Politica

Foggia, nove dissidenti in maggioranza. E Mongelli traballa


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Gianni Mongelli (ph: Michele Sepalone)

Foggia – Troppo lunga la verifica di palazzo di Città. Troppi tentennamenti, troppi dubbi, troppe incertezze. I tempi si stanno dilatando troppo. E nove consiglieri, i cespugli, rischiano di sfilarsi dalla maggioranza di Gianni Mongelli. Si tratta dei due ribelli del Pd, poi approdati ai Moderati e Popolari, Claudio Sottile e Francesco Paolo De Vito, del fuoriuscito ed ora indipendente Michele Sisbarra, del vendoliano Leonardo De Santis, dei due socialisti dauni Raffaele Capocchiano e Giulio Scapato. E, colpi più forte in assoluto per l’Ingegnere, dei due democratici Sergio Clemente e Michele D’Agnone, e ancor più di Peppino D’Urso, da sempre considerato, sebbene critico, uno degli uomini a lui più vicini.

Con la sottrazione di questo consistente gruppo, che ha inviato al primo cittadino del Capoluogo una lettera senza possibilità di mediazione, si apre, nei fati, una lacerante crisi nella stanze della maggioranza di Governo. Al centro della bufera, la verifica-non-politica di Palazzo di Città. I consiglieri ribelli lamentano una scarsa democrazia interna. Una latenza che avrebbe chiuso il confronto prima ancora che questo si parisse con lo schiacciamento, in effetti, delle posizioni del sindaco rispetto a quello delle grandi formazioni politiche. In primis, il Partito Democratico, grande fautore della strategia gattopardiana del non toccar nulla per non alterare gli equilibri, flebili, di un esecutivo cittadino in perenne fibrillazione.

A distanza di quasi tre mesi dallo scompaginamento delle cose a Palazzo di Città, non restano che tanti interrogativi, un ridimensionamento della portata innovativa di questo secondo centrosinistra e praticamente nessun provvedimento memorabile. Sarebbe stato questo impasse, dunque, ad indurre i nove a prendere carta e penna e redigere una missiva con destinazione Mongelli, palesandogli i propri mal di pancia e le soluzioni possibili. Roba banale, come la potatura degli alberi tardiva o la cattiva gestione della pubblica illuminazione. Ma anche tematiche complesse come il recupero di Amica, transitata dalla schiera dei gioielli a quella dei carrozzoni, l’attuazione mai giunta del Piano Urbanistico Generale (era stato il mantra di Mongelli in campagna elettorale che ne aveva promesso la rapida esecuzione), il taglio alle spese dell’Ente (i nove consiglieri chiedono al sindaco di mettere mano alla tecnostruttura e alla Polizia Municipale).

Tutte materie cruciali, dalla cui attuazione passa il futuro del governo dell’imprenditore in Corso Garibaldi. “Sono punti irrinunciabili”, martella Peppino D’Urso mentre si fa strada una possibile loro uscita dalla maggioranza. Sebbene nessuno lo dica, in effetti si tratta di una stretta decisiva sull’esecutivo in carica. Non è un caso che le richieste politiche siano di rinnovamento. Che si tratti un semplice rimpasto o di un azzeramento della Giunta, quel che conta è che, in questo modo, il sindaco rischia di veder vanificati i risultati conseguiti in occasione degli ultimi consigli comunali.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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Foggia, nove dissidenti in maggioranza. E Mongelli traballa ultima modifica: 2011-11-23T00:24:13+00:00 da Piero Ferrante



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