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Giornate Europee del Patrimonio al Castello di Manfredonia

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Castello Manfredonia (Archivio)

Ordona – NEL corso della realizzazione di un nuovo Parco Eolico, lungo la strada comunale 27 è stato eseguito un recupero d’urgenza che ha interessato una stretta e lunga fascia di terreno prospiciente un cavidotto esterno. A meno di 50 cm dal piano di campagna è stata scavata parte di una complessa ed interessante struttura databile al Neolitico antico.

Si trattava di una fossa ricavata nel terreno, di forma imprecisabile in quanto tranciata di netto dall’attraversamento del cavidotto (la parte sopravvissuta misura cm 70 x 60), rivenuta sullo stesso piano sul quale insisteva una struttura capannicola alla distanza di circa 3 m. Al suo interno erano stati accuratamente sovrapposti, a formare almeno cinque poderosi livelli, larghi frammenti di ceramica di impasto depurato, pertinenti probabilmente ad almeno tre grandi contenitori ceramici.

L’evidente selezione dei pezzi e l’accuratezza di tutto l’allestimento, isolato all’intorno da altre tracce antropiche, porterebbero ad escludere che si tratti di una discarica e a ipotizzare piuttosto un possibile rituale di fondazione. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, nel Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia è stato ricostruito uno spettacolare dolio alto più di un metro, munito di una doppia coppia di anse a nastro impostate sotto l’orlo e subito sopra il fondo, con la parete esterna totalmente ricoperta da fitte decorazioni impresse organizzate in ordinate sintassi variamente combinate, nello stile Guadone-Rendina II. Si osserva anche una fascia continua dipinta in rosso scuro che corre sotto l’orlo, dalla quale si dipartono due bande verticali. La presenza di svariati fori di risarcimento segnala antichi e ripetuti interventi di restauro. Restauro del dolio a cura di Salvatore Patete

I recenti lavori per la messa in sicurezza del Castello hanno reso agibile la Torre Cisterna, finalmente integrata nel percorso di visita del Castello-Museo. Lo spazio acquisito alla fruizione, in questa occasione, rimane circoscritto al secondo livello del corpo di fabbrica articolato, nel suo insieme, su due piani più l’interrato che accoglie la cisterna, da cui prende il nome la Torre. Per raggiungere il luogo di visita si sale al primo piano dove, nel lungo salone affacciato sulla Piazza D’armi, si incontra la nuova mostra sull’antico abitato portuale di Siponto.

Al fondo della sala, una porta in vetro introduce all’ultimo tratto dell’affascinante percorso che immette direttamente nella saletta circolare allestita con un eccezionale reperto fittile preistorico.
Ma il nuovo spazio riserva altre sorprese che rimandano il visitatore indietro nel tempo a quando, nel 1600, la torre era adibita a prigione, come testimoniano le iscrizioni di detenuti incise sul muro vicino alla finestra di fronte al meraviglioso golfo di Manfredonia.

La Torre Cisterna fa parte dell’impianto originario della fortezza, costruita dagli Angioini nel XIII secolo a difesa della nuova città di Manfredonia voluta da Manfredi di Svevia per accogliere gli abitanti della vicina Siponto.

La torre, a pianta quadrata, venne poi fortificata con una muratura esterna che la trasformò nella attuale forma circolare, come si può vedere dallo spaccato lasciato a vista dai lavori di restauro. L’iscrizione CACIO FIERI FECIT MCCCCLVIII che appare in cima alla struttura, testimonia l’epoca dei lavori resisi necessari a seguito dell’evoluzione delle tecniche belliche e dell’introduzione della polvere da sparo.


Redazione Stato



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