CulturaManfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Per la tomba della famiglia Cessa a Siponto

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Manfredonia. Al romeo che peregrinando si avventura per le nostre plaghe ed al sipontino che vagando ivi va per rucola, asfodeli e liquirizia non sarà certo sfuggita la visione di una costruzione rotondeggiante attaccata alla antica Basilica preromanica di Siponto. Si chiederanno indubbiamente che cosa sia quell’edificio, e come perché sta lì, e a chi appartiene e chi l’ha fatto costruire e chi ne è l’architetto e a quale epoca risale, ecc., ecc. Crediamo che rimarranno un po’ delusi nell’apprendere che quella costruzione è piuttosto recente e sorge sul terreno dove prima era callocato il cimitero dei morti per colera (1837) dei quali, non è escluso, si possa rinvenire anche qualche scheletro o delle ossa (notizia importante per le …ricerche archeologiche).

Quel fabbricato al tempo che ne fu iniziata la costruzione ha suscitato non poche polemiche, mettendo in contrasto la famiglia Cessa (committente dell’opera architettonica), con beneplacito del governo borbonico (forse artatamente male informato), il Capitolo Sipontino (che ne ha dato il parere favorevole), e l’Amministrazione comunale (Università) di Manfredonia. Dobbiamo, così, rispolverare alcuni documenti antichi degli archivi comunali per venire a conoscenza che la costruzione avrebbe avuto inizio prima dell’aprile del 1854. Il contendere, allora, si è articolato su chi fosse proprietario del terreno e a chi naturalmente spettava la facoltà di concedere il permesso della costruzione. Questo titolo se lo arrogano sia il Comune che il Capitolo, con la netta (per il momento) presa di posizione dell’amministrazione laica.

“… ora vorrebbesi ridurre a particolar Cimitero a sommo scapito e disdoro del detto sagro luogo…e se pure il Capitolo su di ciò assentiva illegalmente, ingiustamente, abusivamente di tanto arbitra vasi, perocchè è tra le regole di ragione e di dritto che da niun si passava, disporre né concedere su di ciò che non è suo. La Chiesa di Siponto non è chiesa di particolare proprietà e dominio del Capitolo, o di altro si fosse. Le chiese di uso e di adorazione pubblica sono insuscettive di privata proprietà, e si appartengono alla Università, al Comune. Il quale Comune trattandosi pur di Chiesa Cattedrale Metropolitana ai sensi di legge, e con tutte le caratteristiche e circostanze stabilite alle Canoniche prescrizioni che al Comune competono, e vengono esercitate…”.

Il giudizio pare essere ancora valido oggi, che si lasciano “giacenti” (si fa per dire) su pavimenti o su “cavalletti” antichi crocifissi, o che si utilizzano parti di edifici sacri per manifestazioni non certamente religiose, con manifesta e sfrontata ipocrisia.

E si prosegue per mesi e mesi, anche con accuse non da poco verso i Cessa:
“… per essere (il Capitolo) co’ signori Cessa divenuto in accordo mercé di un pubblico stipulato di aversi la promessa di ducati 500 da impiegarsi in acquisto di fondi e nel frattempo la rendita netta del sei per % in ogni anno sotto il ripiego di legato per messe, oltre a non piccola altra oblazione e promessa come da carta privata che si è fatto rilasciare.”

E non mancano pure polemiche tra gli stessi decurioni, di cui alcuni favorevoli alla famiglia Cessa, come Domenico Califano (accusato di essersi fatto “comprare” dalla famiglia Cessa) e l’architetto Gioacchino Russo, tecnico della stessa famiglia e progettista dell’opera (per cui molto interessato alla realizzazione dell’opera).

Ma con il passare del tempo (dei mesi, invero), dalla relativa documentazione, emerge la valutazione che un contenzioso con il Capitolo sipontino porterebbe oltre ad una spesa non lieve anche ad una lungaggine pur essa dispendiosa. Ed è così che a poco a poco i decurioni (consiglieri) comunali si defilano. E nel febbraio 1855, il Decurionato, quasi nella sua totalità, arriva a più miti consigli, tanto dal desistere di intraprendere un lungo e costoso giudizio sia con il Capitolo sipontino e sia con la famiglia Cessa. È prevalso il buon senso o qualcos’altro?

E’ da sapersi che agli inizi del 1853 sindaco della città è Giacomo Cessa, per essere rinominato agli inizi del 1859, soffre per poco tempo anche il carcere (è annoverato come acceso filo borbonico). All’epoca dell’analisi documentatria effettuata eravamo, appunto, nel periodo borbonico… e mo? Sta di fatto che nel 1857 si avrebbe la prima sepoltura a noi nota nella persona della defunta Maria Anna Cessa, come si rileva da un’iscrizione conservata nel Duomo sipontino.

(A cura di Pasquale Ognissanti, A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)



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Commenti


  • Giacomo treccani

    Egr. Sig. Ognissanti, pone alla lettura di noi altri questa storica vicenda sipontina usando locuzioni grammaticali ottocentesche ed arcaiche forme di sintassi, per farci catapultare in quei tempi spero, ebbene dimostra lei tali capacità di eleganza, se vogliamo piacevole ed al contempo da altri forse discutibile, per poi arrivare verso la fine con un’espressione del volgare italiano “e mo?” ecco da chi usa la penna con tale eleganza non ci sta che si usi tale espressione. “E mo” non è italiano, cerchiamo di non insegnarlo ai nostri ragazzi


  • U scupastred

    Giacomo Treccani, “e mò”, non è italiano ma è di una lingua ancor più importante…il dialetto, patrimonio dell’Unescu. Quindi statt tranquill ed evita di postare commenti inutili e anche fuori luogo. Sempre a criticare!!! e che cazz!


  • Antonello

    E come sempre, i nobili son buoni solo per le ghigliottine.


  • La stazione fantasma di Manfredonia ovest ( 2 milioni di euro)

    Giacomo Treccani un umile operatore ecologico ha più saggezza, maturità e culturra dei lei , per il resto stendo un velo pietoso.


  • Giacomo treccani

    Evidentemente voi come me non capite. Il post era riferito ad un articolo scritto in certo modo e concluso con un e mo, se dovessi scrivere in italiano scriverei correttamente dall’inizio alla fine, altrimenti restiamo pure deficenti cioè che manchiamo di qualcosa e non che siamo dei deficenti…che poi il dialetto sia più importante dell’italiano resta solo una tua convinzione, per me


  • basculicchjie

    Senti “tre.. cane”, tu vuoi fare il “purista” di questi “zebedei”, ma sei solo un poveraccio!. La tua cultura è zero, sei talmente “piccolo”, che non hai nemmeno il “bon ton”, “il senso” di interpretare una parola inserita in una frase, come fatto ironico, quasi un’allegoria. Invece di apprezzare il “fatto storico”, fai una “critica” solo per il “gusto” di “criticare”… non ti capisco… per te sto già sprecando troppo tempo…


  • Giacomo treccani

    Evito ancora di fare post in quanto voi siete più grevi di voi stessi che offendete senza avere la bontà di comprendere le vostre stesse offese rendendovi ridicoli da soli, avrei preferito ricevere una risposta dall’interessato e continuare un discorso sull’uso della semantica piuttosto che ricevere insulti. Questo, purtroppo, il mondo di internet. D’altronde chi non ha tempo non lo ha perché lo usa sapientemente e con intelligenza.

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