chi scrive, Regione Puglia, 2001, pag. 66). Tanto a significare che talune ricerche – esplorazioni, giudicate come nuove, sono già antiche e lasciano il tempo che trovano.

”’ Al di sopra nereggiava cupamente “la Grotta a due bocche”, la quale ricordava le orgie dei briganti, gli uomini cotti vivi e serviti per pasto ai signori del villaggio, tutto un passato s’imponeva ai passeggieri con una delle bocche a forma di gigantesca porta schiacciata col vento che le metteva nel ventre urli di licantropi con le rupi alzandosi come guglie ai lati, simili a mostruose corna di cervi. A sinistra si sprofondava l’altra grotta, quella “dei miracoli”. In essa si accedeva dal viottolo più disastroso della montagna nella parte di ovest per una larga spaccatura drappeggiata di caprifoglio selvatico. Si entrava carponi e si camminava così per la lunghezza di un tre metri la volta si alzava in un vuoto pauroso, sterminato, carico di tenebre. Alla luce fumosa delle torcie di pece, il camerone si rischiarava sinistramente e le ombre dei sassi si disegnavano allungandosi con forme spaventevoli nella semi oscurità del suolo bagnato, da cui veniva un puzzo nauseante di sterco caprino ed acqua in putrefazione. Sulla destra di chi entrava sorgeva un altare regolarissimo scavato a rilievo massiccio da l’acqua, che scendendo dalla montagna e filtrando continuamente aveva scolpito con un lavorio indefesso di secoli stemmi, nicchie gradini. Le migliaia di stalattiti pendenti dalla volta e scendendo talora fino al suolo in forma di grappoli, davano un aspetto fantastico a l’antro. Intorno intorno c’era un luccichio come di tanti diamanti perduti nei sassi che si smorzavano lentamente nel vuoto, indietro, lontano, da cui venivano rumori di cascate, brontolii confusi di vapori, urli, sibili, risa, fischi, schiamazzi prodotti dal vento che saliva dalla valle in una specie di pozzo senza fondo, il quale si sperdeva nel ventre della montagna. Il sole scendeva lentamente ; pel cielo non rimaneva che un caldo vapore rossiccio, opprimente, ammucchiatosi durante la giornata”.

(A cura di Antonio Del Vecchio, 23 luglio 2015)

Tra misteri ed arte naturale, il fascino segreto delle grotte in territorio di Rignano ultima modifica: 2015-07-23T13:34:27+00:00 da Redazione



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