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"Non fa altro che gettare fango su gente già pesantemente infangata da pregiudizi"

Don Catalano “Notizia Fabrizio Gatti non corrisponde al vero”

"In copertina viene mostrata una croce bruciata che, secondo il giornalista, sarebbero i resti di una croce appartenente ad una baracca-chiesa bruciata da alcuni musulmani"

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Foggia. ”L’articolo pubblicato il 22 agosto u.s. dal giornalista Fabrizio Gatti de L’Espresso e’ certamente una notizia che fa scalpore, ma non fa altro che gettare fango su gente già pesantemente infangata da pregiudizi, in quanto non corrispondente al vero.

In copertina viene mostrata una croce bruciata che, secondo il giornalista, farebbe riferimento ai resti di una croce appartenente ad una baracca-chiesa bruciata da alcuni musulmani, che vieterebbero ai cristiani di vivere la propria fede e di esporre i segni religiosi. Dico chiaramente che la notizia e’ falsa se non fosse per il fatto che quella croce l’abbiamo costruita noi di recente e non due anni fa, con i resti delle baracche bruciate a causa dell’incendio avvenuto lo scorso 15 Febbraio.

Quella croce realizzata con i resti delle travi di una baracca bruciata, fu realizzata come segno da lasciare dopo un evento di profonda matrice cristiana, vissuto all’interno del ghetto con la collaborazione dei musulmani presenti. Infatti, subito dopo l’incendio, il 2 marzo 2016, la Caritas Diocesana di Foggia-Bovino insieme ai sacerdoti e ai fedeli della parrocchia di Gesù e Maria, hanno portato all’interno del ghetto, la Croce di Lampedusa, costruita con i resti dei barconi e benedetta da Papa Francesco. Una croce alta quasi due metri, che portata a spalle dai volontari, ha attraversato come in una via crucis, tutto il ghetto, sotto gli occhi dei migranti per la maggior parte musulmani, i quali hanno ben accolto l’evento per il grande contenuto simbolico.

Ci sono ancora i ricordi e le foto di quel evento, del commovente momento di preghiera vissuto all’aperto nel cuore del ghetto e si vede la piccola croce (erroneamente considerata dall’Espresso come la reliquia della fantomatica persecuzione) collocata sotto la croce di Lampedusa, con il compito per il tempo successivo di ricordare la vicinanza della Chiesa a quei migranti cola’ presenti ed ormai privi di tutto, migranti che se non muoiono in mare, rischiano a volte di morire in terra a causa dell’ingiustizia e dell’indifferenza.

E’ bene ricordare che dopo il terribile incendio avvenuto nel gran Ghetto, c’è stata un assenza da parte delle Istituzioni, che non si sono neanche preoccupate di offrire ai 300/400 sfollati neanche un bicchiere d’acqua. Solo il Comune di San Severo offrì i pasti il solo giorno dell’incendio. Poi c’è stata la Caritas di Foggia con il Progetto Presidio, che ha fornito ogni giorno generi alimentari, coperte, indumenti e anche 400 taniche per la raccolta di acqua potabile, coordinando gli aiuti provenienti dalle altre Caritas di Puglia e anche da altre città d’Italia.
Nell’articolo si parla anche del fatto che a causa della fantomatica persecuzione, l’ultima messa e’ stata celebrata a Pasqua.

Le messe prima venivano celebrate con più frequenza perché c’era l’instancabile p. Arcangelo Maira

Le messe prima venivano celebrate con più frequenza perché c’era l’instancabile p. Arcangelo Maira che come missionario Scalabriniano, con un lungo passato in Africa e conoscitore di molte lingue, viveva la sua missione li’ al ghetto, e offriva la sua disponibilità per questo servizio. Ma dopo il suo trasferimento in Svizzera, non c’è stato più nessuno che lo ha sostituito.
Quindi la messa non viene celebrata, non perché vietata ma perché non c’è nessuno che possa andar li a celebrarla. Fermo restando che molti migranti di fede cristiana vanno a messa nelle parrocchie o nelle chiese evangeliche o pentecostali presenti in Capitanata.

Mi chiedo il perché di questo “terrorismo dell’informazione“. Un idea però me la sono fatta; dopo l’uccisione avvenuta il 26 luglio di un prete di 84 anni in una chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, un sobborgo di Rouen per mano di due fanatici dell’Isis, fui raggiunto da una telefonata da parte di una giornalista, la quale voleva sapere com’erano i rapporti tra migranti di fede musulmana e quelli di fede cristiana. Io risposi che sono buoni e che non si erano mai registrati episodi di intolleranza. Ho avuto l’impressione che la mia risposta abbia deluso le aspettative della giornalista, che forse avrebbe desiderato che io dichiarassi il contrario per poter poi spendere fiumi di inchiostro su questo tema.

Ora questo articolo dell’Espresso tenta di raccontare qualcosa che non c’è, che fa male alla comunita’ dei migranti di qualunque fede, già ferita dalla vergogna dello sfruttamento lavorativo, ma che a mio parere e’ anche una notizia pericolosa in quanto genera intolleranza e può’ portare a gesti inconsulti come quello accaduto qualche giorno fa nel Catanese a danno di alcuni minori egiziani.

Forse, per rimpinguare i temi dei mass media a danno dei migranti, che ormai sono sempre gli stessi, era necessario trovare qualcosa di nuovo…. Intanto e’ certo che l’unica ad essere perseguitata e’ la pace e la convivenza pacifica tra i popoli…”

Don Francesco Catalano– direttore Caritas Diocesana Foggia- Bovino

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Commenti


  • vin 45

    Don catalano, qualche ora di doposcuola per ripassare la grammatica italiana
    non farebbe male.


  • Maria Guerra

    I giornalisti sono quasi tutti cosi grossolani. Sanno scrivere in maniera corretta ma i contenuti sono tutti da rivedere. Per capire qualcosina devi leggerne almeno cinque sull’argomento

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