Manfredonia
A cura di Francesco Trigiani (06.03.2011)

Dai nastri trasportatori energia per Manfredonia

Le visioni delle città sono oggi cambiate. Non solo per le trasformazioni in atto del costruire - i nuovi insediamenti sul territorio - ma anche la percezione che se ne avverte dagli strumenti informatici


Di:

Circonferenza Molo industriale (St)

Riutilizzo (in chiave energetica) del porto industriale – Pannelli fotovoltaici lungo il molo – Il risparmio dell’energia per il Comune

Manfredonia – LE visioni delle città sono oggi cambiate. Non solo per le trasformazioni in atto del costruire – i nuovi insediamenti sul territorio – ma anche la percezione che se ne avverte dagli strumenti informatici. Qualche decina di anni addietro si era soliti controllare la cartina stradale per misurare le distanze di un percorso. Oggi invece con Google maps™ o con un navigatore satellitare. E’ così possibile notare una visione dall’alto diversa, percependo le città con un’altra visione. Un’azione che non porta a vedere ma al contrario a pensare: “Vedere significa immergersi nel mondo, pensare, invece, prenderne le distanze.” (Wim Wenders, l’atto di vedere, Ubulibri, Milano 1992, p. 43).

Se si prova a misurare il porto industriale di Manfredonia attraverso l’immagine satellitare di Google Earth™, e disegnando un arco di cerchio immaginario dalla punta sino alla costa della città, si può notare come misuri esattamente i limiti del territorio. Fino a Siponto. Quasi se segnasse l’inizio della città.

Ma un porto che non fissa soltanto una riflessione grafica.

Sin da quando è stato costruito, il porto industriale di Manfredonia ha infatti segnato, delimitato, un nuovo limite per la città. Tutti i piloni che si sviluppano oltre i due chilometri dalla costa disegnano un territorio che è difficilmente percepibile osservando il mare; aiuta a misurare l’orizzonte delle acque marine ancora più marcatamente di quanto non lo sia senza la sua presenza. Per esempio: lungo le autostrade è possibile percepire, misurare, le distanze tra due valli con il cadenzare dei pilastri sui viadotti, così percependone la misura e valutandone di conseguenza l’imponenza. Allo stesso modo funziona con il porto industriale. Porto che quando fu ideato era tra i più grandi d’Europa. Fatto eccezionale. Dunque, si provi per un istante ad immaginare, ad osservare in forma diversa il porto industriale. Ad utilizzare questa risorsa sospesa a pochi metri dal mare.

IL WORKSHOP – In un recente workshop monotematico, dal 9 a 13 settembre 2009 – dal titolo: “il GOLFO di Manfredonia portadelgargano dalportovecchioalmoloindustriale”, studenti di alcune facoltà di architettura – di Napoli, Palermo, Universidade do Porto, ed altre – nell’affrontare il rapporto di Manfredonia con il mare hanno prefigurato il molo industriale, escluso alla vita della città, quasi rifunzionalizzandolo; ovvero posizionando sulla banchina di testa al molo un centro di biologia marina, con un acquario e delfinario; proponendo altresì, lungo i nastri trasportatori orami in disuso, un museo tematico lineare con attività didattiche. La ricontestualizzazione di opere industriali con interventi di questo genere sono auspicabili su di un territorio come quello di Manfredonia. Impossibili ma auspicabili.

Il tema dei paesaggi postindustriali chiede con forza una riflessione. Splendide sono le immagini di Gabriele Basilico, fotografo attento sin dagli inizi degli anni ’80 al territorio industriale, nelle cui immagini l’assenza delle figure umane conferisce a questi luoghi uno stato di dismissione latente. “Non sono più solo opere costruite dall’uomo, ma anche e sopratutto la relazione fra le opere dell’uomo e lo spazio” (Gabriele Basilico, Architetture, città, visioni, Bruno Mondadori, Milano 2007, p.47). Pertanto, valutare, riflettere e intraprendere nuove visioni aiuta a concepire nuove azioni d’intervento. Uno di questi interventi può essere il valutare il mastodontico manufatto industriale non più come un limite ma una virtù.

LA PROPOSTA – Ipotizzando di usufruire del guscio che copre i nastri trasportatori lungo il molo si arriverebbe a produrre energia elettrica – con un’ipotesi di installazione di pannelli fotovoltaici – per tutte le scuole di Manfredonia. Per un’anno intero. Considerando una superficie complessiva pari a circa 5.000 mq (ottenuta considerando una lunghezza di 2.500 m per una larghezza di 2 m) l’area utilizzabile effettivamente per essere ricoperta da pannelli fotovoltaici è di circa 4.200 mq. Decurtando opportunamente il 15% per eventuali spazi e camminamenti, in questa ipotesi di spazio possono essere installate le seguenti potenze: pannelli tradizionali Yingli (235 wp): 600 kWp, 759 MWh/anno (energia prodotta), 1260 ore equivalenti, 2560 pannelli, Prezzo: 3.000 €/kWp. La simulazione è stata condotta con software PVsyst disponendo in maniera complanare ad una struttura esistente (tilt 0°), un’inclinazione rispetto al sud (azimut) pari a 70°.

IL RISULTATO – Sommando il consumo annuo (dati 2008) espressi in kWh delle scuole materne (74.033), elementari (322.489), medie (285.014), università (15.141), biblioteca comunale (10.890), uffici pubblica istruzione (5.888) e assessorato alla cultura (5.246) si ha un un totale di 718.701 kWh/anno. Pertanto 759.000 kWh/annuo (pannelli sul molo industriale) meno 718.701 kWh/anno (totale edifici pubblici menzionati) = 40.299 kWh/annuo. L’intervento supposto potrebbe riuscire a produrre energia per l’intera cultura-istruzione di Manfredonia senza inficiare il funzionamento dei nastri trasportatori. Ovviamente resta l’investimento iniziale da sopportare – per circa un decennio – ma una simile gabella potrebbe portare luce – alle scuole di Manfredonia – in un futuro di pura economia comunale.

(Francesco Trigiani è un architetto di ed esercitante a Manfredonia)

Prima pubblicazione “6 Mar 2011”

Dai nastri trasportatori energia per Manfredonia ultima modifica: 2017-09-24T09:06:54+00:00 da Redazione



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Commenti


  • G,2

    Sarebbe un ottima idea. Bravo


  • ciro

    troppi conti matematici devi essere chiaro dobbiamo rubare soldi allo stato e creare energas abbasso il porto e meglio lasciarlo cosi comee’ troppi ingegneri senza ingegno vedi frangifllutti ponte eccc. no energas


  • Salvatore Clemente

    Le idee lanciate sono tutte eccellenti dal punto di vista ambientale e scientifico. Allora cosa manca per realizzarle?
    Bisogna osare.
    Complimenti agli ideatori ed, in particolare, all’arch. Triggiani.
    Unico dettaglio (non trascurabile) il piano finanziario.
    Compresa l’utilità e postulando la correttezza dei dati energetici, dato che il ritorno andrebbe alle scuole/edifici culturali, il capitale sarebbe investito dal Comune? Oppure da privati?
    Nel secondo caso, come remunererebbero il loro investimento?
    Riprendendo l’ipotesi del Comune come investitore, se prendesse in prestito i capitali necessari, si potrebbe arbitrare tra il risparmio in bolletta negli anni assicurato dai moduli fotovoltaici e l’onere finanziari o dovuto alla restituzione del capitale con interessi.
    Tecnicamente, stabilito il taeg, il numero di anni ed il risparmio annuo, si potrebbe facilmente redigere un pianodi ammortamento del prestito di capitale e confrontarle le rate annue di restituzione con i risparmi energetici per calcolare il beneficio netto e quindi la profittabilità finanziaria.
    Io invito tutti ad osare. Per sviluppare il nostro Territorio occorrono una miriade di piccole e medie iniziative. Non i colossi che poi lasciano scheletri, devastano il territorio e poi vanno via


  • No energas

    Non rompete le scatole. Manfredonia non vuole energas. Capito politici e quant’altri?


  • cittadino

    Per il sig. Clemente…. chi dovrebbe fare tutti questi calcoli e valutazioni.
    Ho sentore che anche a mettere docenti universitari, come per i frangi flutti, abbiamo visto cosa è successo….
    Io sono dell’avviso di smantellare quel serpentone lucido ed inutile ed inutilizzabile a quelli scopi, e ridare la prospettiva sul mare.
    Ogni scuola si può dotare di proprio impianto fotovoltaico in base alle effettive esigenze, come già accaduto per alcuni edifici scolastici.
    Perchè è stato dismesso l’impianto di Monte Aquilone?


  • Antonio Quitadamo

    si può riutilizzare l’energia che si produce (quando c’è il sole)…
    non è la soluzione al problema ma sicuramemte un passo in più..


  • Francesco

    Evidentemente sono stati eseguiti dei calcoli con un simulatore e non si è tenuto conto che per realizzare lo scambio sul posto l’impianto di produzione deve essere fisicamente connesso con i siti che dovrebbero consumare l’energia prodotta. Se poi consideriamo anche la logistica del sito andiamo incontro a vari problemi:
    1. Difficoltà di instrallazione e manutenzione.
    2. Presenza di nebbie saline.
    3. La posa con tilt a 0° comporta che lo sporco si deposita e non si lava nemmeno con la pioggia.
    4. Un impianto dislocato su 2500m comporta notevoli perdite per cadute di tensione da limitare con cavi di grossa sezione.
    Vogliamo fare la stessa figura dell’impianto fotovoltaico da 20 kWp che è stato installato sulla nuova stazione Manfredonia Ovest? Qualcuno si è chiesto quell’energia prodotta a cosa sta servendo?


  • svolta

    Lì di quella opera/struttura non serve un ca… a nessuno, solo a chi ha fatto l’opera…. e a chi si sciaonirava la bocca dell’importantissima, necessarissima, opera eseguita….. ma va a …. ca…. sa.
    Oh tu Giorgio….. rispondi……


  • jmbo

    …Ma non sarebbe il caso di abbatterlo e farne un altro? Oppure riammodernarlo e lasciarlo di nuovo nell’abbandono? Dai troviamo i soldi… facciamolo costare tre volte tanto… Dai.

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