ManfredoniaRicordi di storia
Gestore del chiosco in piazza Municipio per la vendita dell’acqua delle sorgenti di Serino

Manfredonia, Lorenzo Vitulano detto “Tenghille”

Nel suo casotto, Vitulano oltre all’acqua delle sorgenti di Serino che smerciava tutto l’anno, durante i mesi estivi preparava alcune bevande


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Manfredonia. Tra i mestieri singolari di un tempo a Manfredonia era quello che praticava un certo Lorenzo Vitulano detto “Tenghìlle“. Nato a Manfredonia il 15 agosto 1876, in giovane età (appena 18enne) subito dopo aver preso moglie (in quel tempo in loco si sposavano giovanissimi) emigrò in America e si stabilì nella città di S.Francisco in California, dove trovò lavoro in un ranch di un possidente americano. Quest’ultimo, che apprezzava molto il lavoro espletato da Vitulano, dopo due anni gli diede l’incarico di fattore del ranch e gli chiese più volte di trasferire la sua famiglia da Manfredonia in America, ma la giovane moglie di Vitulano, la signora Luisa Di Candia, non voleva emigrare oltreoceano. Rimpatriato dopo alcuni anni, con un po’ di soldini guadagnati in America, Vitulano gestì dagli inizi del ‘900 e per anni il chiosco comunale ubicato in Piazza Municipio fino alla sua chiusura. Il simpatico e intraprendente commerciante sipontino vendeva in quel chiosco l’acqua ritenuta in quel tempo “salutare” proveniente dall’acquedotto campano delle sorgenti di Serino denominata in loco ”l’acque du Serine”. Nel tempo Vitulano aprì per un periodo anche un bar in corso Manfredi – zona Piazza Municipio “au pizzecandòne” di fronte al chiosco. Nel suo casotto, Vitulano oltre all’acqua delle sorgenti di Serino che smerciava tutto l’anno, durante i mesi estivi preparava alcune bevande, tra le quali la popolare “acque e anece” acqua con anice, che era la sua specialità, che vendeva al grido: “uè pe chi ciua refrescké la vocche, acque a anice!”. Altre bibite che Vitulano approntava e vendeva al pubblico erano quelle preparate con acqua nella quale versava un po’ di sciroppo colorato (menta, orzata, tamarindo). Nelle bevande “Tenghille” sempre nei mesi più caldi, metteva un pezzetto di ghiaccio o un po’ di ghiaccio tritato.

Il prezioso ghiaccio utilizzato in loco dai commercianti durante l’estate proveniva da Monte S.Angelo. La neve raccolta dai “nevaiule” durante l’inverno quando le nevicate erano abbondanti, veniva ammassata a mò di balle (a blocchi di ghiaccio) e conservata “ndi nevere” in grotte al fresco. I blocchi di ghiaccio prima della stagione estiva venivano trasportati a Manfredonia da carrettieri e venduti ai nostri commercianti che provvedevano a conservarli in scantinati, dove venivano poi coperti con la paglia per non farli sciogliere. Il ghiaccio durante i mesi caldi veniva fatto a pezzi poi venduto in città dagli stessi commercianti, che lo utilizzavano anche per approntare e tenere le bibite al fresco.

Sempre nel suo chiosco, Vitulano preparava il caffè (dopo aver tritato a mano i chicchi di caffè nel “macenille” macinino) con una caffettiera napoletana che vendeva al pubblico miscellato con acqua e pezzetti di ghiaccio. Tra i clienti che frequentavano il chiosco, in particolare durante i mesi estivi, oltre ai Manfredoniani c’erano anche i forestieri “i bbagnande” che soggiornavano in alberghi e pensioni e i pendolari che venivano tutti giorni in loco con il treno “u ciuffe ciuffe” durante l’estate. Questi, nelle ore serali erano soliti trattenersi seduti in piazza del Popolo per ascoltare il complesso comunale bandistico cittadino che si esibiva il giovedì e la domenica (da giugno a settembre) in applauditi concerti serali, sul palco in legno detto in loco “l’orchèstre”. Va ricordato nei primi anni del Novecento a Manfredonia esercitavano tre alberghi: Il Grande Hotel Excelsior, l’albergo Daniele e l’albergo Re Manfredi, i primi due con delle vedute mozzafiato sul mare. Per la storia, va altresì detto che a Manfredonia dal 1885 funzionavano due piccoli stabilimenti balneari detti in loco “i barracche” costruiti in legno durante i mesi estivi a palafitte sul mare e ubicati fino agli anni ’20 nel porto. I bagnanti forestieri che rimanevano a Manfredonia fino a tarda ora facevano ritorno a Foggia con l’ultimo treno.

L’acqua delle sorgenti di Serino arrivava a Manfredonia in vagoni cisterna della Ferrovia, da Bari fino a Foggia e poi dalla stazione di Foggia a Manfredonia. Veniva scaricata in grossi contenitori di zinco detti in loco “carrete” o “carrabbotte” caricati su carrettoni e trainati da cavalli e distribuita in Città, al prezzo di pochi centesimi a “quartére” (anfora di creta a due anse e a bocca larga), mentre aumentava il costo se venduta a domicilio. Vitulano ha gestito il suo chiosco fino a dopo la prima guerra mondiale. Morì nel 1955. Va ricordato che l’acqua delle sorgenti del Serino ed altre acque provenienti da altre località si vendevano in numerosi chioschi costruiti in molte città della Campania e della Puglia. A Bari tra la fine dell’800 e inizi del ‘900 in vari siti della Città erano ubicati più chioschi, qualcuno anche monumentale come quello costruito agli inizi del ‘900 in Corso Vittorio Emanuele. Sempre in quegli anni anche a Foggia erano stati costruiti numerosi chioschi in vari punti della Città. In Piazza Lanza c’era l’edicola gestita dal Comune dove si vendeva l’acqua di Nocera Umbra, l’acqua di Rionero e quella delle fonti di Serino, mentre in tutti gli altri chioschi si vendevano bibite preparate dagli stessi rivenditori. Nel 1912 Il chiosco più bello e quello più frequentato di Foggia per la vendita di bevande era quello sito in Piazza della Prefettura gestito da Oronzo Di Marco. Questi stroncato da un infarto dopo qualche anno di attività fu sostituito brillantemente nella conduzione del chiosco da sua moglie, la signora Angela Filolongo detta “Angiuline u ‘ngegne”, una donna tra l’altro molto attraente. Tra le specialità del rinomato e popolare chiosco della signora Filolongo: la cedrata, l’aranciata e l’orzata.

NOTIZIE STORICHE 1895-1900
Dal resoconto amministrativo del sindaco cav.uff. dott. Pietro Guerra “Cinque anni d’Amministrazione” (1895 giugno 1900) giacente presso l’archivio storico comunale di Manfredonia, è riportata l’urgenza nel 1895 di provvedere alla mancanza dell’acqua in Città. L’approvvigionamento idrico dell’acqua fatta attingere dall’Ofantino e dall’acquario di Melfi (così riporta il testo) veniva trasportata in loco via ferroviaria e distribuita gratuitamente alla povera popolazione assetata in particolare nei torridi mesi estivi. Il servizio di distribuzione dell’acqua avveniva sotto il controllo delle guardie municipali denominate in loco in quel tempo “guardia pessciature” per via anche del loro servizio notturno di addetti al controllo dello scarico dei pitali “i ruuagne” effettuato delle nostre popolane a mare dietro le mura cittadine in siti stabiliti dal Comune di Manfredonia. Lo stesso documento riporta che in Piazza Municipio venne costruito un chiosco dove si “smerciava” abbondante e a pagamento da due anni la salubre acqua del Serino. Un altro problema gravoso che l’amministrazione dovette affrontare nel 1898 fu quello della mancanza di carne di manzo, in particolare nei mesi estivi allorquando molti bagnanti forestieri soggiornavano a Manfredonia. Sempre per mancanza di acqua, che serviva tra l’altro per la pulizia delle strade cittadine, c’era l’atavico problema della spazzatura che veniva riversata dai cittadini sulle vie a qualsiasi ora della giornata, nonostante il grande impegno dei “scupastréte”, spazzini addetti alla pulizia delle strade e delle piazze e alla raccolta della nettezza urbana.

Come vedete la storia si ripete. Va infine, ricordato che in quegli anni la popolazione faceva molto uso anche di acqua piovana che scendeva dai tetti delle case e veniva conservata in cisterne denominate in loco “i pesciune” costruite a fianco delle proprie abitazioni o di acqua sorgiva salmastra in pozzi ubicati all’interno dei palazzi. Purtroppo in quell’acqua stagnante che giaceva nelle piscine depositata per mesi, crescevano “i scazzòtte” (le dafnie o pulci dell’acqua), che provocavano malattie intestinali tra i cittadini. Le popolane utilizzavano per sciacquare i loro panni e la lana che mettevano ad asciugare sugli scogli le acque sorgive che scorrevano lungo la costa. Le sorgenti più frequentate dalle nostre lavandaie erano: quella in zona Cala dello Spuntone (un tempo sita fuori le mura della Città); l’acqua delle due grandi sorgenti che scorrevano (una sotto la scuola elementare Bozzelli) e l’altra sempre in zona “Mandracchio” (Spiaggia Diomede) nei pressi del Molo di Levante ed infine l’acqua della sorgente S.Pietro dietro l’ex Liceo Classico. Molti cittadini bevevano le nostre acque sorgive in particolare quella ubicata a nord di Manfredonia denominata “Acqua di Cristo” che si diceva che persino curativa anche di alcune malattie, in particolare per le persone che soffrivano di stitichezza.
A proposito delle fonti naturali a Manfredonia che da secoli si riversano in mare, molti anni fa feci una ricerca dettagliata di tutte le sorgenti e dei rivoli di acqua salmastra denominati in loco “acqua saveze” che scorrevano lungo la nostra costa (e che tuttora scorrono, molte delle quali sono state coperte), dalla zona Calafico fino a dietro la Basilica e Ipoegei di Siponto, che ho fotografato, filmato, catalogato in vernacolo e in lingua e fatte analizzare. Di alcune sorgenti sono anche in possesso di foto inedite degli anni ’20-’30-’40. Un lavoro interessante che andrebbe pubblicato.

**Fonti Storiche e reperimento notizie per il presente articolo: Resoconto amministrativo “Cinque anni di Amministrazione” 1895-1900 del sindaco dott. Pietro Guerra (Archivio Storico Comune di Manfredonia); Interviste a parenti di Lorenzo Vitulano; Notizie e foto tratte da “Acqua Fonte della Salute-L’evoluzione igienico sanitaria della Città di Bari tra Ottocento e Novecento; Notizie storiche tratte dal sito “Manganofoggia.it” di Alberto Mangano, articolo “Angiuline ‘u’ ‘ngegne”; Foto storiche: archivio di Franco Rinaldi e di Matteo Borgia.

FOTOGALLERY FRANCO RINALDI

Manfredonia, Lorenzo Vitulano detto “Tenghille” ultima modifica: 2017-09-23T09:00:39+00:00 da Franco Rinaldi



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Commenti


  • C'era una volta Manfredonia

    Complimenti e grazie al Sig. Franco Rinaldi per questi articoli che ci dona e che sono pieni di particolari interessanti e che trasmettono tante emozioni.


  • lettore attento

    Grande franco grazie per questi tuoi lavori


  • Nicola

    Che dire caro Franco , continui a stupirci. Complimenti. Caro prof. Magno impara.


  • giovanni

    E delle sorgenti di Orto delle brecce, tuttora esistenti, oggi per metà sepolte dalla cimodocea nodosa, nessun cenno storico sig. Rinaldi?
    Mi hanno detto, alcune persone ultra sessantenne, che prima del porto industriale, dei frangiflutti e del porto turistico quella zona era molto bella con meravigliose sorgenti, scogliere e breccia, da questo il nome: Orto delle Brecce.
    E della cimodocea nodosa non c’era traccia.


  • Il lungomare degli orrori, autentica vergogna dell'adriatico

    Proprio cosi, sig. Giovanni.

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