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Ieri a Palazzo Celestini conferenza stampa di presentazione alla città

Manfredonia, nasce il Comitato per il NO alla Riforma Costituzionale

Dall'Italicum ai poteri del Premier, dalle modifiche del Senato alle conseguenze sulle autonomie locali: i punti criticati.

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Manfredonia – Si è parlato di referendum sulla Riforma Costituzionale ieri sera a Palazzo Celestini in occasione della conferenza stampa di presentazione del Comitato per il No alla Riforma costituito da un gruppo di cittadini, al quale hanno aderito alcuni rappresentanti delle associazioni locali.
“Faremo una grande uscita pubblica nel momento in cui verrà comunicata la data del referendum”: l’impegno è indirizzato a sensibilizzare la cittadinanza contro una riforma che viene prospettata, nel corso della conferenza, come “antidemocratica e incostituzionale”, lesiva della “rappresentatività nel nome della governabilità”, che “metterà di nuovo la magistratura nelle mani della politica”.
Numerosi i motivi del No. Essi vanno dalla critica all’“Italicum” ritenuto, per il suo premio di maggioranza, troppo poco rappresentativo del voto espresso dai cittadini (“consente ad una lista che in sede di ballottaggio abbia raggiunto anche solo il 20-25% dei voti degli elettori e non degli aventi diritto al voto di ottenere alla Camera (…) il 54% dei seggi”), al permanere del bicameralismo, rinunciando al progetto di eliminazione del Senato ma con trasformazioni di peso. Si legge nel manifesto:

“Il nuovo Senato sarà costituito da 100 senatori di cui 74 consiglieri regionali e 21 sindaci eletti dai Consigli regionali che rivestiranno entrambe le cariche e 5 nominati dal Presidente della Repubblica (…) I risparmi (…) sono irrisori (…) La riforma regala l’immunità parlamentare a 100 fra sindaci, consiglieri regionali e rappresentanti del Presidente della Repubblica (…) il che fa prevedere che cercheranno di candidarsi al Senato i primi cittadini e i consiglieri con problemi con la giustizia.”

Ma soprattutto le critiche sono rivolte a una prospettiva di “strapotere del Premier”. Si legge nel manifesto:

“Il Premier avrà un potere incontrastato e incontrastabile senza nessun reale contrappeso costituzionale (…) Potrà scegliersi il Presidente della Repubblica, ma anche i membri della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura di nomina parlamentare, i componenti delle Autorità “indipendenti”, l’amministratore delegato e il CdA della Rai”.

Il Comitato si schiera, dunque, contro una riforma che ritiene conservatrice, che sancirebbe “il predominio dell’Esecutivo sul Parlamento”, con risvolti a danno anche delle autonomie locali.
Nel corso della presentazione la discussione si è allargata, poi, a temi quali il Jobs Act, il lavoro precario, le prospettive occupazionali, ma anche alla necessità di destare interesse per la politica intesa come “cosa pubblica”, di coinvolgere i giovani. Perché “Se le nuove generazioni non si avvicinano a queste cose qualcuno, forse, ha sbagliato a comunicargliele”.

LISTA ADERENTI AL COMITATO PER IL “NO” ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE
GEOM. ANTONELLA UMBRIANO, COORDINATRICE

AVV. MICHELE LA TORRE, EST
MATTEO MARZILIANO, PCD’I
RAFFAELE VIRGILIO, SINISTRA UNITA
PROF. ITALO MAGNO, ASS. MANF. NUOVA
PROF. MICHELE SPINELLI, GIA’ SINDACO
FRANCO CASTRIOTTA, GIA’ SINDACO
PROF. DOMENICO DI IASIO, DOCENTE
PROF. ANDREA PACILLI, EDITORE
PROF. RINO COLLETTA, DOCENTE
GESUELE ROSCIANO, FERROVIERE
PROF. RAFFAELE VAIRO, DOCENTE
PROF. RAFFAELE GATTA
LUCIA GATTULLO, CONIUGATA GATTA
DR. ANTTONIO TOTARO, ORTOPEDICO
ENRICA AMODEO, INSEGNANTE
ROSANNA GIORDANO,EX DIR. ASL
PROF. SIPONTINA SANTORO
PROF. IOLANDA D’ERRICO
MICHELE LAURIOLA, RIF. COMUNISTA
MICHELE LAURIOLA, CIRCOLO PRC
ALBERTO DE FABRITIS
SEN. FRANCO CARELLA
DANIELE SPANO
GIUSEPPE NOBILE R.S.A. DELLA CGIL
LUIGI STARACE
ASSOCIAZIONE MANFREDONIA ATTIVA
GIUSEPPE FACCIORUSSO, STUDENTE
FELICE DE CRISTOFORO
GRAZIA LA GATTOLLA
ING. DOMENICO MORRONE
MICHELE BRIGIDA, EX ASSESSORE
PROF. MICHELE ILLICETO, DOCENTE
NICOLA MELE
SALVATORE VIGOLI
ALFREDO DELLA TORRE, RIF. COMUNISTA
PASQUALE PAGLIONE
ASSOCIAZIONE MANFREDONIA NUOVA

(A cura di Valentina Sapone – valentina_sapone@libero.it)
 

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Commenti


  • Zuzzurellone Sipontino

    Invito tutti coloro che voteranno NO alla riforma costituzionale di leggere l’articolo di questo blogger, mette i brividi:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/22/referendum-costituzionale-la-riforma-e-voluta-dalla-finanza-di-jp-morgan/3047056/


  • Pasquino

    Non c’erano dubbi sulla volontà di chi manovra grossi interessi a spingere sulle modifiche della costituzione italiana. Anche politici europei spingono nella stessa direzione, ma la costituzione italiana, se necessita di modifiche, devono essere sempre in favore del popolo. Per la spesa basta ridurre a 200 i deputati e a 100 i senatori con l’abolizione di vitalizi e prebende varie e si ottiene un risparmio di svariate centinaia di milioni di euro. Allora un bel NO anche per mandare a casa certi Pierini


  • Giorgio

    Io direi ” certi pierini e certi pasquini “


  • Giovanni D

    Allarme Confindustria: con il No al referendum rischio di caos politico

    Reazioni a catena tali da riportare l’Italia in recessione. Un rallentamento della produzione stimabile in 4 punti in meno di Pil spalmati su tre anni (2017, ‘18 e ‘19). Questo l’effetto di una vittoria del No al referendum costituzionale di ottobre.

    Un nuovo salto nella recessione

    La stima arriva dall’ufficio studi di Confindustria. Che prevede — in caso di vittoria del No — una situazione di «caos politico». Con il presidente del Consiglio costretto alle dimissioni, impossibilità a formare un governo e quindi elezioni. La consultazione elettorale, però, per Confindustria non farebbe altro che consegnare il Paese a una fase di instabilità.

    Foriera di conseguenze negative sul piano economico: aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, aggravamento del credit crunch, aumento della spesa per interessi legata al finanziamento del debito pubblico, difficoltà del Tesoro a condurre in porto le aste dei titoli di Stato, fuga dei capitali. L’effetto di questo scenario sul Pil sarebbe il seguente: -0,7% nel 2017, -1,2% nel 2018, +0,2% nel 2019. Di fatto altri tre anni di recessione. Con una perdita complessiva di 1,7 punti di Pil. Mentre — sempre secondo l’ufficio studi di viale dell’Astronomia — la situazione sarebbe molto diversa con la vittoria del Sì: nello stesso triennio il Pil salirebbe del 2,3%. Da qui il divario di quattro punti percentuali che separa i due scenari.

    Ovviamente tutto questo aprirebbe una «questione lavoro»: 258 mila posti in meno con la vittoria del No a fronte di 319 posti in più rispetto a oggi se la spuntasse il Sì.

    Le reazioni della politica

    Prevedibili le reazioni politiche allo scenario tracciato da Confindustria. A partire dal fronte del No. Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera: «I burocrati dell’ufficio studi di Confindustria non sanno quello che dicono e usano da disperati l’arma finale del ricatto verso i cittadini». «Quelle previste da Confindustria in caso di vittoria del Sì sono le dieci piaghe d’Egitto, mancano solo le cavallette», scherza ma non troppo il senatore della Lega Roberto Calderoli. Mentre il capogruppo dei deputati di Sinistra italiana Arturo Scotto parla di «terrorismo sul risultato del referendum». Dal canto suo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha spiegato che sul referendum costituzionale «Confindustria deve schierarsi se condivide argomenti e contenuti». Anche perché «il referendum è una questione di governabilità e stabilità».

    Lo scenario della Brexit

    Lo scenario sul referendum si innesta su quello già delicato della Brexit. Confindustria ha stimato il costo per l’Italia dell’uscita del Regno Unito dalla Ue nel biennio 2016-2017 in 0,6 punti di Pil in meno, 81 mila posti di lavoro in meno, 154 euro di reddito procapite in meno e 113 mila poveri in più. Ieri all’assemblea di Federmeccanica Boccia ha parlato anche di contrattazione. «Le relazioni industriali sono un fattore di competitività per il Paese. Abbassiamo i riflettori, non facciamo questioni di principio ma il tempo diventa un fattore importante», ha detto Boccia riferito al confronto in corso nella categoria dei metalmeccanici. Il gancio è stato subito raccolto a distanza da Annamaria Furlan, a capo della Cisl: «Siamo d’accordo con Boccia quando dice che tocca ai alle parti riscrivere le regole dei contratti».

    Le stime: 258 mila posti in meno con la vittoria del No a fronte di 319 mila posti
    in più rispetto a oggi se la spuntasse il Sì. E 4 punti di Pil in meno in tre anni

    http://www.corriere.it/economia/16_luglio_01/confindustria-il-no-referendum-rischio-caos-politico-dd3a34d4-3fc6-11e6-83d3-27b43c152609.shtml


  • Andrea

    Ma mia quanta gente. Immagino l’antonellona nello spiegare la costituzione e di conseguenza i motivi del NO. Al sol pensiero mi vengono i brividi. Meno male che dei dieci presenti nove erano addormentati.


  • Nicola

    Cara coordinatrice, dei miei stivali, onde evitare pessime figure, l’evento la prossima volta, se ci sarà ,organizzalo ————————

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