ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti

“Sequestro dei mobili della sala consiliare della città di Manfredonia” (1853)

Il tutto a seguito della vertenza con l’avvocato de Plato

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Manfredonia. Può succedere e succede che un’Amministrazione comunale si trovi in uno stato debitorio per un malvezzo o per un corrivo o per…”distrazione” momentanea. La vicenda che esaminiamo, del 1853, sembra inverosimile, eppure è sotto gli occhi, rilevandosi dalle fonti documentarie sipontine. Vengono sequestrati i mobili della sala consiliare, per cui il Decurionato (Consiglio comunale) si trova nell’impossiblità di riunirsi e, quindi, di amministrare, con la non emissione di atti deliberativi necessari per la conduzione della “cosa pubblica”.

Il tutto a seguito della vertenza con l’avvocato de Plato; allora, non vi era un ufficio legale che sapesse ben valutare la necessità di adire o meno alle vie legali, per cui il tutto veniva affidato alla estemporaneità viscerale del Sindaco o di chi per esso, di solito il 2° eletto (assessore, anche con funzioni di vice sindaco). È inutile dire che, da come si svolgono i fatti, si ha il sentore di una farsa, di una tragicomica farsa. Insomma, si deve ricorrere a degli avvocati per la causa contro un avvocato nominato dallo stesso Comune, per un’altra sua causa… Meno male, ripetiamo, che adesso ci sono gli uffici legali comunali, altrimenti….

…(condanna) in contumacia questo Comune in beneficio del sig. de Plato nella somma di d. 335.78, questi nel dì 25 agosto procedeva ad un atto di esecuzione sopra la mobilia esistente in questa Sala comunale, esecuzione la quale non ebbe effetto dal che la chiave della sala anzidetta non era presso il Sindaco titolare, infermo, la detta autorità per quei motivi ed osservazione che il Comune preliminarmente spiegava, e di cui faceva ampla protesta contro l’usciere esecutore si negava di procedere alla scassinazione della porta della Sala Comunale in parola, ed il minacciato pegnoramento non ebbe effetto.

Che da parte dell’Amministrazione di tale fatto forse abusivo ed illegale, fu data conoscenza al Procuratore del Re presso il Tribunale Civile della Provincia, perché questi avesse impartito le sue provvidenze di giustizia manifestandosi pure che l’usciere esecutore dal prelodato sig. Procuratore del Re è pervenuto a quest’Amministrazione ed in una questa mattina il medesimo usciere sulla istanza del ridetto sig. de Plato sta di già procedendo al pegnoramento della mobilia, ed effetti mobiliari, oggetti tutti inservienti, allo esclusivo uso di questo Collegio Decurionale, e necessario sempre, quando detto collegio debbasi riunire per trattare, deliberare, e di sentire affari di pubblica amministrazione, di modo che la chiave che serve di serratura alla porta della sala anzidetta in dove si contiene la mobilia pegnorata è stata già passata in potere del consegnatario giudiziario d. Raffaele Garzia.”

Di tuttì gli avvenimenti, naturalmente, ne viene informato il Consiglio comunale, il quale non trova altra soluzione che ricorrere agli organi superiori (ovvero agli organi di controllo) perché intervengano; ma non si pensa minimamente di saldare il debito (onorario e spese varie dovute al legale, che, comunque, devono pure essere soddisfatti),

“Egli il sig. Sindaco espone tutto ciò al Consesso decurionale perché deliberi intorno al modo di tenersi, e quello che crederà necessario a praticarsi in tal riscontro.

Il Decurionato tenendo presente il fatto sopra espresso, non che l’incartamento relativo a tale pendenza ha osservato.

Di avviso a pieni voti, che il sig. Sindaco faccia tutto ciò celermente noto non solo al Capo della Provincia, ma anche direttamente a S.E. il Direttore dell’Interno, perché vengano adottate le provvidenze che si crederanno le più necessarie e convenevoli nella circostanza, ed anche perché possono spiegare la di loro autorevole cooperazione, affinché si abbia al più presto una soprasussoria per arrestarsi il procedimento degli atti in parola”

(A cura del prof. Pasquale Ognissanti, Manfredonia 23.11.2016)



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