EditorialiManfredonia
A cura del prof. Paolo Cascavilla

Bruxelles. le nostre periferie. i nostri ghetti

Bisogna eliminare i ghetti! Questo è l’annuncio continuamente ripetuto

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Una mia parente era chiusa in quell’ufficio a Bruxelles, il più vicino alla metropolitana. I figli bloccati a scuola. La mail di un giovane italiano che vive a Londra mi chiedeva: Come finirà? Ho risposto in maniera professorale: “Una ricerca francese dice che la causa è il risentimento sociale e solo dopo viene la copertura religiosa”. Tutti coloro che vivono a Londra passano in media 2 ore al giorno in metropolitana e questi attentati li percepiscono diversamente da me, da noi. Uno dei miei tre figli che vivono a Londra: “Sembra che andrà sempre peggio, sempre peggio. Il risentimento sociale, certo, ma è comunque pazzesco, è oltre ogni comprensione”. I due miei piccoli nipoti londinesi vanno all’asilo con numerosi bambini musulmani. Il cuoco è pakistano.

Il presidente della repubblica, il papa, i governi europei dicono: dobbiamo lavorare sull’integrazione, la cultura, la scuola, la lingua… Cominciare dall’infanzia e dalle periferie, ha ripetuto oggi il capo del governo italiano. I minori stranieri (0-15) residenti a Manfredonia erano 120, al 31.12.2012. A Zapponeta erano 60. In oltre 3 anni sono sicuramente aumentati. Poi ci sono quelli che vivono nella campagne. Nessuno sa quanti. Ricordo le parole accorate del sindaco di Zapponeta: aiutatemi a far venire a scuola i bambini stranieri che stanno nelle campagne.

L’integrazione e l’inclusione hanno come luogo privilegiato la scuola. L’integrazione è un percorso complesso e fragile e ha bisogno di conoscenza e rispetto reciproci e poi di relazioni, empatia, attenzione. C’è un ruolo importante della scolaresca e non sempre i docenti riescono a cogliere i segni nascosti di emarginazione, come si comprende dagli episodi di bullismo, di cui ci si rende conto quando scoppiano e straripano all’esterno. Per sorreggere i percorsi dei minori stranieri, soprattutto di quelli sparsi nelle campagne e nei ghetti, individuammo due percorsi. Il primo: costruire nel Centro socio educativo di Zapponeta un luogo di incontro tra le famiglie con i bambini piccoli (straniere e italiane). Questi luoghi li ho visti a Londra e sono tanti, bambini piccoli e genitori, si sta insieme, i bambini giocano, si impara la lingua…. E funzionano. Ci sono figure di riferimento (assistenti sociali ed educatori), ma funzionano soprattutto perché conservano una componente informale. La seconda proposta era un intervento mobile di sostegno scolastico ed educativo nelle campagne. Entrambi gli interventi presupponevano la frequenza nelle scuole dislocate a Borgo Mezzanone, Tressanti e Zapponeta. Scuole che hanno acquisito una buona esperienza interculturale.

Entrambi i progetti furono apprezzati, ma non approvati dalla Regione. Erano innovativi e sperimentali, si disse, ma non erano previsti nel Regolamento regionale, del quale si prometteva una modifica celere. Era il marzo 2014 e da allora non è cambiato nulla. Costruimmo La casa dei diritti. All’inaugurazione si parlò delle finalità: banca dati, corsi di italiano, informazione… il prefetto pose l’accento sulle campagne e sul camper che doveva monitorare la situazione. Alla intitolazione del Centro a padre Giuseppe Decembrino (17 maggio 2015 , in piena campagna elettorale) c’era molta gente. Si parlò del futuro del centro e per l’estate immediata si proposero proiezioni di film, incontri e scambi culturali. Ma all’arrivo dell’estate la Casa dei diritti è rimasta chiusa, Il camper fermo. I “ghetti” sono molti, e sono molte le famiglie di immigrati che non vivono nei “ghetti”, ma nelle campagne sparse del Tavoliere e l’emarginazione e la solitudine produce risentimento e sofferenza. Che non si dimenticano. Un mese fa circa ho incontrato un immigrato che raccoglieva e piegava accuratamente sacchetti di concime in plastica. Ne ricavava pannolini per i figli!

Bisogna eliminare i ghetti! Questo è l’annuncio continuamente ripetuto. Si deve e si può intervenire con azioni diversificate e graduali. Ma in primo luogo bisogna conoscere quanto c’è sul territorio. E ripartire dalla Casa dei diritti e dai progetti sopra indicati: innovativi e sperimentali? Semplicemente di buon senso.

(A cura del professore Paolo Cascavilla www.futuriparalleli.it)



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Commenti


  • Pasquale

    Quante belle parole……
    Quando si arriva al sodo c’ e’ sempre lo stesso nodo da sciogliere che fa saltare in aria tutte queste illusioni: MANCANO I FINANZIAMENTI.
    Non ci sono soldi nelle scuole per comprare la carta igienica, come si puo’ pensare ad organizzare piani integrativi per immigrati?.
    Come si puo’ aiutare tutti questi eserciti di immigrati, se qui non c’e’ lavoro a sufficienza per noi che stiamo andando all’ estero?.

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