Foggia

Mercurio: biblioteca chiusa per spostare libri a rischio

Di:

Franco Mercurio, a sinistra, con Michele Trecca, a destra

Foggia “SE possibile vorrei tranquillizzare gli studenti, senza voler minimizzare la questione. La Biblioteca non è stata chiusa perchè era allagata o impraticabile. Ho dato disposizione di chiudere la Biblioteca per utilizzare tutto il personabile disponibile fra lunedì e martedì per spostare i libri a maggiore rischio dai depositi in un paio di sale. Di conseguenza se i dipendenti erano tutti impegnati a spostare libri non potevamo assicurare i servizi di sala. Questa è la sola ragione della chiusura”. “Oggi la Biblioteca è di nuovo aperta al pubblico”. Lo dice in una nota Franco Mercurio, direttore Biblioteca Provinciale Foggia

“Questo per doverosa informazione. In merito ai libri “obsoleti” vorrei solo ragionare un attimo su questo termine. La nostra Biblioteca svolge anche una funzione di conservazione della memoria, che tradotto significa: conservare i libri, qualsiasi tipo di libro e a qualsiasi epoca appartengano. Questa funzione ci inorgoglisce, perchè siamo la più grande biblitoeca pubblica pugliese ed una delle più importanti in Italia al punto che studiosi da tutta Italia (e da quando siamo in rete dal 2001) da diverse parti del mondo vengono qui o ci chiedono copie digitali di quei libri che non servono agli studenti, ma ai loro professori o ai ricercatori e che, ingenerosamente dichiariamo obsoleti”.

“Ecco, fra lunedì e martedì abbiamo messo in salvo proprio quei libri antichi, alcuni dei quali possediamo solo noi in tutto il Paese”, conclude Mercurio.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



Vota questo articolo:
1

Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Commette un reato chi “fotografi”, senza permesso, mendicanti e disagiati !

    Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che chi pubblica la foto di un mendicante, senza la sua autorizzazione, commette il reato di diffamazione. ( così Cass. sent. n. 3721/2012)

    La coscienza comune, infatti, pone questi soggetti in uno dei gradini più bassi della cosiddetta scala sociale e, pertanto, è naturale che chi sia costretto dalla necessità a praticare la carità si senta mortificato e gravemente ferito nella sua onorabilità. Pertanto, l’eventuale pubblicazione della sua immagine sarebbe per lui fonte di una sicura diffamazione.

    Nel caso deciso dalla sentenza in commento, una rumena era stata fotografata mentre chiedeva l’elemosina e lo scatto era stato posto a corredo di un articolo sul pacchetto sicurezza e sulle ronde nelle città. Secondo i giudici, il lettore avrebbe finito per identificare la donna con il fenomeno che il “pacchetto sicurezza” intendeva estirpare: l’accattonaggio e la criminalità diffusa tra gli ambienti degli immigrati.

    La Corte ha poi dato un suggerimento ai fotografi: quando le esigenze di cronaca impongono la pubblicazione di immagini di persone in qualche modo coinvolte in fenomeni su cui grava un pesante pregiudizio della collettività, è necessario sgranare la foto o coprire il volto della persona ritratta per renderla non identificabile. Ciò al fine di evitare che si crei un preciso collegamento tra il fenomeno in generale e la persona fisica, evitando per quest’ultima il conseguente disonore sociale.
    Foggia, 24 gennaio 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi