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“Gay in Puglia, e non mi nascondo”


Di:

Francesco Camasta, arcigay Bari

Francesco Camasta, arcigay Bari (archivio)

Manfredonia – DA tempo (sin da quando, nei loro testi, ne cominciarono a discuterne la maggior parte dei teorici di omosessualità dalla metà del XIX ai primi anni del XX secolo, teorici come Karl Heinrich Ulrichs, Richard von Krafft-Ebing, Magnus Hirschfeld, Havelock Ellis, Carl Gustav Jung e Sigmund Freud – e fino alla metà del XX secolo, quando la stessa è stata “gradualmente disconosciuta come malattia e decriminalizzata in quasi tutte le nazioni sviluppate”) l’omosessualità rappresenta “un tema che scotta”, che origina polemiche, un tema dunque che “divide e interroga le coscienze”.

“SONO GAY E NON MI NASCONDO” – Francesco Camasta, ha 22 anni e tanta voglia di “fare e rinnovare”, presidente dell’Arcigay di Bari si lascia intervistare da Stato, incontrare nei suoi pensieri più intimi, nelle stanze del suo cuore dove non esistono più segreti. Con naturale disinvoltura si racconta come ad un amico, le sue parole scorrono come un fiume in piena, quasi con entusiasmo si svela, non gli piace rimanere al buio. Molte persone omosessuali nascondono i loro veri sentimenti e attività a causa della paura della disapprovazione altrui e della violenza. Il dichiarare apertamente il proprio orientamento viene definito coming out (dall’inglese “uscir fuori”). La nascita del movimento di liberazione omosessuale ha imposto in tutto il mondo il termine nato dal gergo omosessuale statunitense gay, inizialmente usato soprattutto per gli uomini omosessuali, ma da qualche anno usato frequentemente anche per parlare di donne lesbiche. Il termine gay si impone nel mondo come acronimo di “good as you” (g.a.y.), per sottolineare il rispetto delle differenze.

S:Quale il dolore più grande, l’indifferenza o l’intolleranza?
FC: La scelta è ardua. Credo piuttosto si tratti di due facce della stessa medaglia: la negazione al sentirsi parte integrante della propria società, di quel gruppo di persone con cui si condividono usi e costumi che ci hanno formato e nei quali viviamo.
L’indifferenza mortifica ogni giorno quando puoi constatare che per la società non esisti, non meriti alcuna importanza a partire dalle pubblicità fino ai modi di dire, dalla politica all’inesistente sensibilità con cui si parla e si pensa agli omosessuali.

L’intolleranza umilia, ferisce, distrugge l’autostima che con tanta fatica si acquista. L’omofobia uccide ogni volta che ci si sente autorizzati dal comune sentire, dalle parole di leader politici e religiosi ad allontanare dalla spiaggia due ragazzi che si baciano, che si scambiano un meraviglioso segno d’amore (come avvenuto a Ostia qualche giorno fa) o peggio ancora a usare la violenza fisica, verbale e psicologica.

S:Come hai scoperto di essere omosessuale? A quale età?
FC:Ogni volta che mi si pone questa frequentissima domanda sono solito rispondere chiedendo all’interlocutore quando lui ha scoperto di essere eterosessuale, perché non c’è alcuna differenza. Le dinamiche dello sviluppo dell’identità sessualità sono identiche per tutti. E’ l’O.M.S. (Organizzazione mondiale della salute) a dirlo. Ad un’età più o meno variabile della propria vita ci si sente inevitabilmente attratti emotivamente e/o eroticamente da qualcuno dello stesso sesso, del sesso opposto o di entrambi. E’ per questo che è tremendamente scorretto dire che si “diventa” gay o lesbiche perché al pari di un soggetto etero l’orientamento sessuale cresce con lui, in maniera intrinseca e soprattutto immodificabile. Oggi qualunque psicologo o psicoterapeuta tenti di modificare l’orientamento sessuale del proprio paziente subisce la radiazione dall’albo poiché persegue un obiettivo antiscientifico e contrario al codice deontologico.
E’ chiaro che c’è una grande differenza tra quando si capisce da chi si è attratti e il momento in cui si realizza che essere attratti da qualcuno del proprio stesso sesso “è sbagliato” ed “è peccato”. Io ho realizzato che ero “sbagliato” quando avevo 19 anni e ho provato sulla mia pelle l’infinita e ingiustificata sofferenza del non poter essere liberamente se stessi, del non potersi sentire bene. Fino a che l’auspicabile percorso di auto-accettazione non ha avuto inizio e la mia identità si è presa lo spazio gli le spettava.

S: Come ha reagito la tua famiglia? E i tuoi amici?
FC: Ho fatto coming out (dichiarare la propria omosessualità agli altri spontaneamente, al contrario dell’outing) in famiglia quando avevo 20 anni. All’inizio è stata molto dura per i miei genitori dal momento che vivevano in stereotipi e pregiudizi. Hanno creduto volessi cambiare sesso, non avevano la più pallida idea che un omosessuale invece è attratto da qualcuno del proprio stesso sesso proprio perché è cosciente e sicuro di essere maschio o femmina. Hanno impiegato un po’ di tempo ad iniziare il cammino di cambiamento: nessuno mai aveva parlato loro e tanto meno spiegato cosa fosse non solo l’omosessualità ma addirittura la sessualità in genere. La cultura sessuofobica induce le persone a crescere senza nessuna consapevolezza. Questo vale tanto per i figli quanto per i genitori che si trovano ad affrontare qualcosa di completamente naturale ma che pare ai loro occhi “la fine del mondo”. Ad oggi dopo due anni abbiamo fatto un cammino di crescita insieme, un cammino in cui spesso ho dovuto essere io loro genitore e spigare ciò che mai avevano sentito. Adesso mia madre, sarta, e mio padre, benzinaio, hanno ritrovato l’orgoglio per il proprio figlio grazie tanto alla conoscenza quanto alla sensibilità che ha permesso loro di superare ostacoli impensabili. Invece mai nessun mio amico o amica si è rivelato omofobo o ha cambiato il rapporto che aveva con me in virtù del mio orientamento sessuale. Certo molti di loro ignorano come tanti le basi della sessualità ma è per questo che bisogna fare coming out: per spiegarlo, per il loro bene, per il nostro bene, per il bene di tutti.

S: L’omosessualità tra crisi di identità e non accettazione della propria sessualità, per te cosa rappresenta?
FC: Per me, come credo per molti ragazzi e ragazze (ricordiamoci sempre che per omosessualità si intende sia quella maschile che femminile), realizzare di essere omosessuali può essere all’inizio molto traumatico chiaramente non per l’orientamento sessuale in sé ma per lo stigma sociale. La nostra società è infinitamente sudicia di maschilismo e omofobia e fin da bambini ci viviamo e ci cresciamo dentro. Quando realizziamo di appartenere ad una minoranza odiata e non riconosciuta inizia a svilupparsi quello che i sociologi hanno chiamato “minority stress ovvero lo stress di minoranza, cioè tutto il peso derivato dall’appartenere al una minoranza invisibile e non accettata, peso insopportabile che condiziona molti dei comportamenti e delle scelte delle persone. Al contrario di un ragazzo nero in una società razzista però che gode dell’appoggio della sua famiglia, un omosessuale è totalmente solo perché molto spesso i genitori non hanno né la preparazione né la sensibilità rispetto a temi tabù come quelli della sessualità. Il modello del minority stress, applicabile a qualunque minoranza, prevede che questo stress duraturo produca un danno incalcolabile non solo all’individuo discriminato ma a tutta la società nella quale vive. Inoltre il fatto di dover nascondere la propria identità moltiplica il disagio. Infatti uscire allo scoperto è un ottimo beneficio per pacificarsi con se stessi, coi propri pregiudizi e con la società oltre che essere un modello di serenità. Tutti dovremmo impegnarci a migliorare la nostra società, iniziando a cambiare partendo da noi stessi, facendo coming out, parlando coi nostri amici, coi nostri genitori, coi nostri colleghi, coi nostri vicini, impegnandoci a essere davvero artefici della nostra vita. Abbiamo solo una possibilità di essere felici e dovremmo tutti sforzarci a non sprecarla. Mai.

S: Quali gli ultimi episodi di intolleranza?
FC: Non credo basti un sito internet intero per elencarli tutti. Secondo il report sull’omofobia in Italia stilato da Aricigay solo nel 2010 ci sono stati 2 omocidi, 29 violenze ed aggressioni, 6 estorsioni, 3 atti di bullismo, 7 atti vandalici, 4 divieti nell’accesso a servizi o luoghi nei confronti di omosessuali e transessuali e la lista purtroppo continua. Parliamo solo degli episodi denunciati. Al contrario di quello che si pensa però gli episodi di omofobia non sono solo quelli portati alla ribalta dai media nei periodi in cui ci sono poche notizie. Ogni giorno la dignità delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali viene calpestata senza il minimo ritegno dall’omofobia strisciante che appartiene più alle alte sfere che agli italiani.

S: Cosa sogni per il tuo futuro?
FC:Sogno quello di cui sono da sempre privato: la libertà di gestire e pianificare la mia vita, di poter costituire la mia famiglia, di potermi sposare, di poter avere dei figli, di vivere in una società laica, di essere rispettato dalle istituzioni. Sogno un mondo migliore, un mondo in cui la gente non debba soffrire né per essere omofoba né per subire omofobia, un mondo in cui mi vengano riconosciuti semplicemente gli stessi diritti che hanno tutti. Mai mi sembreranno richieste inaccettabili. Quando si parla di diritti, si dice “riconoscimento” perché ogni persona, come sancisce la nostra costituzione e la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nasce con quei diritti, nasce uguale in diritti e dignità e nessuno potrà mai negarglieli.

S: Ora come Presidente della prima associazione in Puglia, cosa chiedi alle istituzioni?
FC: La Puglia vive una situazione che ha quasi dell’assurdo. Tutti credono che avere un presidente delle Regione dichiaratamente gay, come è per la Puglia con Vendola, possa assicurare alla popolazione omosessuale, nei limiti della giurisdizione regionale, il massimo della garanzia, come per esempio programmi di volontariato con le associazioni LGBT, una legge regionale contro l’omofobia come quella toscana e ligure, ecc… Purtroppo in questi ultimi tempi l’attenzione alle tematiche gay gode di poco interesse da parte della direzione regionale e ancor peggio temo che alcuni compromessi politici abbiano placato l’impeto idealista ed egualitario che da sempre tutti invidiano al nostro presidente, almeno riguardo la sensibilità alla comunità gay pugliese e italiana di cui tra l’altro Vendola è uno dei principali fondatori.

S: Per te cosa significa essere un uomo e una donna? Sei nato da una famiglia eterosessuale, quale idea hai del matrimonio e di famiglia?

FC: Per la scienza e la sociologia ogni persona ha una sua peculiare identità sessuale le cui caratteristiche principali sono quattro: il sesso biologico (determinato dai cromosomi sessuali XX o XY), l’orientamento sessuale (attrazione emotiva e/o erotica verso una persona del proprio sesso, del sesso opposto o di entrambi), l’identità di genere (il sentirsi intrinsecamente maschi o femmine) e infine il ruolo di genere (ovvero tutti quegli atteggiamenti e modi di fare che in una determinata società sono definiti come maschili o femminili). Dunque un uomo potrà essere una persona che avrà un sesso biologico maschile (fin dalla nascita o conseguito con un operazione nel caso di persone transessuali femmine che hanno un identità di genere maschile e cioè si sentono maschi a tutti gli effetti). Inoltre potrà essere omosessuale, eterosessuale o bisessuale e potrà avere un ruolo di genere peculiare, cioè con modi di fare e di essere femminili (come l’essere dolce, sensibile, elegante, il piangere ecc…)o maschili (come l’essere rude, forte ecc…). Molti sono abituati ad avere una visione sessista dell’uomo e della donna che a seconda del sesso biologico di dice come dobbiamo essere, sentirci e comportarci. Per esempio è sconveniente per una bambina sognare di fare pugilato o per un ragazzo amare vestiti colorati e vivaci. Invece non esistono solo due modi di essere dettati dalla dicotomia uomo/donna ma esistono tante identità sessuali quante sono le persone sulla terra.

Io sono nato in una famiglia orgogliosamente eterosessuale, e sono omosessuale. A ragione del fatto che l’orientamento sessuale dei genitori non influenzi quello dei figli. Però condivido la cultura nella quale sono cresciuto, quella per cui tutti hanno il diritto di sposare la persona che amano, di crescere dei figli ed educarli nel modo migliore. Ora, il matrimonio religioso non è mai stato negli obiettivi di riconoscimento di Arcigay ma quello civile lo pretendiamo a tutta voce. E’ uno scandalo che un paese che si ritenga civile possa negare ciò che la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (che anche l’Italia ha sottoscritto) sancisce all’art. 9: il diritto al matrimonio e il diritto a costituire una famiglia.

“Gay in Puglia, e non mi nascondo” ultima modifica: 2010-08-24T14:05:24+00:00 da Redazione



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Commenti


  • A.Riccardi (Comune Mf)

    NELLA notte tra lo scorso sabato 6 novembre, e domenica 7, una coppia gay è stata “aggredita, insultata e umiliata”, come riporta il sito del Comune. Il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi ha redatto un comunicato nel quale ha espresso delle proprie considerazioni sull’accaduto:

    “A Manfredonia. Nella città di cui vanto sempre il clima di accoglienza e solidarietà. Nella città che amo perché porto di mare e terra di passaggi, viva proprio perché pregna di culture differenti e variegate, dove la diversità è un valore aggiunto.

    Questo intollerabile atto di omofobia, che ha visto calpestati i diritti di due cittadini e violata la loro libertà, proviene da insulsi pregiudizi e da profonda ignoranza, un attentato alla convivenza civile che non ammette scusanti. Non ci sarà tolleranza per simili discriminazioni, e voglio augurarmi di non aver più bisogno di alzare la voce in difesa di persone oltraggiate, qualunque sia il motivo: comportamenti che ledono le libertà fondamentali dell’individuo e danneggiano l’immagine della nostra città non avranno mai alcuna comprensione.

    Alla coppia di ragazzi esprimo solidarietà a nome di tutta la comunità e delle istituzioni, in cui confido per ribadire l’impegno a incentivare la cultura della tolleranza e del rispetto, contro qualsiasi forma di razzismo.

    Del resto, ascoltando Roberto Saviano a ‘Vieni via con me’, ho allegramente scoperto di essere omosessuale o, se preferite, potete usare uno dei tanti sinonimi elencati da Nichi Vendola durante quella trasmissione. Eh sì, perché mi lavo decisamente più di due volte a settimana e, da quando mi sono messo a dieta, vado avanti a cibi bio, bevande light e dolcificanti; uso il pigiama e d’estate, in spiaggia, mia moglie mi riempie di crema solare a protezione 50, altrimenti mi ustiono”.

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