ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti

Sul toponimo Scoppa


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Manfredonia. Le indicazioni sul toponimo Scoppa sono numerose; esso deve farsi risalire, a d. Raffaele Scoppa che, nel 1839, chiede all’Amministrazione comunale di Manfredonia il permesso “a poter cedere l’utile dominio delle versure cinque arene in Siponto, che tiene in succensione da questo Comune in favore del sig. Lorenzo Borgia”. Dalla indicazione di un proprietario si ha poi l’estensione dell’esito all’intero terittorio, di cui abbiamo una precisa indicazione.

Nel 1853 si ha: “di quella parte delle paludi sipontine circoscritte dal mare, e da tramontana dalla forma maestra al limite dell’orto di Scoppa”. L’orto in parola, allora, trovasi nelle paludi sipontine, è costeggiato dal mare ed è confinante con una “forma”, cioè da uno specchio d’acqua paludoso, ben delimitato, utilizzato per la cacciagione. Di queste forme, nelle paludi sipontine, abbiamo notizie dalle fonti documentarie sin dal sec. XI, per cui, almeno qualcuna, è rimasta ancora in attività (come fa credere l’aggettivazione “forma maestra”, in contrapposizione di forme di misura inferiore).

Le notizie continuano; nel 1854 rileviamo che l’orto è presso il demanio comunale di Mnfredonia, “fondo patrimoniale del Comune che intercede fra l’orto così detto di Scoppa, sino al tratto di
Nicola Solliano”.

Nel 1855 veniamo a sapere che Lorenzo Borgia, di cui abbiamo i rapporti nel 1839 con d. Raffaele Scoppa, “ nell’orto così detto Scoppa impiantato nella paludi sipontine si è fatto con arguzia vistosi fabbricati per grande pastorizia, superiore di gran numero all’estensione di cinque versure, effettuando dei guasti in detrimento della salute pubblica”.

La notizia è importante, non solo perché ci dà la conferma del toponimo dell’orto. individuabile nella proprietà di Raffaele Scoppa, quanto, e soprattutto, lo stesso Borgia, in sito, vi ha costruito dei “vistosi fabbricati”, La zona, quindi, non si presenta isolata e desolata, anche se il numero di animali di grossa stanza, nella sua movimentazione, rovina il sito delle paludi bonificate. Fenomeno, quast’ultimo che già ci si lamenta nei documenti dei secc. XI-XIV (mettendo in dubbio l’esistenza di un porto mercantile di buona dimensione all’interno delle paludi)
Va pur detto che nel 1857 probabilmente l’orto è passato ad altro proprietario se si fa riferimento a “tre terre comunali dette orto di Barretta o di Scoppa”.

Fino a quando eravamo giovinetti il toponimo “Scoppa” è perdurato ed indicava il territorio posto lungo la riva del mare a partire dallo sbocco del canale delle acque alte (o canale delle Brecce), per prolungarsi rasente la pineta e l’omonimo condominio residenziale in quel sito che oggi viene chiamato impropriamente “villaggio turistico di Siponto” che è un tutto uno con gli ipogei che si hanno in quella pineta (“Scoppa 1” e “Scoppa 2”) ed ancora verso oriente, fino ad arrivare all’orto delle Brecce (forse antico sito della chiesa di S.Pietro extra moenia, come si rileva nelle fonti documentarie del sec. XVI), per andare ancor oltre, sempre verso oriente, ove vi era, e vi è, “buon porto” (ovvero buon approdo) la cala dello Spuntone, con il. vicino lazzaretto (Ospedale S.Lazzaro, le cui notizie risalgono all’inizio del sec. XIII), ed ancora non molto lontano (“non longe”) dal convento di S.Benedetto, di cui si hanno pure notizie all’inizio del sec. XIII.

Come si può notare, vi è una serie di toponimi, tutti collegati con l’attività operativa della comunità sipontina che, su quella fascia costiera, cioè da S.Lazzaro a Scoppa, annovera anche l’orto S.Lazzaro, l’orto di Ciambotto, l’orto dei Celestini, l’orto dei Francescani, l’orto delle Clarisse, l’orto delle Benedettine, l’orto delle brecce ( con i loro più o meno “vistosi” fabbricati, tutte “Contrade” ricordevoli), ecc.

Non una desertificazione territoriale, ma una continuità di costruzioni e di impegno lavorativo e di attività economica, per una estensione di circa 1000 metri circa (o meno di un miglio terrestre, a seconda dei punti di riferimento), che configura una città ( “vetere Siponto”), un insediamento urbano di antica origine, con le sue gemmazioni, ”Casale Siponti” e zona portuale sul mare, con tutte le sue infrastrutture ed edifici operativi, che si vuole ancor più svilippare ed incrementare di abitanti.

Zona di intensa movimentazione portuale, quest’ultima, specie verso i Balcani, unica da utilizzarsi in Capitanata (ordine al Giustiziariato, come da “datum Orte”) alla quale poi venne dato il nome di “Manfredonia”.

Sul toponimo Scoppa ultima modifica: 2017-01-24T17:43:09+00:00 da Redazione



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Commenti


  • La stazione fantasma di Manfredonia ovest ( costo 2 milioni di euro)

    Dopo la posa delle barriere frangiflutti e la costruzione (inutile) del porto turistico, maestose paludi e canneti e centinaia di tonnellate di poseidonia putrefatta sono sorte a scoppa neanche i nostri avi ai tempi dell’era della pietra ci riuscirono.

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