Capitanata

In vacanza a San Marco, ma gli uccidono il cane

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(ph: sanmarcoinlamis.eu@)

“ME lo hanno avvelenato”. La signora Lucia (foto) è disperata dopo la morte di Jerry, un collie di 10 anni, ammazzato nel giardino di casa in Via P. Gobetti a San Marco in Lamis. Una morte atroce sopravvenuta dopo l’ingestione di un fitofarmaco, la metaldeide, usato in agricoltura per combattere le lumache.

“L’effetto della metaldeide è rapido e si manifesta in circa 2-3 ore” spiegano gli esperti. “ In seguito all’accidentale assunzione del prodotto, si osserva una sintomatologia neurologica molto violenta: spasmi muscolari, contrazioni, convulsioni, irrigidimento con iperestensione del capo e della colonna in un tipico atteggiamento ad arco, ipersalivazione, midriasi (pupille dilatate), tachicardia (aumento della frequenza cardiaca), tachipnea (aumento della frequenza respiratoria) e congestione, tanto da portare l’animale alla morte”.

Ma chi può aver compiuto un gesto simile? Lucia non si dà pace. Nativa di San Marco in Lamis, ma residente da anni a Loreto per lavoro, è ritornata nel centro garganico per trascorrere le vacanze con le sue bambine nel paese d’origine, in compagnia dell’inseparabile collie, un pastore scozzese di 10 anni (chi non ricorda Lassie?), tenuto per l’occasione nel giardino dei genitori. Dolce e silenzioso – racconta la padroncina – era subito riuscito a conquistarsi l’amicizia del vicinato e dei bambini.

Tutto è accaduto due giorni fa. Con il favore del buio l’autore del barbaro gesto ha cosparso la metaldeide all’interno del muretto di cinta e poi se l’è data a gambe. La mattina dopo la triste scoperta: Jerry era ormai ansimante a terra e quasi privo di vita. Immediata la corsa dal veterinario ma per il collie ormai non c’era più nulla da fare. “Ringrazio Antonietta Torelli (associazione Arca di Noè) per l’aiuto disinteressato. È stata lei ad accompagnarmi prima dal veterinario e poi dai carabinieri del posto dove abbiamo sporto regolare denuncia” dice Lucia tra le lacrime mentre leggiamo il suo foglietto attaccato su un albero dei viali situati nel centro del paese, lì dove i sammarchesi sono soliti passeggiare. “Tutti devono sapere quanto male ha fatto alle mie figlie. Per la disperazione ieri la più grande non ha mangiato. Jerry era un regalo del papà fattogli prima di morire”. Un legame terreno, un filo sottile che univa le due bambine alla figura del padre prematuramente scomparso.

“In questo paese non torneremo mai più” dice ancora la giovane mamma con la voce rotta dal pianto. Ma nel frattempo intorno a noi un capannello di persone ascoltano attonite e indignate, quasi a scusarsi a nome del paese intero per quanto accaduto: “Sono contenta che ci sia ancora gente con un briciolo di sensibilità. Il destino di questa città è nelle vostre mani”.

“Lucia, per favore, – è l’invito che si leva dalla folla – faccia ritorno a San Marco con le sue bambine. Qui non siamo tutti dei mostri”.

(A cura di Antonio Ciavarella – pubblicato su sanmarcoinlamis.eu – Sabato 24 Agosto 2013 08:06@)

In vacanza a San Marco, ma gli uccidono il cane ultima modifica: 2013-08-24T11:39:57+00:00 da Redazione



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