Economia
E’ mai possibile che tutte (o quasi) le tipologie di investimento più conosciute e scambiate sui mercati finanziari siano in rosso?

Agosto nero? No, trappola per “buoi”

In casi di stress di mercato, generalmente, si verifica il fenomeno del fly-to-quality

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Roma – In concomitanza con gli ultimi giorni di ferie per molti, sui mercati finanziari si è scatenata una vera e propria tempesta in grande stile. Dall’azionario alle materie prime, passando per valute e obbligazioni, quasi tutti gli asset stanno risentendo – chi più chi meno – di questa situazione singolare. Il contesto attuale dei mercati finanziari è “singolare” perché, agli occhi di chi scrive e che ha costantemente sotto controllo l’evoluzione quotidiana delle vicende della finanza mondiale, al di là della prevedibilità di quanto stia avvenendo, ciò che non ci convince è l’omogeneità dei ribassi delle ultime settimane sulle differenti asset-class. I mercati azionari erano sopravvalutati? Può darsi, ma se ciò fosse vero il presente storno dovrebbe essere visto più come opportunità d’investimento che come campanello d’allarme. Infatti, esso non deriverebbe dallo scoppio di una “bolla” speculativa (la questione cinese è ben più complessa e non può essere derubricata come tale), bensì da un ritorno a quotazioni che rispecchino maggiormente il valore economico delle aziende quotate. Che l’economia reale e quella finanziaria siano due concetti distinti e, spesso, slegati è ormai ben noto ai lettori della nostra rubrica; tuttavia, quando il divario tra queste diventa eccessivo, movimenti (anche violenti, come quelli delle ultime settimane) nei prezzi delle azioni sono assolutamente fisiologici.

Le materie prime erano sopravvalutate? A questa domanda ci sentiamo di rispondere in modo ancor più perentorio di quanto fatto al punto precedente: assolutamente NO. Le commodities sono sottopressione ormai da diversi mesi (anni!), ragion per cui un ulteriore ribasso per le loro quotazioni è da noi ritenuto non solo ingiustificato, ma frutto di chiara ed esplicita speculazione. Come si stanno muovendo le valute mondiali? Lo yuan (o renmimbi) è la valuta avente corso legale nella Repubblica Cinese. Esso è stato di recente oggetto di una politica monetaria volta alla svalutazione, al fine di incentivare i Paesi esteri ad importare prodotti cinesi. Immediata è stata la reazione di tutte le altre valute dei Paesi (emergenti, in primis). In tale contesto provate a pensare al Paese/Unione di Paesi che reagisce più lentamente alle mutazioni degli scenari di mercato mondiale e scoprirete chi sta soffrendo maggiormente questa fase di “guerra delle valute”. Indovinato? Esatto, si tratta proprio dell’euro! Cosa succede alle obbligazioni? Il mercato delle obbligazioni a tasso zero è ormai una delle caratteristiche della finanza mondiale post crisi sub-prime e crisi dei debiti sovrani. Fatto salvo il tentativo di “fuga”, nelle recenti notti di mezz’estate, da questa tipologia di investimenti (ci chiediamo se possano essere definiti tali delle attività con remunerazione pari a zero, o addirittura negativa), l’attuale contesto di tensione sembra aver rimescolato le carte a svantaggio delle obbligazioni dei Paesi periferici (o, più in generale, con rating inferiore) a favore di quelle di Paesi ritenuti più affidabili (ovvero con rating più elevato).

Presentato, per grandi linee, l’attuale contesto di mercato, cerchiamo come di consueto di fornire ai nostri lettori qualche spunto di riflessione per proteggersi e, perché no, per cercare di reagire ad esso. La prima perplessità che ci viene in mente di condividere è legata a quanto già espresso nell’incipit dell’articolo. E’ mai possibile che tutte (o quasi) le tipologie di investimento più conosciute e scambiate sui mercati finanziari siano in rosso? In casi di stress di mercato, generalmente, si verifica il fenomeno del fly-to-quality; esso consiste nella fuga di capitali da investimenti più rischiosi, in direzione di investimenti ritenuti più sicuri. E’ quello che è avvenuto anche in questo caso? La risposta a tale domanda non può essere univoca, tuttavia l’impressione di chi scrive è che ciò non sia avvenuto del tutto. Se fosse stato così, avremmo dovuto assistere a enormi afflussi di capitale verso titoli obbligazionari con elevato standing creditizio (ad esempio USA, Germania, Svizzera, Singapore). Ciò si è verificato, ma non in modo così eclatante come avvenuto in passato. Una delle evidenze che ci portano a fare questa affermazione è legata alla contraddittoria circostanza per cui a fronte di rendimenti in forte calo per le obbligazioni governative USA, il dollaro si è fortemente indebolito rispetto all’euro. Di converso, a fronte di una contrazione dei rendimenti dei titoli di Stato tedeschi, vi è stato un rafforzamento più che proporzionale dell’euro rispetto alle altre valute.

Un ulteriore elemento “singolare”, riproponiamo l’aggettivo utilizzato in precedenza, è legato al costante crollo delle quotazioni delle materie prime (solo in parte giustificabile dalla difficile congiuntura economica globale), e in particolar modo di quelle preziose. L’Oro, in primis, è stato da sempre ritenuto il bene rifugio per eccellenza, ma in questa fase di mercato ha beneficiato solo marginalmente della condizione di stress dei mercati. Viceversa, e per assurdo, il dollaro statunitense ha perso colpi e si è indebolito rispetto all’euro.

In conclusione, ad una visione d’insieme, i mercati finanziari si mostrano a fine Agosto 2015 come dominati non tanto dall’incertezza, quanto (e piuttosto) dalla speculazione e dal tentativo dei grandi investitori di far cascare il parco buoi (ovvero l’insieme dei piccoli investitori) in una delle loro trappole. Quando, come e perché questi ribassi giungeranno al termine? Come affermato più volte, nessuno ha la sfera di cristallo, tuttavia se dovessimo guardare al futuro e pensare al nostro portafogli d’investimenti, non potremmo non pensare ad esso come un mix di: Azioni (individuando quelle il cui valore di mercato approssimi maggiormente quello fondamentale), Obbligazioni (occhio a quelle con rendimenti prossimi allo zero, da escludere quelle con rendimenti negativi. Qualunque oggetto lanciato verso l’alto, prima o poi, è destinato a cadere), Materie prime (super scontate, perché non approfittarne?) e Dollaro statunitense.
Auguriamo a tutti un buon rientro dalle ferie estive e vi invitiamo, come di consueto, ad evitare il fai-da-te e a confrontarvi con un professionista del settore finanziario, cercando di sfruttare gli spunti di riflessione proposti nel presente articolo.

“Credi solo metà di ciò che vedi e nulla di ciò che senti.” – Dinah Craik

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Commenti


  • Raffaele Vairo

    Prego la redazione di pubblicare questo secondo commento in quanto il primo è stato inviato erroneamente. Grazie!

    Non è questa la sede per rispondere in maniera puntuale e precisa all’interessante articolo del Dott. Leonardo e mi limito, pertanto, ad alcune brevi considerazioni sulla borsa di Shanghai, la principale borsa valori cinese, che è in caduta dal 12 giugno scorso. Nei 12 mesi precedenti, la borsa di Shanghai era cresciuta, oltre qualsiasi rosea previsione, del 150 per cento! Dal 12 giugno di quest’anno invece è scesa di circa il 30 per cento (le perdite ammontano a circa 3.000 miliardi di dollari). Per dare un’idea di che cifre stiamo parlando: l’intero grande debito della Grecia (che tiene in fibrillazione la finanza mondiale) è di circa 330 miliardi di dollari, circa un decimo. Ciò premesso, Taronna si domanda: I mercati azionari erano sopravvalutati? La sua risposta “fantastica” è: Può darsi (sic!), e ancora: “quand’anche ciò fosse vero il presente storno dovrebbe essere visto più come opportunità d’investimento che come campanello d’allarme. Infatti, esso non deriverebbe dallo scoppio di una “bolla” speculativa, bensì da un ritorno a quotazioni che rispecchino maggiormente il valore economico delle aziende quotate”. Appunto: Il valore economico delle aziende quotate. Orbene, se il valore economico di una società quotata è aumentato in un anno, poniamo, del 20%, come s si può spiegare un aumento delle quotazioni delle sue azioni del 150%? E’ evidente che siamo di fronte ad una bolla finanziaria di natura speculativa che sta “fisiologicamente” scoppiando. Taronna pur riconoscendo e ribadendo che: ” l’economia reale e quella finanziaria siano due concetti distinti e, spesso, slegati…; quando il divario tra queste diventa eccessivo, movimenti (anche violenti, come quelli delle ultime settimane) nei prezzi delle azioni sono assolutamente fisiologici”, si contraddice, a mio avviso, con quanto scritto in premessa sul crollo della borsa cinese. Le cause di questa bolla speculativa (che non è solo cinese) vanno ricercate, essenzialmente, nella enorme liquidità immessa sui mercati finanziari dalle principali Banche centrali (FED, BCE, Banck of England, Bank of Japan) che, anziché riversarsi nell’economia reale, ha inondato i mercati finanziari mondiali alimentando una “perversa” speculazione finanziaria che, prima poi, distrugge i risparmi del “parco buoi”, ovvero piccoli e medi risparmiatori senza adeguate conoscenze del mercato dei capitali e della borsa. Il fenomeno in argomento – che impedisce alla politica monetaria di espletare la sua funzione sull’economia reale – fu spiegato da Keynes con la c.d. “trappola della liquidità”. Questa situazione si verifica quando i tassi d’interesse raggiungono un livello così basso che si formano esclusivamente aspettative di un loro rialzo (in questi ultimi mesi, infatti, gli operatori si aspettavano un rialzo imminente dei tassi da parte della FED americana). Allora tutta (o quasi) la moneta che si immette sul mercato non viene investita in titoli ma tenuta in forma liquida perché si attende l’emissione di titoli con rendimento maggiore. Una sorta di “fly-to-quality” con le dovute differenze. Mi fermo qua per non appesantire troppo il commento.
    “Un investitore che ha tutte le risposte, non ha capito la domanda” John Templeton.

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