ManfredoniaRicordi di storia
di Pasquale Ogniisanti

Noi italiani meridionali siamo stati una “sorta” di pionieri in Germania

Le note bio-bibliografiche vedono Maria Siponta, alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, giovanissima, trasferirsi in Germania

Di:

Manfredonia. E’ da poco in edicola Deutsche Vita- Storie di italiani in terra straniera, Gal Daunofantino, s.d. /ma 2015/, pp. 60, edito a cura di Maria Siponta Panza. Le note bio-bibliografiche vedono Maria Siponta, alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, giovanissima, trasferirsi in Germania (Duisburg, nel Nord Reno- Westfalia, quasi al confine con l’Olanda), dove insegna italiano nella Scuola elementare tedesca per il Progetto Comenius. Nel 2006 diviene addetto stampa a Casa Azzurri per il Corriere d’Italia. Intanto, si impegna nella Missione Cattolica Italiana, come collaboratrice pastorale e volontaria della Caritas. E così si specializza sulla “Storia dell’Emigrazione Italiana in Germania”, frequentando, assiduamente, fabbriche, cantieri, miniere, ospedali, carceri, dopo-lavoro, consultando anche gli archivi del WDR di Colonia (Radio-Televisione), ricavando un ricco bagaglio di interviste e di conoscenze sul fenomeno dell’emigrazione.

Il lavoro della Panza si sostanzia in una serie di interviste (16 in totale) effettuate da italiani meridionali (per la maggior parte dauni, provenienti da Zapponeta, Margherita di Savoia, S.Ferdinando di Puglia, Trintapoli, Manfredonia, nonché baresi e siciliani), emigrati in Germania e dove tuttora vivono. C’è subito da notare che gli intervistati sono sinceri, franchi nelle loro esposizioni, più o meno nostalgici, ma con la mente rivolta agli episodi recenti sulla emigrazione. Il libretto, munito di sussidio fotografico, si legge in un fiato, piacevolemte, ben variegato, come i personaggi dei “vari” racconti, felici o tristi, ma comunque sempre umani ( al limite di una confessione accorata) .

Opportunamente, la Panza, nella introduzione, scrive: “…umiliati e delusi, offesi e maltrattati, non raccontavano mai niente, negando una realtà che, invece, era parte del loro corpo e di tutta la nazione. Gli uomini, in Italia, hanno scritto eccellenti saggi sul fenomeno dell’emigrazione, ma non sono state mai narrate le storie diverse degli anonimi emigranti… “ Si nota, in effetti, un soffuso spirito di parallelismo tra le realtà di ieri e le realtà di oggi, sempre e comunque, la realtà come storia. E così la Panza ha trascritto “una pagina di storia contemporanea”. La silloge delle interviste non vuole insegnare alcunché, non vuole denunciare alcun governo, vuole solo essere la testimonianza di un microcosmo, tra i tanti microcosmi che formano il grande cosmo della storia.

Eppure c’è una considerazione di fondo che vien detta da un emigrante, e che va meditata: “noi italiani meridionali siamo stati una sorta di pionieri in Germania”. Entrando nel merito delle personalità e delle loro “confessioni”, riportiamo alcune “perle” del loro dire. Cosimo Scommegna, “uomo di spettacolo”, ha raccontato in Germania la sua vita in una lingua “inventata”. Enzo Albanese si “confessa” con una poesia: “Qui tutto era molto strano/ il tempo si era fermato”. Nicola di Camillo, racchiude la sua esperienza di pizzaiolo, con la sigla delle quattro “P”: pizza, pasta, pulizia, prezzo. Giuseppina Schifignano non nasconde il vuoto, il velo di freddezza che ha avvertito in Germania. Tommaso Frontino con la moglie, al fatalismo e all’incertezza meridionale si è sostituito la sicurezza e la programmazione della propria esistenza.

Antonio Diurno, avverte ancora il ricordo doloroso della esperienza in Germania, e lo indica ai giovani di oggi, di qualunque colore e religione affinchè abbiano la forza di
superare con coraggio e con spirito di adattamento le difficoltà dell’emigrazione.
Raffaele Langellotti, orgoglioso di essere italiano vero, ammonisce che “tutte le nostre rivalità possan essere superate nel sentirci tutti orgogliosamente Europei”.
Gianfranco d’Aloisio, studente autodidatta, e a pensare ” …che quando arrivai in Germania non avevo un mestiere, non avevo una casa e non avevo soldi”.
Antonio di Fiore, gran lavoratore, per cui “l’importante è che lavorando in Germania ho sempre guadagnato”.
Cataldo Spitale, spettatore del Carnevale tedesco, di cui ancora ne conserva il timore, quasi mentalmente stuprato dalle visioni orgiastiche.
Michele Beltesseo, pure lui timoroso di questo Carnevale, quasi incredulo, “straniero” veramente nell’animo e nel costume.
Felice Bufano, “pioniere”, “ con quello che sapevamo fare, abbiamo dovuto dare il meglio di noi stessi”.
Mario Caruso, nostalgico dell’Italia, “… sono stati anni molto difficili e pieni di sacrifici, anche se ero giovane e forte”.
Raffaele Sarcina, dopo 43 anni di Germania e di duro lavoro, aspetta ancora un riconoscimento da quella Nazione e/ o dall’Italia.
Michele Cassa, sempre memore dell’affetto trovato presso una famiglia tedesca, e dal sindaco di una comunità posta presso la Foresta nera.
Michele Turano, non ha avuto la fortuna di inserirsi, per cui la permanenza in Germania gli ha fruttato una triste esperienza.
Nomi che non vanno dimenticati, dai volti scarniti dal freddo e dalla fatica, in ambienti anelanti raggi di sole, ma con una propria storia; uomini che pur hanno contribuito a far
crescere economicamente e, perché no, moralmente, una nazione desolata dalla guerra e frustrata da illusioni egemoniche.

Un bravo, quindi, a Maria Siponta Panza per ciò che ha saputo raccontare e rapportare, da buona giornalista, ed un augurio affinchè il suo lavoro assuma significato culturale per le nuove generazioni, un invito a bandire l’odio, nell’afflato affettivo della fraternità.

(A cura di Pasquale Ognissanti, Manfredonia febbraio 2016)



Vota questo articolo:
1

Commenti


  • Antoninovergura

    Un pensiero caro e doveroso vada a tutti coloro che sono partiti e non hanno avuto il tempo di ritornare nella loro amata terra.
    Non dimentichiamo che tutti i nostri amati PIONERI hanno contribbuito allo sviluppo di molte nazioni Europee con la loro bravura, intelligenza e operosita’, e la nostra Nazione ne beneficia ancora tutt’oggi.
    A distanza di 50 anni assistiamo allo stesso fenomeno, con la differenza che oggi non sono piu’ operai, ma bensi’ laureati eccellenti che la nostra amata nazione, indirettamente, li costringe ad andarsene per non essere maltrattati e sfruttati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi questo articolo!