Editoriali

Cose di cui non si può tacere


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Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (archivio, una donna vittime di violenze maschili. Blog.panorama)

Manfredonia – NEL mondo: quasi 130 milioni di donne in molti paesi sono ancora sottoposte alla pratica della mutilazione genitale femminile. Circa 60 milioni di donne sono sparite dalle statistiche demografiche perché vittime delle loro stesse famiglie, uccise deliberatamente o per trascuratezza, solo perché di sesso femminile (rapporto UNICEF 2000).

Nei paesi occidentali industrializzati, dal 20% al 30% delle donne subiscono violenza dal proprio partner o ex-partner; un omicidio su quattro in Italia avviene in famiglia. Il 70% delle vittime sono donne, uccise quasi unicamente per ragioni passionali o in seguito a liti e difficoltà familiari. Il numero più alto di omicidi si registra su donne oltre i 64 anni e nella fascia 35-44 anni. Da dati Istat del 2006 risulta che quasi il 32% delle donne tra i 16 e i 70 ha subito, in Italia, una qualche forma di violenza, fisica (dalla minaccia verbale, alle percosse, alla minaccia con armi), psicologica (dalle denigrazioni, all’umiliazione, al controllo dei comportamenti, alle restrizioni economiche) o sessuale (costrizione ad atti sessuali non desiderati). La violenza domestica a carico delle donne è trasversale: non è riconducibile a particolari fattori sociali, né economici, né razziali, né religiosi. La violenza domestica risponde alla volontà del partner di esercitare potere e controllo sulla compagna; per questa ragione l’episodio violento non è quasi mai un atto irrazionale, quasi sempre, invece, è un atto premeditato; una strategia finalizzata a modificare i comportamenti della propria partner. La maggioranza degli uomini violenti non è né alcolista né tossicodipendente. Altro stereotipo da sfatare: solo il 10% dei violenti ha problemi psichiatrici. Se pensiamo alla patologia psichiatrica è per esorcizzare/esorcizzarci: “è una cosa ai margini, non riguarda la nostra comune normalità”. La violenza domestica è riconosciuta come un problema di salute pubblica, poiché incide gravemente sul benessere psico-fisico delle donne. Molti sono i vincoli che trattengono le vittime e impediscono loro di prendere la decisione di interrompere una relazione violenta: la paura di perdere i figli, le difficoltà economiche, l’isolamento, la disapprovazione da parte della famiglia, la riprovazione e la stigmatizzazione da parte della società.

Ed è proprio qui il senso di questo articolo: questi non possono essere considerati segreti di famiglia, questi sono fatti di cui non si può tacere per la salute di chi li subisce, compresi i minori spesso spettatori inadeguati di indecorosi spettacoli. Non esiste vergogna o il timore della disapprovazione familiare o sociale. Perché le famiglie possono accogliere il dolore di chi amano, per il fatto stesso di amare il proprio congiunto. E la società: amiche, persone in vario modo prossime, l’intera collettività è ora che sia competente nel “non parlare sottovoce di fatti indicibili”, essendo, invece, in grado di accogliere esperienze di violenza che riguardano conoscenti, ma avrebbero potuto essere le proprie: perché nessuna donna sceglie la violenza, le donne scelgono la relazione, tutte. Questo, ha a che fare con l’empatia e zero con la pietà. Spessissimo, infatti, il tema della violenza contro le donne è trattato con tono paternalistico e protezionistico. Sbagliato. Questo, è un tema che coinvolge tutti. E che a tutti, donne, uomini, adolescenti maschi e femmine richiede consapevolezza e maturità di relazione e di deambiguazione culturale e sociale. Via allora l’immagine della donna “tenera rosa indifesa”. Che riecheggia, peraltro, in consunti copioni molto maschili. Qui ci vuole, piuttosto, una trama collettiva tessuta incessantemente, in alleanza, da maschi e femmine. No, quindi, all’emozione contagiosa del momento, sì all’impegno che si possa poi testare nei fatti: tanto nella dimensione della prossimità familiare e amicale, quanto nel contesto sociale più allargato. Il video a centro pagina propone una comunicazione paradossale e tagliente, fatta di fittizio bon ton e tragedia della quotidianità (unita al potere incisivo profondo della pubblicità) per squarciare il velo della Finzione che può essere insostenibile, almeno quanto la Violenza stessa.

http://dinamovie.com/short_linda.html

VIDEO – “Linda” – Uno spot contro il silenzio
Vincitore del 1°PREMIO come miglior cortometraggio dell’anno nella decima edizione del CONCORSO PIEMONTE MOVIE.


(A cura della dott.ssa Vittoria Gentile)

Cose di cui non si può tacere ultima modifica: 2011-11-24T13:21:18+00:00 da Vittoria Gentile



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Commenti


  • vittoria gentile

    Una cosa sola mi sento di aggiungere. A parte il fatto di sforzarci tutti di trattare questi temi con linguaggi nuovi e più creativi che vadano oltre “la tenera rosa indifesa” come ho già scritto. Rivolto alle donne: diamoci noi da fare per prime. Educhiamo i nostri figli, proprio da quando sono piccoli, ad aver rispetto e sana complicità con il femminile che è il loro complementare nella relazione. Parte davvero tutto da lì! Il resto segue


  • Redazione

    L’impegno della Regione nella lotta alla violenza su donne e minori.

    A distanza di poco più di un anno dall’approvazione delle Linee Guida Regionali sulla gestione e il funzionamento della rete dei servizi per la prevenzione ed il contrasto della violenza contro donne e minori, è possibile delineare un quadro di insieme dei primi risultati raggiunti e delle iniziative in corso che sono una testimonianza concreta dell’impegno della Regione nella lotta alla violenza di genere.

    Il percorso per la prevenzione e il contrasto della violenza su donne e minori varato a fine 2008 con il “Programma Triennale di interventi 2009-2011” trova conferma nel secondo Piano Regionale delle Politiche Sociali (PRPS 2009-2011) approvato ad ottobre 2009.

    Il PRPS fissa infatti alcune priorità da raggiungere entro fine 2012:
    • il pieno funzionamento di almeno 2 Centri antiviolenza per territorio provinciale
    • il pieno funzionamento di almeno 1 casa rifugio per vittime di violenza
    • la costituzione di 1 équipe multidisciplinare integrata per Ambito territoriale (45 ambiti) per la presa in carico delle vittime.

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