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Sudact, agroalimentare settore da tutelare

Questa mattina il convegno a Foggia legato all’iniziativa avviata lo scorso anno dal sindacato Ugl a tutela del Mezzogiorno

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Foggia. L’impegno dell’Ugl per il Mezzogiorno prosegue senza sosta. Questa mattina a Foggia si e’ discusso di ‘Agroalimentare, tra sviluppo e conservazione del territorio: ingredienti base di competitività’. Confronto che rientra nel ciclo di convegni legati al Sud Act – 8 priorita’ per il Mezzogiorno. L’evento, realizzato presso la Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte, ha dato modo ai relatori di intraprendere un percorso concreto analizzando le potenzialita’, come l’agroalimentare e la difesa del made in Italy, per la regione Puglia in particolare. Ma il confronto ha permesso di fare luce sulle problematiche che hanno messo in ginocchio il sud.

Interessante a riguardo l’attenta analisi del Presidente dell’IperUgl, Stefano Cetica, che ha focalizzato l’attenzione sulla crisi che, negli anni, ha divorato il Sud, rendendolo povero e, allo stesso tempo, vittima del lavoro nero e, di fenomeni quali il caporalato, la disoccupazione e la povertà’. Poi un passaggio chiave sulla salvaguardia della qualità e della tracciabilità per il comparto posto in analisi: “Difendiamo il settore agroalimentare e il made in Italy dalla piaga delle contraffazioni”.

Sulla stessa linea d’onda anche l’assessore all’agricoltura della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, che dal palco chiede: “Una seria politica industriale atta a tutelare i nostri prodotti e le nostre risorse. Spazio, quindi, alla tracciabilita’ dei prodotti, alla tutela della qualità (La vera forza che ci permette di abbattere la concorrenza sleale) è, quindi al made in Italy”.
Ad aprire i lavori il segretario provinciale dell’Ugl Foggia, Gabriele Taranto “grazie al SudAct stiamo non solo rivolgendo la giusta attenzione al Mezzogiorno d’Italia ma offrendo proposte e azioni concrete per rispondere alle problematiche che ostacolano la crescita e la tutela dei nostri prodotti d’eccellenza.

Per il segretario confederale dell’Ugl con delega alle politiche del Mezzogiorno, Giovanni Condorelli: “Il Sud Italia risulta sempre piu’ isolato e povero, a dimostrazione del fatto che il Masterplan di Renzi non rappresenta la soluzione adeguata per uscire da una crisi che ormai da anni affligge il Mezzogiorno e che si puo’ superare solo con misure concrete”. “Come affermiamo da tempo – prosegue Giuseppe Carenza, segretario confederale dell’Ugl – il Sud ha un urgente bisogno di provvedimenti immediati che aiutino le imprese a creare occupazione, nonche’ sgravi fiscali per coloro che decidano di investire e esenzioni per chi assuma lavoratori in aziende del meridione. Servono – conclude – piani mirati e attuabili da subito”.

La parola è passata poi all’on. Colomba Mongiello componente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati (Pd) che affonda la sua attenzione sul faticoso iter per l’approvazione della legge contro il caporalato: “Un grande lavoro quello realizzato in questi anni per la legge contro il caporalato che seguo da ben otto anni ed ho condiviso insieme all’on. Renata Polverini. Tutelare le imprese sane e’ priorita’ ed e’ una battaglia di civilta’. “Arrestare e condannare i caporali non basta. Bisogna combattere il fenomeno del caporalato all’origine, colpendo le aziende agricole che violano le norme sul lavoro e li utilizzano per reclutare mano d’opera a buon mercato. La legalità, oltre ad essere un valore, deve essere una scelta conveniente per le imprese e per i lavoratori. Solo così potrà essere sconfitto chi alimenta questo immondo business criminale. E’ sacrosanto rafforzare il profilo sanzionatorio con la restituzione dei contributi pubblici o la confisca dei beni in danno delle aziende che utilizzino i caporali e sfruttino i lavoratori, come previsto da disegno di legge sostenuto con forza dal Governo. Ed è doveroso mettere a valore, anche economico, il rispetto delle norme e l’adesione ad una visione etica della produzione agricola. Per questo chiediamo che le attività di controllo si concentrino sulle aziende che inquinano il mercato del lavoro, non su quelle che hanno aderito alla ‘rete di qualità’ dimostrando di avere tutti i requisiti per farlo. Alle aziende sane bisogna garantire il supporto previsto dalle norme del ‘collegato agricolo’ in tema di servizi e trasporto e non ancora rese operative dalle Prefetture. Il made in Italy è sinonimo di qualità perché ci sono filiere produttive capaci di valorizzare tradizioni, competenze e capacità di cui sono portatori anche i lavoratori”.

Sono intervenuti al dibattito anche il Professore Federico Pirro, Docente di Storia dell’Industria presso il DISUM – Dipartimento di Studi umanistici – Università di Bari, il Presidente di Confindustria Foggia Gianni Rotice, il Presidente della Camera di Commercio di Foggia Fabio Porreca, oltre ad esponenti del mondo politico-istituzionale, di Enti pubblici e dell’associazionismo di categoria. L’evento e” stato chiuso dalla Vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, l’On. Renata Polverini che ha focalizzato l’attenzione sull’importanza dell’agroalimentare. Sul caporalato poi, che ha seguito con grande attenzione, ha precisato: “Oltre la decisione da parte del governo di mettere in campo un disegno di legge piuttosto che un decreto – incalza la deputata – quello che ci lascia perplessi e’ la centralita’, all’interno del provvedimento all’esame dell’Aula, della Rete del lavoro agricolo di qualita’, a fronte soprattutto dei dati che ci ha presentato il ministro Martina: su 180 mila aziende del settore solo 2.000 si sono iscritte a questo network di prevenzione”. “Non apprezzo – conclude – il provvedimento sulla parte dei controlli, perche’ non siamo stati capaci di mettere gli agenti ispettivi in condizione di operare. Non troverete ne’ ora e ne’ dopo l’eventuale approvazione del disegno, tra i campi o lungo le strade, ispettori del lavoro, quelli dell’Inps o dell’Asl”.



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Commenti


  • Zuzzurellone Sipontino

    Quando mai in Italia vi è stata una politica industriale, energetica. L’ Arabia Saudita, vuole raggiungere meno del 50% del PIL, da fonti fossili, in meno di 30 anni. Conti alla femminile, i fondi europei sono, da lustri, sostitutivi e non aggiuntivi di quelli statali. Perdura per tutto il Sud ancora lo stato di colonia interna, vecchiume risorgimentale, settecentesco.


  • Redazione

    DISUGUAGLIANZE COSTITUZIONALI
    CERA : “AL SUD LE CURE PEGGIORI PER MANCANZE DI ADEGUATE RISORSE”

    Bari, 2 nov. – Il sistema sanitario divide l’Italia aumentando le disuguaglianze tra le Regioni. Lo afferma l’ultimo Rapporto Crea sulle performance dei servizi sanitari regionali, redatto dall’Università Tor Vergata di Roma, che sulla tutela della salute sconfessa uno dei principi costituzionali.
    E allora si dovrebbe partire da questa riflessione per avviare un discorso più approfondito sulla riforma della Costituzione, perché la “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, come recita la prima parte dell’art.32, non ha la stessa applicazione sul territorio italiano, non garantisce stesse cure a Milano, a Palermo o Napoli.
    La sanità italiana si muove a diverse velocità, e a fare la differenza sono i soldi che le regioni mettono a disposizione per ciascun assistito, per cui chi ha poche risorse ha maggiore probabilità di non avere adeguata assistenza sanitaria.
    Una vera riforma dovrebbe partire da una puntuale applicazione dei principi costituzionali che invece si vogliono modificare. Perché se è vero che parte del degrado del sistema assistenziale è imputabile al federalismo sanitario e alle scelte delle singole amministrazioni, è anche vero che la situazione fa comodo ad alcuni a discapito di altri.
    Un anno fa l’Istat fotografava la situazione di disagio sociale, sostenendo che per stare meglio bisognava “scappare dal Sud, non fare figli e avere in casa un anziano pensionato”.
    L’Istat faceva riferimento all’indice di deprivazione, ovvero il tasso di esclusione sociale determinato dalla disponibilità monetaria, per spiegare le difficoltà di vita e di cura in molte regioni, dove ci sono «eccellenze», come Veneto, Trento, Toscana e Piemonte, e «criticità», come in Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria e Campania. Con la Puglia che fa registrare il 13,9% (peggio fa solo la Campania) di cittadini che rinunciano a curarsi per super-ticket o liste d’attesa.
    Dati sconfortanti ma che non trovano soluzione nel sistema di riparto del fondo sanitario, soggetto alla “legge del più forte”, dove “le regole le dettano le regioni più ricche e con maggior peso politico”. Non a caso il richiamato “indice di deprivazione” non trova conforto tra i criteri di riparto delle risorse, perché a qualcuno conviene tenere in sofferenza il sistema sanitario meridionale, anche se non sempre avere più risorse a disposizione equivale ad avere migliore servizio sanitario.
    Ma le storture del sistema non si combattono riformando la Costituzione. Non serve più Stato e meno federalismo, ma migliore Stato e migliore federalismo. Il ritorno al centralismo non è la cura più efficace contro gli sperperi. Il 4 dicembre il voto non è una questione tra populismi riformatori e vecchi regimi conservatori, ma sulla qualità della politica.

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