Cinema

Headhunters – M. Tyldum, 2011


Di:

Morten Tyldum (fonte: creativeplanetnetwork.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Hodejegerne
Nazione: Norvegia
Genere: thriller

DA semplici appassionati di cinema si fa spesso fatica a comprendere le ragioni della distribuzione, anche quando la forza d’immedesimazione raggiunge vette inattese. Indossata la lente egoista del botteghino, se si comprende l’emarginazione di pregiati lavori per scarsa compatibilità col palato medio del pubblico o con i canoni di certo cinema occidentale, diventa inspiegabile veder passare nelle stesse sale singolari ed inutili prodotti snob e poco appetibili per chiunque, mentre restano appannaggio di cine-archeologi lavori deliziosi che potrebbero addirittura essere tacciati di ruffiana commercialità.

Headhunters - locandina

E’ il caso di Headhunters, film norvegese ad opera dello sconosciuto (per ora) Morten Tyldum, di cui già negli Stati Uniti cani da tartufo pianificano il consueto remake.
Protagonista è un uomo d’affari, cacciatore di teste, che, come occupazione più redditizia, preleva opere d’arte da ville di collezionisti lasciandone falsi al loro posto. Il suo infallibile piano incontrerà un ostacolo imprevisto.

Al di fuori delle valutazioni retoriche sull’opportunità e pericolosità di vivere di copie di invenzioni altrui, ci si chiede davvero, per questo bel lavoro di Tyldum, quale surplus di americanità potrebbe essergli necessario. Contrariamente a quanto lo spauracchio dell’origine scandinava potrebbe far paventare, Headhunters, tratto dal romanzo di Jo Nesbø, è tutt’altro che un freddo e glaciale thriller con tempi alla Derrick. Non solo il ritmo dello sviluppo è in perfetta linea con molto cinema di genere degli States, ma l’esecuzione lo colloca nel miglior filone di quella estrazione.

Il primo tempo ha dell’impeccabile, sotto ogni aspetto: una sceneggiatura calibrata ci racconta le imprese di un uomo che vive di tempi e azioni chirurgiche, dominatore di due mondi (affari e rapine), con un’alternanza da manuale, priva di cedimenti ed essenziale nei passaggi e nei dialoghi. La tensione è attesa sin dalle prime sequenze, curiosi solo di conoscere su quale idea verrà montata. Avviata la macchina, alla suspense si affianca il motore del mistero e di lì il gioco è fatto ed il film avrebbe potuto vivere, commercialmente parlando, di vita propria, giocato completamente sul soggetto.

Headhunters - locandina

Non è quanto accade, per fortuna, ma Headhunters perde la scommessa della perfezione ed accusa colpi proprio in questa seconda parte. Non viene meno l’interesse per la trama, ed al fronte thriller si affianca anche uno sviluppo ricco d’azione, ma la reiterazione delle dinamiche inseguitore/inseguito, fondate sullo stesso pretesto, lo rendono monotono come un gingle accattivante ma ripetitivo: tolto il brio al soggetto, l’unica chance è muoversi straordinariamente di sceneggiatura per inscenare un Bolero (riferimento da scuola, il Duel di Spielberg), altrimenti la coda è mostrata e soddisfatto è solo lo spettatore da discoteca.
Questa pausa monocorde, seppur alla fine gradevole, non è breve e viene leggermente contaminata anche da situazioni ai limiti del grottesco o del ridicolo involontario. Non si compiono grossi passi falsi, ma tutto lascia quell’amaro in bocca che solitamente si accusa proprio su alcune debolezze americane.
In finale, il piano d’uscita del protagonista lascia alla pellicola recuperare terreno, ma sembra un escamotage ancora fondato su soggetto piuttosto che su sviluppo, questa volta, il primo, marcatamente articolato per dar pepe e catturare consenso.

Si è severi con Headhunters, forse più di quanto il cuore vorrebbe, perché irrita aver visto perdere fiato (non troppo) dopo una performance da applausi nel primo tempo.
Resta consigliabile, senza remora alcuna, anche solo per scoprire quanto sano divertimento possa riservare il mondo cinematografico che ci viene precluso dal mainstream distributivo.

Valutazione: 7/10
Spoiler: 9/10

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Headhunters – M. Tyldum, 2011 ultima modifica: 2012-12-23T14:14:43+00:00 da Alessandro Cellamare



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