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Per l'uscita dalla UE hanno votato 17.410.742 elettori

Vince la Brexit al referendum. Cameron si dimette

L'affluenza al referendum viene fissata al 72,2%

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(ANSA) La Brexit, dunque, ha vinto: la Commissione elettorale della Gran Bretagna conferma la vittoria dei Leave. Secondo il ‘sito della BBC, il Leave’ ha ottenuto il 51,9% dei voti e il ‘Remain’ il 48,1%. Per la Brexit hanno votato 17.410.742 elettori mentre per restare nell’Ue i voti sono stati 16.141.241. L’affluenza al referendum viene fissata al 72,2%. (ANSA)

Fondo Barba: mentre la Gran Bretagna esce la Puglia è sempre più in Europa. Prosegue l’attivazione dei Fondi dell’Archivio Storico dello Spettacolo, presso la Biblioteca del Consiglio regionale della Puglia. Il presidente Mario Loizzo ha fatto il punto sullo stato di attuazione del progetto con il gruppo di lavoro che sta realizzando le iniziative.

Tra le più recenti, una serie di appuntamenti tecnici con funzionari della Fondazione Teatro Petruzzelli. Oltre ai fondi già esistenti, sono in fase di costituzione infatti, insieme al prestigioso fondo internazionale “Eugenio Barba” (Odin Teatret), il fondo storico “Teatro Petruzzelli” e “Teatro Piccinni”, il fondo “Fondazione Teatro Petruzzelli e Teatri di Bari”, il fondo “Teatro Pubblico Pugliese”, il fondo privato “Teatroteam”, e il “Fondo della critica”, con la sezione Schede Storiche in collaborazione con l’Università di Bari. Soprattutto la creazione del Fondo Eugenio Barba presso la Biblioteca del Consiglio regionale del Consiglio regionale pugliese è la testimonianza che in un momento così particolare della storia dell’Unione, mentre la Gran Bretagna esce dall’Europa la Puglia vi entra sempre di più. Il Fondo Barba non è solo un omaggio all’intellettuale, all’artista che ha innovato il teatro, ad un figlio del Salento, della Puglia, del Mezzogiorno d’Italia. Da protagonista della globalizzazione culturale, Barba rappresenta l’apertura costante all’Europa, alla sua unità, all’identità storica comune della sua gente.

Il Consiglio regionale ha avviato un grande processo culturale: l’Archivio diventa una visione del teatro come storia delle comunità, sentimento, coscienza, immaginario collettivo. Dimostra che l’Europa è molto più radicata nei suoi cittadini di quanto si possa pensare.

Brexit. Bordo (Pd): Su temi cosi’ complessi referendum non e’ strumento adeguato. “La democrazia si esprime in ogni Paese attraverso il voto che i cittadini danno a chi li deve rappresentare nelle istituzioni. Ci sono certamente situazioni nelle quali e’ giusto il pronunciamento del popolo ma io sono tra quelli che pensano che su temi cosi’ complessi non sia molto semplice per un cittadino esprimersi con un si’ o con un no. C’e’ bisogno di una riflessione un po’ piu’ approfondita”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, intervenendo a ‘Radio Radio’.

BREXIT: NEL DARE-AVERE IL REGNO UNITO HA “LASCIATO” ALL’UE 5,5 MILIARDI DI EURO OGNI ANNO. Al di là delle ricadute di carattere politico, macro-economico e finanziario che inevitabilmente stanno prendendo forma in queste ore, la Brexit avrà delle ripercussioni difficilmente prevedibili anche sul fronte dei conti economici di Bruxelles. L’Ufficio studi della CGIA ricorda che tra il 2000 e il 2014 il Regno Unito ha versato all’Unione europea ben 186,5 miliardi di euro. Bruxelles, nel frattempo, al netto delle spese di amministrazione, ha “ritornato” a Londra 102,6 miliardi. Il saldo, pertanto, è stato di 83,9 miliardi di euro, pari a una media annua di 5,5 miliardi di euro in questo quindicennio.

Nel rapporto dare-avere tra i 28 e l’Unione europea, solo la Germania (con un saldo di 163,3 miliardi pari ad un importo medio annuo di 10,8) è stata più “generosa” degli inglesi. Dal bilancio Ue che nel 2014 è stato di 142,6 miliardi di euro, inoltre, si evince che il contributo erogato dal Regno Unito, al netto del rimborso di 6 miliardi di euro “strappato” da Londra negli accordi sottoscritti con Bruxelles, è stato di 11,3 miliardi di euro, pari ad un’incidenza dell’8 per cento. Ovviamente, segnalano dalla CGIA, gli accordi sull’uscita della Gran Bretagna dall’Ue dovranno essere ratificati entro 2 anni. Pertanto, in questo periodo di tempo saranno sicuramente definite le modalità operative ed economiche della Brexit. Sta di fatto, visto il peso economico del Regno Unito e la sua incidenza sul bilancio Ue, che gli effetti economici negativi dell’uscita potrebbero ricadere, in particolar modo, sulle casse dei paesi contributori che, lo ricordiamo, annoverano anche l’Italia.

Brexit, i rischi per le esportazioni pugliesi. Ben 204,9 milioni di euro. Ecco quanto vale il made in Puglia nel mercato britannico. È quanto emerge da un’elaborazione del Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia. In particolare, le aziende della provincia di Bari esportano beni per un valore di 146,6 milioni di euro, pari al 71,5 per cento del totale dell’export pugliese. Seguono le province di Foggia con 23,8 milioni, pari all’11,6 per cento del dato complessivo; Barletta-Andria-Trani con 22,8 milioni (11,1 per cento); Lecce con 6 milioni (2,9 per cento); Brindisi con 3,8 milioni (1,9 per cento). Chiude Taranto, già parecchio ridimensionata a causa dell’involuzione dell’Ilva, con 1,9 milioni (0,9 per cento).

«L’elaborazione del nostro centro studi regionale – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – ci dà l’idea di quanto il Regno Unito rappresenti un partner commerciale importante per le nostre imprese. Purtroppo le conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sono tutte da valutare. Non mi riferisco unicamente alle ripercussioni sui mercati finanziari, ma anche a quelle sull’economia reale, visto l’indebolimento di quell’area di libero scambio che ha rappresentato il vero punto di partenza dell’Europa per come la conosciamo oggi. Il rischio – spiega Sgherza – è quello di tornare indietro di decenni, passando da una situazione di libera circolazione di merci e lavoratori ad una frattura profonda, fatta di chiusura dei mercati e ripristino di dazi e tariffe, sia da una parte che dall’altra.

Sono fiducioso – continua il presidente – che l’Europa sarà in grado di trovare le modalità necessarie a gestire e minimizzare le ricadute di quanto si è verificato. Tuttavia, per evitare un catastrofico “effetto domino”, è fondamentale indagare i motivi che hanno condotto uno Stato membro così importante a considerare la strada dell’abbandono dell’Unione. Al di là delle questioni più spiccatamente politiche, come la gestione dell’immigrazione, il controllo dei confini e la tutela della sicurezza, non è certo un segreto che anche i cittadini e le imprese italiani a volte vedano l’Europa come una fonte di problemi ed oppressione burocratica, piuttosto che come un’occasione di sicurezza sociale e sviluppo economico. La percezione, a volte drammaticamente veritiera, è che nell’attuale strutturazione la UE sia macchinosa, poco trasparente e poco efficiente, incapace di rappresentare un supporto per le imprese, specie quelle piccole e medie, e per i cittadini.

Non dobbiamo commettere l’errore di pensare in questi termini. L’Europa non è solo questo. Non possiamo guardare unicamente alle storture della direttiva Bolkenstein, alle quote latte, all’olio tunisino o ai ritardi nell’emanazione della normativa a tutela del Made in Italy. Senza l’UE sarebbe ben maggiore il numero di imprenditori falcidiati dalla crisi, così come sarebbe ben minore il numero di investimenti che le imprese, anche quelle pugliesi, sono riuscite ad effettuare negli ultimi anni solo grazie allo stanziamento dei Fondi comunitari. Ciò senza contare i benefici, a cui forse siamo abituati, ma che non sono affatto scontati, derivanti dalla libera circolazione delle merci e delle persone. Grazie all’Unione abbiamo acquisito possibilità e diritti a cui sarebbe impensabile rinunciare. Pertanto – conclude Sgherza – l’auspicio è che il referendum britannico, pur nella sua traumaticità, possa rappresentare un punto di partenza per rilanciare in maniera decisa la collaborazione dei Paesi che fanno parte della Comunità, con l’obiettivo di rinvigorirne il cammino, nella direzione del progresso economico-sociale e della realizzazione di un’Europa veramente unita e solidale».

Brexit, Fitto: non sottovaluto rischi, ma Brexit è una opportunità, non un disastro. “E’ evidente che si apre una fase complessa, ma il coro cupo di queste ore (di chi non aveva capito nulla per mesi, e ora ci spiega tutto) è fuori luogo. Gli elettori inglesi hanno deciso, e la democrazia è sacra”. Così Raffaele Fitto, leader dei Conservatori e Riformisti. “Da David Cameron e’ venuto ora un discorso onesto, che gli fa onore, come e’ stato suo merito dare la parola ai cittadini. L’Inghilterra ci da’ una lezione di come una democrazia dovrebbe funzionare, anche in termini di ricambio delle leadership. Ovviamente non esulto e non sottovaluto rischi e le incognite. Pero’ la Brexit non è un disastro, ma – al contrario – può essere una opportunità. Cameron aveva seguito la via giusta con la rinegoziazione, chiedendo di cambiare regole e trattati. Ma a Bruxelles hanno fatto orecchie da mercante. Lui, allora, ha mantenuto la promessa e ha dato la parola agli elettori, cosa che burocrati e “Palazzi” non gradiscono mai. Occorre dunque una nuova rinegoziazione complessiva, che riguardi tutti, Italia inclusa. Naturalmente l’Italia deve stare attenta: il peso del nostro debito pubblico è una fragilità che dobbiamo sempre considerare, e che ci offre minori margini di movimento rispetto al Regno Unito. Come Conservatori e Riformisti, il 30 giugno prossimo organizziamo a Roma, con esponenti dei Conservatori inglesi, un appuntamento di analisi e proposta, proponendo un percorso:

1. Basta cessioni di sovranità a istituzioni che sono fuori controllo per i cittadini.
2. Basta all’accordo costante PPE-PSE, che è sempre più insopportabile per i cittadini europei.
3. No al ministro dell’economia unico europeo: sarebbe la “gabbia” finale, con le attuali regole assurde rese ancora più rigide.
4. Basta con un’ingiustizia per cui la Germania (e fa bene, per se stessa!) può respingere le norme europee con la propria Corte Costituzionale, mentre noi (i nostri Parlamenti) ci siamo autoimpediti questa possibilità. Rinegoziare tutto, e rinegoziamo anche noi”.

Brexit: dichiarazione Emiliano. “La Gran Bretagna ha vinto una guerra mondiale per tenersi unita all’Europa. Oggi, con un voto convocato in maniera sconsiderata da un leader in crisi che pensava attraverso il referendum di rafforzare la propria leadership, se n’è andata. Mi auguro che la Scozia e l’Irlanda abbiano la forza di raccontare al resto degli inglesi quanto invece è stata importante l’Unione Europea. Bisogna però anche dire che il carrozzone europeo così come è fatto, è impresentabile e ha determinato una reazione popolare, sicuramente irrazionale, ma che avremmo potuto evitare facendo un lavoro più coerente con i fini dell’Unione europea. L’Unione Europea deve diventare un’unione politica. E sinceramente per arrivare a questo passaggio nessuno lavora: sono tutti interessati ad avere vantaggi economico-finanziari con un ruolo nell’Ue, ma nessuno lavora a costruire un’unità politica che crei un vero popolo europeo”: lo ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in diretta su La7 “L’Aria che tira”.



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Commenti


  • Dino

    Il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea e Cameron si è dimesso. Lo hanno deciso i cittadini britannici con il referendum. E’ la strada più cara al Movimento 5 Stelle, quella di chiedere ai cittadini un parere sugli argomenti decisivi per i popoli. Nessun governo deve aver paura delle espressioni democratiche del proprio popolo, anzi deve considerare il suo volere come il più autorevole dei mandati.


  • I cittadini di Manfredonia trattati peggio degli indigeni della foce del Niger dai propri politici

    Dovremo ringraziare i cittadini inglesi, per la durissima lezione..ora lobbisti e massoni non sanno che pesci prendere per sedare il malcontento giustificato di centinaia di milioni di cittadini europei.


  • Manfredonia capitale europea del Gpl (60 milioni di litri)

    Il bello deve ancora venire.

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