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Avv.Gassani: fenomeno radicato, nozze tra badante e anziano

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(Ph: www.allweb360.com)

“DUE anni fa, già ultranovantenne, si era sposato con la badante della metà dei suoi anni. Pochi giorni fa è morto e i due figli, che già cercarono di opporsi al matrimonio, hanno adesso presentato un esposto nel quale chiedono che venga ipotizzato per la donna il reato di omicidio volontario. La Procura di Grosseto, invece, indaga per omicidio colposo. Ora solo l’autopsia potrà aiutare a chiarire il giallo. La vicenda ha come teatro l’Isola del Giglio e Grosseto dove l’anziano, vedovo da alcuni anni, viveva con la badante originaria dell’Europa dell’est poi diventata moglie (fonte: www.ilmessaggero.it)”.

A commentare la notizia l’avv. Gian Ettore Gassani, Presidente dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, intervistato stamane da Lorenzo Opice, conduttore della trasmissione START di RAI RADIOUNO.

Un fenomeno radicato da almeno 10 anni, spiega l’avv. Gian Ettore Gassani, visto che in Italia si sta registrando un aumento vertiginoso di matrimoni contratti tra anziani e giovani straniere, per lo più badanti. «Dei circa 30 mila matrimoni misti che si celebrano ogni anno nel nostro Paese, nell’ultimo decennio sono stati circa 3 mila i matrimoni tra uomini tra i 70 e gli 85 anni, single, vedovi o già divorziati con giovanissime straniere. Di questa tendenza si interessano spesso i Tribunali civili, ad esempio per invalidare i testamenti, ma a volte anche i Tribunali penali, ove ricorra il reato di circonvenzione d’incapace».

Alla base di tali matrimoni, oltre al possibile progetto economico successorio, c’è anche la certezza dell’ottenimento della cittadinanza italiana in tempi rapidi. Per quanto riguarda l’aspetto pensionistico tuttavia «un anno e mezzo fa è stata sfornata una legge definita anti-badante, terminologia che a me non piace». In base alla legge n. 111/2011, con effetto dal 1 gennaio 2012, si prevede il taglio della pensione di reversibilità per coloro che abbiano contratto matrimonio da meno di dieci anni con un consorte sopra i 70 anni, o comunque più anziano di 20 anni (le pensioni di reversibilità, nei casi descritti, verranno tagliate del 10% per ogni anno che manca al raggiungimento dei dieci anni di matrimonio. Se alla morte del consorte il matrimonio era valido da cinque anni, ad esempio, la decurtazione è del 50%. Nessun taglio, però, è previsto in caso di presenza di figli minori, studenti o inabili (fonte: www.finanza.com)).

Continua Gian Ettore Gassani: «In Italia non c’è una politica per l’anziano. Credo che i due milioni di badanti che ci sono in Italia siano una risorsa per il nostro Paese, ma un’inchiesta su questi matrimoni deve essere fatta, perché tra questi angeli custodi si nascondono anche delle vere e proprie truffatrici. Naturalmente di tali situazioni vi deve essere la prova. Bisogna valutare caso per caso, perché ci sono matrimoni perfettamente validi rispetto ai quali i parenti nulla possono fare, come viceversa ci sono casi in cui sussiste il reato di circonvenzione d’incapace ovvero il loro congiunto non è in grado di contrarre matrimonio. Non è semplice. L’Italia è ancora un Paese che rispetta gli anziani, ma dalle carte processuali spesso emerge anche un forte disimpegno da parte di alcune famiglie nei confronti degli anziani stessi. La solitudine è una malattia e quando “scoppia la guerra” in tribunale dalle dichiarazioni degli interessati emerge sovente il senso di abbandono, cui si accompagna un sentimento di gratitudine verso queste persone che hanno consentito loro di sopravvivere alla solitudine per un certo numero di anni. È anche un discorso culturale».

In questo quadro non avvisare le famiglie del matrimonio è prassi, perché l’anziano sa che avrà tutti contro, anche se non è facile per i congiunti far annullare un matrimonio. I giudici sono attenti e prudenti in questo.

Può capitare anche ad una anziana signora di contrarre matrimonio con un giovane straniero, ma è un fenomeno diverso. Gian Ettore Gassani ricorda un episodio: «è stato eclatante il caso della donna di Torino di 86 anni che ha sposato un transessuale marocchino di 28. Ma, statistiche giudiziarie alla mano, si tratta tuttavia di situazioni orchestrate dalle organizzazioni criminali, per le quali le donne compiacenti percepiscono un compenso variabile (dai 2 ai 10 mila euro) per favorire giovani uomini dell’Africa del nord o di altri Paesi extraeuropei. Anche il fenomeno dei “cacciatori di dote” è molto più ridotto. L’uomo anziano rimane il soggetto maggiormente a rischio. Specie nelle grandi città, ex professionisti o ex imprenditori o comunque uomini che hanno accumulato grandi fortune, sono obiettivi di organizzazioni criminali, che concepiscono vere e proprie circonvenzioni d’incapace studiate scientificamente “a tavolino”, come nei casi scoperti a Lecce, Palermo e Roma. Per fortuna in alcuni casi la Magistratura è intervenuta efficacemente, evitando vere tragedie e che le vittime e i loro congiunti finissero sul lastrico».

Lorenzo Opice non ha mancato di ricordare il del fenomeno è ampiamente analizzato ne “I Perplessi Sposi”, Best Seller di Gian Ettore Gassani (p. 39 e ss.).

Credo comunque che debba far riflettere anche la notizia, che va tingendosi di giallo, dell’ex parroco di San Sebastiano, parrocchia di Lumezzane (Brescia), scomparso qualche mese fa, che pare abbia lasciato in eredità alla badante moldava circa 800 mila euro tra contanti e titoli bancari (fonte: www.ilmessaggero.it).

(A cura Avv. Giovanni Cicchitelli, Socio Ordinario AMI e Cultore di “Tutela dei Diritti” presso l’Università della Calabria)

Avv.Gassani: fenomeno radicato, nozze tra badante e anziano ultima modifica: 2013-08-24T15:25:10+00:00 da Redazione



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Commenti


  • forteforteforte

    sono sempre di più


  • deiro

    Una badante ti sta vicino fino all’ultimo giorno. 10 figli ti portano all’ospizio di siponto. Non vedo quale sia il problema. Saluti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Cosa non andava nell’articolo commento alla sentenza che afferma che non commette circonvenzione d’incapace la badante giovane che sposa un anziano?


  • Redazione

    Lo ripubblichi, grazie, Red.Stato


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Non commette il reato di “circonvenzione d’incapace” la giovane badante che sposa l’anziano allontanandolo dai figli!

    Non può essere condannata per circonvenzione d’incapace la giovane che sposa l’anziano se quest’ultimo, indipendentemente dalla sua fragilità psicologica, ha gestito in modo libero e consapevole la relazione valutandone i pro e i contro.

    Lo ha sancito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 44942 del 7 novembre 2013, ha ritenuto inammissibile il ricorso del Procuratore generale contro la decisione della Corte d’Appello di Roma che, a suo avviso, non ha tenuto conto che ai fini della configurabilità dei reato di cui all’art. 643 Cp, non occorre che la persona offesa sia affetta da vere e proprie patologie mentali, essendo sufficiente la impossibilità di opporre resistenza a suggestioni e pressioni altrui in dipendenza di una situazione di debolezza psicologica, sicuramente identificabile nei confronti della persona offesa, della quale l’agente approfitti consapevolmente.

    E ancora, secondo il Pg l’imputata avrebbe sapientemente costretto la persona offesa in una condizione di isolamento e di estraniazione dai suoi affetti familiari, impedendo i suoi contatti con il figlio.

    La seconda sezione penale ha osservato che in diritto è corretta l’affermazione del Procuratore che “anche dal solo contratto di matrimonio può derivare un danno al contraente incapace, in quanto tenuto nei confronti del coniuge a una serie di obblighi anche di contenuto patrimoniale; per la configurabilità del delitto di cui all’art. 643 Cp non occorre infatti che l’effetto dannoso consegua all’atto indotto come sua conseguenza giuridica immediata e che, quindi, l’attitudine a determinare un danno o un pericolo di danno costituisca una manifestazione tipica dell’atto stesso, ma è sufficiente che questo, determinato dal dolo o dalla frode dell’agente, sia idoneo a ingenerare un pregiudizio o un pericolo di pregiudizio per il soggetto passivo che l’ha posto in essere o per altri”.

    Ma, in linea con la Corte capitolina, Piazza Cavour ha ritenuto congrua l’osservazione dei giudici di appello: la persona offesa, nel condurre la propria relazione con l’imputata, ebbe chiaramente presenti i limiti del rapporto per l’anomala differenza d’età con la donna, e visse il legame in modo alquanto tormentato, per la sua incidenza negativa sui più stretti legami familiari, tanto da essere indotto a un deciso ripensamento dell’opportunità di continuare la convivenza con l’imputata. Da questo, la persona offesa, indipendentemente dalla sua più o meno accentuata fragilità psicologica, si condusse in modo libero e consapevole nella sua relazione con l’imputata, “valutandone i pro e i contro alla stregua di un bilancio, per dir cosi, continuamente aggiornato”.
    Foggia, 7 novembre 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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