Regione-Territorio
"Ora c'è solo il bisogno di collegare all'impianto altre aree dell'agglomerato che ancora inquinano l'area e la riserva di Torre Guaceto"

Amati: “Depuratore Carovigno, nessun danno ad ambiente”

Una rovina di insalubrità ambientale per l'uomo, la fauna e la flora che deve essere impedita, anche se travestita

Di:

Roma – “Il depuratore di Carovigno ha migliorato sensibilmente la qualità ambientale del suolo e del mare. Compresa ovviamente la qualità della acque e del suolo della riserva di Torre Guaceto. Sono stupito nel vedere manifestazioni, o opinioni, che di fatto celebrano i vecchi tempi dell’inquinamento generalizzato. Dire infatti che prima del depuratore si stava meglio e che l’impianto ha portato danni all’ambiente, significa mentire. Magari senza volerlo”. Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati.

“Ora c’è solo il bisogno di collegare all’impianto altre aree dell’agglomerato che ancora inquinano l’area e la riserva di Torre Guaceto, e rifunzionalizzare al più presto il recapito definitivo della condotta sottomarina. E se nel frattempo passando dalle buone intenzioni ai fatti, qualche autorità locale o un consorzio di cittadini (come nel caso di Cisternino) volesse presentare un credibile piano per il riuso, l’impianto di depurazione è già più che compatibile per affinare il trattamento delle acque. Servirebbe solo qualche giornata di lavoro e una piccolissima spesa. Questo non escluderebbe, naturalmente, l’esistenza di un recapito finale (la condotta sottomarina) per le acque affinate non utilizzate. È una soluzione imposta dal principio di legalità (il rispetto delle leggi) e dalla scienza idraulica. Fuori da questo schema ambientalmente virtuoso c’è solo inquinamento e rovina, per il suolo, il mare e la riserva di Torre Guaceto.

Una rovina di insalubrità ambientale per l’uomo, la fauna e la flora che deve essere impedita, anche se travestita – spesso in buona fede – con i colori dell’ideologia ecologista. Così come va impedita anche l’alternativa delle trincee drenati, che negli ultimi tempi sembra stia facendo breccia più della condotta sottomarina, a motivo della più classica disinformazione. Le trincee drenanti, infatti, sono un rimedio inquinante, paesaggisticamente deturpante, e di complicata autorizzabilità sotto il profilo dell’impatto ambientale. E ciò perché adibire diversi ettari di terreno a due stagni di proporzioni ragguardevoli (la notevole estensione sarebbe conseguenza della scarsa permeabilità dei terreni), metterebbe a rischio la bellezza dell’area ed infliggerebbe (peraltro) pesi espropriativi inutili e non indifferenti a carico di tanti cittadini che per anni hanno protetto su quelle terre la bellezza del paesaggio pugliese e la potenza secolare di diversi ulivi. Gli eventuali ricorsi al Tar sarebbero causa vinta. Andare avanti col progetto previsto dal Piano di tutela delle acque vigente è dunque l’unica soluzione ambientalmente compatibile, sulla strada del risanamento dell’intera area interessata e della riserva di Torre Guaceto“.

Redazione Stato



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi