Cinema

Melancholia – L. von Trier, 2011

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Da sinistra: Kirsten Dunst, Lars von Trier, Charlotte Gainsbourg (fonte: film.it)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Melancholia
Nazione: Danimarca, Germania, Francia, Svezia
Genere: drammatico, fantascienza
Anno: 2011

L’autunno italiano continua a tingersi di Cannes e la distribuzione lascia approdare l’ultimo lavoro del discusso Lars von Trier, autore controverso, audace, provocatore ma di certo non privo di talento. Dopo il contestatissimo Antichrist, pellicola atipica anche a raffronto della sua stravagante linea registica, von Trier ritorna sui modelli Dogma decorandoli di fantascienza. Protagoniste due sorelle, Justine e Claire, i loro rapporti, i contrasti, e sullo sfondo una paventata imminente apocalisse per l’avvicinamento del pianeta Melancholia alla Terra.

Come nei più recenti lavori del regista danese, il film è strutturalmente diviso in capitoli, annunciati da scritte a caratteri cubitali scolpiti sullo schermo, nei modi di un’opera teatrale: due soli questa volta, dedicati alle donne che veicolano il film. Justine (Kirsten Dunst) è una donna dal temperamento depressivo, volubile, incerto, affiancata da famigliari che cercano di recuperarne umore e stabilità mentale; Claire (Charlotte Gainsbourg) è, invece, donna di carattere, determinata ma interiormente frutto e vittima di schemi sociali e una madre dispotica.

Melancholia - Locandina

Melancholia - Locandina

Prima dei due capitoli la pellicola conquista l’attenzione con immagini delicate e potenti, oniriche, ambiziose, che pur senza afferrare appieno il podio artistico, lasciano deliziati grazie anche al geniale accompagnamento wagneriano di gusto hitchcockiano. Per quindici minuti di soavità classica si confida che quello possa essere il registro dell’intero lavoro, già confrontandolo, vincente, con le programmatiche e pretenziose sequenze maestose del dubbio The Tree of Life. Il film, invece, dopo l’annuncio del primo capitolo, cambia linea ma non inopportunamente. Lars von Trier riprende in mano i dettami del codice Dogma 95 e fa del primo atto un piccolo FestenThomas Vinterberg, 1998 – in tono minore, apparentemente non per mancati risultati quanto per obiettivi. Ben costruita questa parte, tuttavia non cattura sembrando solo un ripasso fatto dal regista delle norme del codice di sua invenzione, seppur da molti anni tradito soprattutto nella natura extradiegetica della colonna sonora. Accade anche in questa prima metà di Melancholia, non solo con gli inserti del Tristano e Isotta ma per alcune fantastiche riprese dall’alto e per i suggestivi effetti speciali del pianeta in avvicinamento. A tratti il regista si libera dalla narrazione drammatica del contesto famigliare delle due sorelle e ritorna agli scorci onirici, alla colonna sonora di ampio respiro, lasciandoci provare per pochissimi minuti magnifici brividi estetici, ma poi toglie il pregiato tartufo per riapprodare alla cucina casalinga della telecamera a spalla, mettendo a dura prova l’equilibrio di chi cerca di vederne l’opportunità.
La seconda parte, quella dedicata a Claire, si allontana dai feroci rapporti alla Festen e indaga maggiormente il rapporto tra le sorelle ma debolmente, senza grande ispirazione. La narrazione trascina ma più per soggetto che per sceneggiatura, e si giunge in punta di piedi a un finale troppo gracile, inerte, con un’ultima sequenza grossolana, ai limiti del ridicolo e del coito interrotto.

No, questa volta Lars von Trier non convince.
A tratti delizia, accarezza il palato, gioca col classico, con il dramma, finanche con la fantascienza estetica, ma i personaggi non restano dentro, non sembrano indispensabili, ben integrati e i loro rapporti poco approfonditi. Perfino la celebrata Kirsten Dunst, premio a Cannes per la miglior interpretazione femminile, non sfonda lo schermo, non è memorabile, è solo una buona attrice.

Melancholia è un film da vedere? Sì, e non solo perché è il lavoro di un regista sempre interessante. Melancholia va visto perché riesce comunque a lasciarti tracce dentro, sensazioni soffuse di abbandono e perdita, di morte estetica, tinge l’intimo di colori veri e pallidi, di immagini lunari, assume i connotati di un sogno ad occhi aperti, infine riporta all’accettazione di sé e del proprio ineluttabile destino.
Qualunque film riesca, seppur in tono minore, a riversare emozioni di tal natura, non può essere definito fallimentare e neanche immeritevole di una singola visione.
Soprattutto, ci ricorda quanto sia importante vivere da fuorilegge nella città del giudizio.

Valutazione: 6.5/10
Spoiler: 6/10

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In Stato d’osservazione

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Paranormal Activity 3, H. Joost & A. Schulman (2011) – ancora un altro… * 21ott
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Melancholia – L. von Trier, 2011 ultima modifica: 2011-10-23T13:51:41+00:00 da Alessandro Cellamare



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Commenti

  • Concordo con la recensione, il nuovo film di Von Trier regala così tante e forti emozioni che lo spettatore durante il silenzio finale che precedono i titoli di coda rimane interdetto, quasi avesse subito lui stesso la violenza dell’impatto e della distruzione del mondo che attende immobile l’infrangersi della sua esistenza. Vedetelo e dimenticate la violenza e la rapsodia di Antichrist, in questa pellicola esiste il sentimento.


  • Io

    Un macigno, non si può guardare!

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