Istat: salari fermi, giovani senza lavoro, donne e Sud indietro
Roma – L´ITALIA al tempo della crisi fotografata dall´Istat: salari fermi, giovani senza lavoro, donne e Sud indietro L´Italia sta vivendo “una fase di difficile transizione” economica e sociale: aumentano i prezzi, i salari sono fermi, diminuiscono sia i consumi che il risparmio delle famiglie. C´è una sostanziale stabilità nel tasso di occupazione, ma i giovani restano senza lavoro. Non mancano segnali positivi, come la discesa del debito e la crescita delle esportazioni, però i problemi sono tanti: tra tutti le donne e il Sud, che è rimasto troppo indietro rispetto al resto del paese.
Questo – in estrema sintesi – il senso del Rapporto Annuale presentato oggi (22 maggio) dall´Istat, che come sempre fa il punto sulla situazione del paese toccando i principali nodi italiani.
SALARI BLOCCATI, PIL -1,5%. I salari reali sono rimasti al palo in Italia negli ultimi 20 anni. Il rapporto dell´Istituto è chiaro: “Tra il 1993 e il 2011 – spiega – le retribuzioni contrattuali mostrano, in termini reali, una variazione nulla, mentre per quelle di fatto si rileva una crescita di quattro decimi di punto l´anno”. Il Pil subirà una contrazione dell´1,5% nel 2012 per poi aumentare dello 0,5% nel 2013. Lo ha detto a margine della presentazione il presidente dell´Istat, Enrico Giovannini.
MALE L´OCCUPAZIONE DEI GIOVANI. Se da una parte si registra una leggera ripresa dell´occupazione nel 2011, questa non vale per i giovani. “L´occupazione, in termini di unità di lavoro standard, è cresciuta dello 0,1% nel 2011″, si legge. La disoccupazione tra i 18 e 29 anni ha toccato il 20,2% nel 2011, facendo registrare la massima distanza dal 1993 con il tasso di occupazione complessivo. L´anno scorso i Neet (15-29enni che non studiano né lavorano) sono 2,1 milioni. Il 31,9% si concentra al Sud, valore quasi doppio del Centro-Nord con punte in Sicilia e Campania.
POTERE D´ACQUISTO IN PICCHIATA. Le famiglie italiane guadagnano di più in termini assoluti, ma il potere d´acquisto è sceso. Si è ridotta la propensione al risparmio. “Tra il 1993 e il 2011 le retribuzioni contrattuali mostrano, in termini reali, una variazione nulla, mentre per quelle di fatto si rileva una crescita di quattro decimi di punto l´anno – dice il Rapporto -. Negli ultimi due decenni la spesa per consumi delle famiglie è cresciuta a ritmi più sostenuti del loro reddito disponibile, determinando una progressiva riduzione della capacità di risparmio. Dal 2008 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,1% in valori correnti, ma il potere d´acquisto (cioè il reddito in termini reali) è sceso di circa il 5%”.
DONNE ESCLUSE DAL LAVORO. In Italia il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce reddito. Sono cifre che ci fanno precipitare in fondo alla classifica europea per il contributo della donna ai redditi della donna. Una neo mamma su 4 perde il lavoro. Nel 2012, a due anni dalla nascita del figlio quasi una madre su quattro (il 22,7%) in precedenza occupata non ha più un lavoro. Solo il 77,3% delle mamme mantiene il posto di lavoro a due anni dalla nascita del figlio.
IL SUD E´ RIMASTO INDIETRO. Il Mezzogiorno è fanalino di coda della penisola. Qui la situazione peggiora per tutti: operai, giovani e donne. Anche i servizi sociali sono inferiori al resto del paese. Basti dire che, secondo l´Istat, nel 2010 il Servizio sanitario nazionale ha speso 1.833 euro pro-capite, che vanno dai 2.191 della provincia di Bolzano ai 1.690 della Sicilia. Le strutture residenziali per anziani offrono in media 37 posti letto ogni 1.000 anziani residenti nel Nord, e appena 10 al Sud. In Campania e Sicilia i più bassi livelli di soddisfazione per la sanità.
RISCHIO CREDITO PER LE IMPRESE. Nell´Italia della crisi le imprese rischiano il “credit crunch”. ´La modesta attività di investimento è stata accompagnata da crescenti difficoltà di accesso al credito bancario. Nella seconda metà del 2011 la percezione delle imprese manifatturiere sulle condizioni di credito è crollata: la percentuale di aziende che avverte un inasprimento delle condizioni si attesta su livelli compresi tra il 35 e il 45%, ovvero “valori molto elevati e paragonabili a quelli osservati nelle fasi più severe della crisi dell´autunno 2008″.
INFLAZIONE SOPRA LA MEDIA UE. Anche l´indice dei prezzi al consumo non porta buone notizie. L´inflazione italiana è cresciuta più degli altri Stati europei. “Nella media 2011 – si legge -, l´indice nazionale dei prezzi al consumo per l´intera collettività è aumentato del 2,8%, quasi il doppio dell´anno precedente. La dinamica inflazionistica italiana, misurata attraverso l´indice armonizzato, è risultata in media d´anno di poco superiore a quella dei paesi dell´area euro (rispettivamente 2,9 e 2,7%)”.
Fonte www.rassegna.it









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