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A cura della dottoressa Vittoria Gentile

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Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, con una circolare inviata il 24 giugno - 9 giorni dopo aver vinto il ballottaggio con Felice Casson - al personale docente di asili nido e scuole dell’infanzia,aveva fatto ritirare 49 testi che affrontano il tema della discriminazione

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Il che si sa, notoriamente, non è mai stato un buon segno né segno di particolare perspicacia visionaria da parte di chi attua “la censura”. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, con una circolare inviata il 24 giugno – 9 giorni dopo aver vinto il ballottaggio con Felice Casson – al personale docente di asili nido e scuole dell’infanzia,aveva fatto ritirare 49 testi che affrontano il tema della discriminazione, concepiti con l’intento di insegnare ai bambini a rispettare chi è diverso da loro, l’amico disabile, quello adottato, l’omosessuale, chi ha due mamme o due papà. Ne ha segnati alcuni che promuoverebbero la cultura ”del gender” tra i minori (notoriamente il gender non esiste, esistono gli studi su identità e genere, che è totalmente un’altra storia). Secondo il primo cittadino, i 49 testi messi all’indice proporrebbero una “visione personalistica della società”, escludendo i genitori dall’educazione dei loro bambini; si tratta di storie scritte (alcune anche alcuni decenni fa) e illustrate dai maggiori autori per l’infanzia, solo alcuni titoli:“Il pentolino di Antonino” di Isabelle Carrier, che racconta di un bambino disabile ed emarginato che smette di avere paura degli altri quando una persona speciale gli dimostra che anche lui ha delle capacità. Il protagonista di “Pezzettino” di Leo Lionni, invece, è un bambino piccolino, diverso dai suoi amici grandi e forti, che è alla ricerca della sua identità e alla fine impara ad accettarsi per quello che è. Poi c’è “Piccolo blu e piccolo giallo”, firmato dallo stesso autore, la storia di un bambino blu che diventa amico di un bambino giallo e quando giocano insieme diventano verdi. L’amicizia, è la morale, supera le barriere etniche, culturali, sociali e anziché togliere qualcosa alla nostra identità la arricchisce.La mossa del neosindaco di Venezia ha sconvolto scrittori, editori, bibliotecari e molti psicologi. La notizia è stata ripresa perfino dalla stampa estera (il Guardian e il Telegraph in Inghilterra,Le Figaro e l’Express inFrancia).

Emma Baumgartner, professoressa di Psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma ed esperta di studi di genere, è incredula e sottolinea: “La famiglia tradizionale non è una garanzia di benessere e un luogo protetto per definizione. Conta la qualità della cura, non il sesso dei genitori. Il pregiudizio di genere può essere superato già nei primi anni di vita, insegnando ai bambini a interagire con il sesso opposto e creando aree di gioco comuni”.Di parere opposto Massimo Gandolfini, psichiatra, presidente dell’associazione medici cattolici della Lombardia e portavoce del comitato “Difendiamo i nostri figli” che lo scorso giugno ha organizzato il Family day a Roma: “Rispettare gli omosessuali – spiega a IlFattoQuotidiano.it – non significa cadere nel libero arbitrio totale. Il diritto al figlio non esiste, neanche per le coppie eterosessuali sterili”. La vicenda ha attirato l’attenzione anche di Amnesty international Italia. “Il pluralismo e la diversità – ha fatto notare il presidente Antonio Marchesi – sono espressioni di una visione nient’affatto ‘personalistica’ come egli ritiene, bensì universalistica, basata sui diritti umani, che come tale va sempre garantita”. I libri, intanto, sono stati ritirati dalle scuole e non si sa se e quanti torneranno tra i banchi. “L’idea che i libri per bambini contengano un’opinione e servano per ammaestrare i bambini è un’idea ottocentesca, superata”. Spiega Giovanna Malgaroli (di Nati per Leggere) “Nel Novecento si è capito chiaramente che i libri che piacciono, che durano, che lasciano il segno sono quelli che stravolgono la realtà e lasciano spazio all’immaginazione”. Così come alla possibilità di creare un nuovo simbolico cui tutti possono contribuire, aggiungerei.

Non si può agire sulla base di posizioni ideologiche, men che mai sui libri per l’infanzia. Dobbiamo al contrario “aprire”, alle possibilità di crescita per noi come per i bimbi: scremando pregiudizi o giudizi difensivi dalla modernità della sensibilità culturale e scientifica. Che è patrimonio di tutti.

Di seguito l’elenco dei libri banditi nelle scuole dell’infanzia di Venezia, tutti caldamente consigliati, naturalmente! Questi come molti altri. Ad adulti e piccini. La complessità e la diversità sono ricchezza, se non lo impariamo, per certo non potremo insegnarlo; e i bambini sono più svegli e disponibili all’accoglienza di noi, se non gli pariamo gli occhi pregiudizialmente (per paure nostre non loro).

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(A cura della dottoressa Vittoria Gentile, 23 agosto 2015)



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