Manfredonia
A cura dell'avvocato Orazio Totaro

Manfredonia, Nota (5) sul referendum costituzionale

La legge importa insomma la modifica di 50 articoli della Costituzione e di questi 12 sono sostituiti totalmente

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Manfredonia. Nelle precedenti note si è proceduto ad una prima lettura, di alcuni punti, della legge 12.4.2016 (Renzi-Boschi), che, come è risaputo, sarà oggetto del referendum Costituzionale del 4.12.2016. Sono stati indicati i punti salienti del sistema elettorale del Senato, del nuovo bicameralismo differenziato e della distribuzione della funzione legislativa fra Camera dei Deputati, Senato della Repubblica e Regioni.

Si è trascurato di parlare del CNEL, organo obsoleto, che non ha mai funzionato secondo le aspettative del progetto. Così pure non si è parlato delle Province, che approdano ad un definitivo obiettivo di decostituzionalizzazione. La legge costituzionale propone anche altri aspetti, ugualmente importanti, fra le quali la modifica del titolo V° della seconda parte della Costituzione, sulla distribuzione della potestà legislativa fra Stato e Regioni, la modifica delle norme sul referendum abrogativo e delle norme sull’elezione del Presidente della Repubblica.

La legge importa insomma la modifica di 50 articoli della Costituzione e di questi 12 sono sostituiti totalmente.

Si tratta dunque di una riforma importantissima della seconda parte della Costituzione, quella che attiene all’Ordinamento della Repubblica. Non tocca i principi fondamentali, la prima parte sui diritti e doveri dei cittadini, ma non tocca nemmeno le norme riguardanti il Governo, la Pubblica Amministrazione, la Magistratura e la connessa giurisdizione. La riforma ha come obiettivo dichiarato lo snellimento delle procedure legislative, disancorandola dalla macchinosa e lenta prassi della c.d. “navetta”, fra Camera e Senato. Frutto del “bicameralismo perfetto”, che, come si sa, richiede il doppio passaggio delle leggi, nei due rami del parlamento ed importa che l’adozione di ogni legge è condizionata dall’approvazione di Camera e Senato, senza alcuna modifica, anche minima.

La riforma Boschi modifica questo sistema, introducendo un sistema parlamentare in cui i due rami del Parlamento, Camera e Senato, hanno compiti e strutture diverse. Si parla pur sempre di un sistema parlamentare, nella misura in cui il Governo trae la propria legittimazione dalla approvazione che riceve dal Parlamento. Nel caso solo dalla Camera dei Deputati, che vota la fiducia, in precedenza concessa anche dal Senato. Le due camere ora hanno funzioni e conformazione differente, in forza del nuovo sistema di ”bicameralismo differenziato” adottato.

Si è avuto modo di segnalare come questo aspetto costituisce il fulcro della riforma della Costituzione. Le due camere avranno compiti diversi, la Camera dei Deputati rappresenta la Nazione, il Senato è l’organo di rappresentanza delle Autonomie Territoriali ed in vista di questo obiettivo sono state delineate le rispettive funzioni. Di conseguenza il potere legislativo generale viene attribuito solo alla Camera, il Senato ha un potere legislativo pieno principalmente in tema di autonomie, di cui costituisce l’organo di rappresentanza. Tanto, inoltre, ha costituito il motivo per cui sono stabiliti due diversi sistemi di elezione, a suffragio universale diretto per la Camera dei Deputati ed indiretto per il Senato. Di questi temi si è ampiamente discusso nelle precedenti note, in cui si segnalava la perfetta democraticità di ambedue i sistemi elettorali. Anzi quello che presenta maggiori novità è proprio quello del Senato, che, seppure indiretto, attribuisce ai cittadini il diritto di designare i candidati Senatori, sia al momento della usuale elezione dei Sindaci e sia al momento della elezione dei Consiglieri Regionali. La facoltà di designare i consiglieri regionali candidati senatori, attribuisce ai cittadini-elettori una prerogativa che prima era riservata solo ai partiti.

In ordine all’altro aspetto importante caratterizzante la riforma, costituito dalla nuova disciplina delle procedure legislative, l’eliminazione del doppio esame e della doppia approvazione conforme delle due camere contribuisce a snellire e velocizzare notevolmente i lavori del Parlamento.

Il bicameralismo differenziato è adottato in tutte le moderne democrazie occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti d’America, a queste la riforma ci allinea. Il bicameralismo perfetto, in cui i due rami del Parlamento fanno le stesse cose, si risolve viceversa in un sostanziale “monocameralismo”, sia pure articolato in due camere e con grave complicazione e ritardi nei relativi lavori, come ebbe a dire Codacci Pisanelli nell’Assemblea Costituente (seduta del 10.9.1947). Si evidenzia in chiusura che con il referendum la riforma della Costituzione sarà sottoposta al vaglio del corpo elettorale, che viene così coinvolto direttamente, diversamente da come avvenne per la Costituzione e con la riforma del 2001.

(A cura dell’avvocato Orazio Totaro, Manfredonia 23.11.2016)



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Commenti


  • Raffaele Vairo

    Egregio Avvocato,
    continuo a rimanere, per usare un eufemismo, “perplesso” sulle sue affermazioni riguardanti taluni aspetti della riforma costituzionale Renzi-Boschi.
    Mi permetto di commentarne alcune:
    1. “La riforma non tocca i principi fondamentali…., non tocca nemmeno le norme riguardanti il Governo, la Pubblica Amministrazione, la Magistratura e la connessa giurisdizione”.
    2. “La riforma ha come obiettivo dichiarato lo snellimento delle procedure legislative, disancorandola dalla macchinosa e lenta prassi della c.d. “navetta”, fra Camera e Senato frutto del bicameralismo perfetto, che, come si sa, richiede il doppio passaggio delle leggi, nei due rami del parlamento…”
    La sua interpretazione, a mio parere, è formalistica e trascura la sostanza della riforma, separandola dai legami che di fatto esistono e dagli effetti che si produrranno con la nuova legge elettorale (L’Italicum).
    Relativamente al primo punto, non è vero che la modifica della sola Parte seconda della Carta (sull’ordinamento della Repubblica), non intacca le garanzie contenute nella Parte prima (sui diritti e i doveri dei cittadini).
    In realtà, le due parti della Costituzione sono strettamente collegate. Eguaglianza, diritti e istituzioni sono inscindibili. Inoltre, la riforma costituzionale e l’Italicum consegnano molte decisioni fondamentali ad una maggioranza artificiale, dominata dal leader del partito e sostenuta da meno di un terzo dei consensi elettorali.
    Questa maggioranza potrebbe decidere da sola sui diritti fondamentali di libertà, sull’indipendenza della Magistratura, sulle regole dell’informazione, sui principi dell’etica pubblica, sulle prerogative del ceto politico, sulle leggi elettorali e perfino su ulteriori revisioni costituzionali.
    Sul secondo punto, non è vero che la riforma snellirà il procedimento legislativo. L’attuale procedimento legislativo, com’è noto, è disciplinato dall’art. 70 della Costituzione. Un articolo semplice e chiaro di appena 9 parole: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”.
    Questo articolo, se passa la riforma, sarà sostituito da un nuovo articolo 70 di quasi 400 parole incomprensibili ai più, con continui rimandi ad altri articoli o a singoli commi.
    Anche i Costituzionalisti sono in seria difficoltà a comprendere e a interpretarne univocamente il contenuto. Ci hanno sempre detto che l’attuale sistema di approvazione (unico per le leggi ordinarie) è lento perché prevede la cosiddetta “navetta” tra Camera e Senato.
    L’Ufficio studi del Senato ha scoperto in una sua recente ricerca che le leggi ordinarie vengono approvate, mediamente, in 56 giorni e che la stragrande maggioranza delle leggi è approvata con due sole letture, mentre il “ping pong” da una Camera all’altra riguarda meno del 3% delle proposte di legge. Con la riforma questo UNICO e attuale procedimento legislativo sarà sostituito, anche per le leggi non bicamerali e che sono di competenza della Camera, da ben 10 sistemi di approvazione delle leggi.
    Questa, caro Avvocato, è la negazione della semplificazione. In altri termini, la navetta tra Camera e Senato non scompare ma resta, con la differenza che tutti e dieci i sistemi prevedono il passaggio dalla Camera al Senato.
    Ora Le domando: se il nostro sistema è molto lento come mai l’Italia ha il primato del numero di leggi approvate forse al mondo?
    La verità è che velocità o la lentezza del procedimento legislativo non dipende dal sistema se è bicamerale o monocamerale, paritario o non paritario ma dal fatto che i partiti si mettono o non si mettono d’accordo. Infatti, quando c’è l’accordo le leggi vengono approvate in tempi brevissimi.
    Con il Governo Berlusconi il lodo Alfano è stato approvato in 21 giorni compresa la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
    In conclusione la semplificazione e il risparmio di tempo che ci raccontano sul procedimento legislativo è, per usare un eufemismo, una leggenda metropolitana!
    Mi permetta un’altra domanda: con una Parlamento formato da deputati e senatori nominati, in maggioranza, dalle oligarchie di partito, con una falsa maggioranza che governa il Paese, con un Senato depotenziato e con modalità di elezione confuse e contraddittorie…come potrà ancora dirsi che “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1 della Costituzione)?
    Cordialità.


  • Dunet a cioccje

    Bravo Vairo, sono d’accordo con lei. Nulla da aggiungere se non un invito a tutti ad aprire gli occhi prima di votare specialmente ai giovani.


  • Tex Willer

    C’è un vecchio detto sipontino ” a catarr men au cafon” poi un altro “u cunfett mokk au purk” i nostri avi erano molto più saggi di noi e non a caso coniarono questi detti per degli esempi sani. Si può affidare la Costituzione ai capricci di qualche giovincello viziato e smanioso di rimanere al potere in compagnia di qualche donzella banchiera e qualche marpione pregiudicato? Io credo di no. Vogliono profanare la nostra costituzione definendola vetusta non più idonea perchè ideata tantissimi anni fa. Essa ha garantito la democrazia anche negli anni di piombo, negli anni delle stragismo, negli anni del terrorisimo.
    Ci sono due articoli da riformare: quello che prevede vitalizi e incolumità parlamentare.
    Vantano questa riforma in quanto porterà risparmi economici a loro dire.

    Il vero risparmio potrebbe venire dall’abrograzione delle Regioni a Statuto Speciale, la Sicilia di Angelino Alfano è una voragine infinità di buchi neri
    di debiti, l’eden dei privilegesti di casta e anche di uscieri.
    LA COSTITUZIONE ITALIANA NON DEVE ESSERE VIOLENTATA E SACCHEGGIATA DA QUESTO BRANCO DI FACCENDIERI AVVENTURIERI
    ALLA MERCE’ DELLE BANCHE E DEI PETROLIERI.


  • avv. Orazio Totaro

    Caro Raffaele Vairo,
    Consentimi la confidenza dato che sei l’unico a leggere le mie note.
    Tu dici che la mia interpretazione della legge è troppo “formale”. In verità io mi limito ad esaminare la legge secondo i canoni usuali, primo fra tutti l’interpretazione letterale. Non vi è necessità di ricorrere ad altri tipi di interpretazione, naturalmente sempre di tipo giuridico, perché la legge è abbastanza chiara (in claris non fit interpretatio/l’interpretazione non avviene nelle cose chiare).
    Certo la mia non è un’interpretazione “interessata” o “schierata” per l’una o l’altra parte del confronto referendario. Anche se io ho la mia idea non intendo fare propaganda. Lo fanno tutti, trascurando i contenuti reali della legge.
    Vedo che sei uno dei pochi ad avere letto la legge, di cui contesti il fatto che possa contribuire alla semplificazione ed a snellire la funzione legislativa, come risulta dall’art. 70, che citi.
    Anche su questo punto resto della mia idea. Il nuovo assetto costituzionale, con il bicameralismo differenziato (forse si dovrebbe dire effettivo), a prescindere dagli accordi politici, pure da Te considerati, costituisce un dato positivo. L’eliminazione del doppio esame, di Camera e Senato, e della possibile navetta, di per sé solo, contribuisce a delineare un sistema meno farraginoso.
    L’art. 70 (e l’art. 117 per le Regioni) si limita a precisare le competenze legislative degli organismi interessati, con le rispettive materie esattamente indicate. Salvo i pareri del Senato non si incide significativamente sulla produzione legislativa.
    L’altro punto che tocchi, il sistema elettorale del Senato, non è meno democratico del sistema elettorale diretto.
    Si consideri che viene utilizzato anche per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America. Tutti sanno che gli U.S.A. sono il paese più democratico ed il suo Presidente costituisce la carica più importante del mondo.
    A meno che non si voglia dire che il sistema va bene per il Presidente degli U.S.A. e non per il Senato Italiano.
    Va tenuto presente poi che con il nuovo art. 57, 5° co. Cost., i cittadini-elettori eleggono sia i Sindaci che i Consiglieri Regionali e quindi tutti i candidati senatori, in precedenza designati dai partiti.
    Da ultimo due parole sul capitolo delle “perplessità”, anche le mie nei tuoi confronti. Ho l’impressione che resteranno, reciprocamente, ma spero non irrimediabilmente.
    Saluti
    Orazio Totaro

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