Capitanata

Rete associazioni Gino Lisa, riprende Fase organizzativa: “diamoci una forma”


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La riunione delle associazioni nella sede de La Carboneria (St)

Foggia – PASSATO il riflusso della manifestazione di sabato, la rete di Associazioni per il Gino Lisa è tornata a riunirsi questa sera (martedì 22) nell’ormai consueta base operativa de La Carboneria di Foggia. Ma la mobilitazione del passato fine settimana è tutt’altro che archiviata. La vertenza Capitanata, in bene o in male, ha fatto parlare di sé, ponendo i presupposti per una più rigorosa organizzazione dell’associazionismo spontaneo.

Da queste parti, l’entusiasmo dei numeri consente di dirigere il barometro sul bello costante. Malgrado la pioggia esterna e malgrado le perplessità sollevate da qualche organo di stampa. Eppure, nessuno dei carbonari ha considerato in negativo – anzi! – il grande apporto dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil – assenti – sono i grandi alleati nella battaglia aeroportuale. E poco importa, allo stato dell’arte, che ad attrarre gente siano stati essenzialmente loro e le Acli. Quel che conta è l’impatto mediatico, il ritorno dell’evidenza. “Una manifestazione di questa portata non si vedeva in città dai tempi delle adunate del Pci e della Dc” esagera Nicola Vascello. Argomentazione che non trova confutazioni neppure parziali. Certo, qualcosa di più ci si sarebbe potuto anche attendere dalla rete, stando l’imponente numero di componenti interne, 75, ed il battage mediatico al limite del martellante. Non a caso, Renato Imbriani, che è uno che le cose non se le tiene, spinge proprio affinché il sodalizio trovi un’anima tale da essere autonomo. “La partecipazione attorno ai progetti – bacchetta le associazioni – va creata attorno alla base. Ecco perché mi aspettavo un maggiore coinvolgimento degli attivisti di ogni singolo gruppo”.

E mò? Dunque, nell’orizzonte progettuale immutato della difesa del Gino Lisa, il problema è “Che fare?”. E soprattutto, “Come?” Per dirla con le parole di Giancarlo Roma (Gruppo Icaro): “Abbiamo manifestato. E mò?” E mò, più che altro, il gruppo è alla ricerca di un collante, di una forma. “Movimento”, “Comitato”, “progetto”, “rete” sono i nomi che tornano più spesso per manifestare palesemente l’esigenza di coesione che vada in una direzione definitiva. Anche se, in primissima battuta, la prima necessità è quella di erigere le barricate attorno al binomio creato con i sindacati. Vascello la spiega crudamente, parlando di “reazioni” contro la rete. Perché, avverte, “proveranno – sottinteso, gli osteggiatori del progetto, categoria in cui l’ex assessore provinciale al turismo include parte della stampa, ‘degna degli anni d’oro di Novella Duemila’ e qualche sparuto politico – a dividere il fronte”. In sostanza, Vascello teme l’indebolimento. L’antidoto, dunque, è l’identità del sodalizio: “Dobbiamo partire da noi, trasformare la protesa in proposta per dare risposte a tutte le illazioni”. Obiettivo che richiede tattica e l’immediato smussamento “di posizioni oltranziste”.

Finalità. data la vasta gamma di tematiche possibili e l’ampio spettro di interessi dell’associazionismo, la rete cerca, a questo punto, di serrare i ranghi intorno alle finalità comuni. “Fare un calderone è inutile, rischiamo di creare mille rivoli indipendenti l’un dall’altro. Partiamo dal motivo per cui stiamo insieme, l’aeroporto”, la lucida analisi di Maria Luisa D’Ippolito, presidentessa di Capitanata del Fai e voce del movimento unito in occasione della manifestazione di sabato scorso. Che rimbrotta anche le istituzioni: “Dobbiamo pretendere le risposte da parte delle istituzioni. Per esempio, attendiamo dal Comune di Foggia ancora un incontro sul tema”. E maggiore concretezza invoca anche Marcello Sciagura. Il responsabile dell’Aico (associazione Idee Comuni) prova a quagliare: “Non possiamo fermarci adesso. Occorre concretizzare i passaggi successivi che siano di stimolo alla politica”. Quella stessa che “spesso, troppo spesso capisce soltanto i numeri e non il bene della collettività”. Chiede, Sciagura, di spostare la discussione all’aperto. “Fare gazebo, incontrare la gente e parlare parlare parlare. Impegnarsi, sottraendo tempo e spazio alla propria dimensione del personale e del professionale: questo l’orizzonte”.

2012. Il numero uno dell’Aico lancia una lezione di cinismo, commisurando la voglia di volare alle esigenze temporali. Annuncia di aver discusso, telefonicamente, con Antonio Bruno, l’Ingengnere di Aeroporti di Puglia autore del progetto di allungamento della pista (e presentato in Comune, a Foggia, lo scorso 5 maggio) e di aver ricevuto, da questi, garanzie che “prima di giugno 2012 non si parla di allungamento”. Dunque, prima di ipotizzare voli charter, cargo o low cost, prima di qualsiasi sogno, tocca fare i conti con la concretezza del tempo. Nel frattempo, ci saranno ancora incontri e riunioni, per progettare la lotta e metter mano ad un documento comune da rendere pubblico i quanto ‘codice etico e progettuale’.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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Rete associazioni Gino Lisa, riprende Fase organizzativa: “diamoci una forma” ultima modifica: 2011-11-23T15:21:53+00:00 da Piero Ferrante



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Commenti


  • nicola vascello

    Scusate onde evitare che le mie parole di ieri sera vengano travisate in qualcosa che non ho detto, io ho parlato di alcuni e sottolineo alcuni “autorevoli commentatori locali”. Credo invece che la maggioranza della stampa locale mai come questa volta abbia dato un sostegno determinante alla “vertenza Capitanata” e di questo voglio ringraziarla.


  • Matteo Caputo

    Non a caso, Renato Imbriani, che è uno che le cose non se le tiene, spinge proprio affinché il sodalizio trovi un’anima tale da essere autonomo. “La partecipazione attorno ai progetti – bacchetta le associazioni – va creata attorno alla base. Ecco perché mi aspettavo un maggiore coinvolgimento degli attivisti di ogni singolo gruppo”.

    Perche` non sono Foggiani, non appena e` arrivata la telefonata con l`accento alla “francesina” hanno fatto come le scimmiette fanno con lo scimmiotto hanno presentato la schiena. Svendono la nostra Citta` e pignorano la futura generazione Foggiana. Vergogna !


  • Redazione

    Non credo ci sia nulla da travisare. Il pezzo non indica né colpe e né colpevoli. Chi travisa lo fa sua sponte. Sarebbe impossibile immginare una cronaca che registri ogni frase. Ogni pezzo dovrebbe essere di 1 milioni di battute.
    Grazie per l’attenzione
    P.F, Red Stato


  • Redazione

    Minervini a Foggia, le dieci domande de “La Rete delle Associazioni”
    „1)Negli ultimi quindici anni a quanto ammontano gli investimenti pubblici destinati agli aeroporti di Bari, Brindisi e Taranto e quanto è stato destinato per quello di Foggia ?
    2)Dei 63 mln di euro di fondi europei destinati alla fase di start up per le nuove rotte quanti ne sono stati impiegati per sostenere i voli da Bari e Brindisi e quanti per Foggia ?
    3)L’accordo economico sottoscritto tra Ryanair ed Adp per quanti anni e per quale cifra impegna la Regione Puglia ?
    4)E’ vero che Adp è uno degli sponsor della Notte della Taranta?
    5)Dei 90 mln di euro previsti per il miglioramento del sistema aeroportuale pugliese nel progetto Puglia Corsara quanti sono destinati agli aeroporti di Bari e Brindisi e quanti a quello di Foggia ?
    6)Quanto costerà alle casse della Regione Puglia il sevizio di bus navetta da e per l’aeroporto di Bari ?
    7)Perché la società Aeroporti di Puglia non ha un consiglio d’amministrazione ?
    8)A quanto ammonta il costo di gestione per il Gino Lisa al netto dei diritti aeroportuali e dei ricavi handling ?
    9)Come saranno utilizzate le royalties generate dal parco fotovoltaico già appaltato nell’aeroporto di Foggia ?
    10)Quali sono gli aeroporti Pugliesi interessati dal progetto Airnet, finalizzato a sostenere nuovi voli verso i Balcani, presentato da Adp a luglio 2011 e finanziato dal programma di cooperazione transfrontaliera IPA Adriatico per un importo di 1.770.992 euro ?“


  • Matteo Caputo

    Gentile Redazione questo Signore ha` una visione quasi perfetta della potenzialita` del Gino Lisa. Ecco cosa aveva scritto === Gianni Buccarella Forse sono stato poco chiaro su quali, a mio avviso, potrebbero/dovrebbero essere le prospettive per il Gino Lisa, ben sapendo che occorrerà correggere gli errori commessi in passato. Allungamento massimo della pista, su entrambe le direzioni, a qualunque costo. Con esproprio, quindi, delle aree e dei manufatti che rappresentano un ostacolo e con interramento della sedici bis. Naturalmente sono operazioni che implicheranno il sostenimento di ulteriori costi, ma rispetto a quelli spesi, finora inutilmente, questi saranno almeno finalizzati alla definitiva soluzione del problema. Allungata la pista, si potrebbero riprendere i contatti con Ryanair che, a mio avviso, sarebbe ben lieta di spostare il proprio asse operativo su Foggia. Occorrerà tempo e, come detto, anche denaro. Ma sarà per un importante obiettivo strategico: rilancio dell’economia locale attraverso lo sviluppo del turismo. E’ ovvio che, contestualmente, l’offerta turistica va qualificata e che bisogna indurre le imprese del settore a fare sistema. Naturalmente non credo che l’incremento degli arrivi e delle presenze sia legato solo ai flussi sostenuti dal trasporto aereo, però è dimostrato che un aeroporto operativo nell’attività charter o lowcost accende potenti riflettori sul territorio servito, svolgendo un ruolo di traino anche in favore delle altre modalità di trasporto.===


  • Gina Totaro (Mattinata)

    Quando si parla di turismo, commercio, innovazione a livello provinciale e regionale, in altre parole, bisogna sempre considerare quale possa essere il ruolo che il Porto Alti Fondali di Manfredonia, e ancora più in genere il sistema portuale provinciale di cui Manfredonia è capofila, può svolgere. Non bisogna dimenticare che, storicamente, Manfredonia e la Puglia hanno vissuto i periodi di maggiore prosperità quando il porto di Manfredonia era uno dei porti principali dell’Adriatico.
    Attualmente, però, c’è una sorta di sottovalutazione dell’importanza strategica di questa infrastruttura. Diverse le cause. Alcune riferibili a una certa auto-esclusione e a una scarsa relazione con l’esterno della stessa realtà che all’interno del porto opera. Prevale, per così dire, la rendita di posizione piuttosto che una consapevole necessità di accrescimento generale. E’ un limite che rischia di soffocare qualsiasi politica di cambiamento.

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