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Ercolano, Napoli. “Città derackettizata”


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image: http://rete.comuni-italiani.it

SESSANTAMILA abitanti, ma nessuno più pagherà il racket. Siamo ad Ercolano, comune storico racchiuso tra Portici e Torre del Greco. Zona di camorra pura. Ad Ercolano, raccontano le cronache, non c’era un solo commerciante, piccolo o grande, che non pagasse il pizzo. Cappio al collo e groppo in gola, sottostavano alle richieste degli aguzzini. Poche storie: nessuno li ha mai visti come dei benefattori o come tutori dell’ordine di uno Stato nello Stato. Sì, perché pagare il pizzo non è una consuetudine, ma è subire una barbarie, uno stupro morale, una mortificazione economica.

Ad Ercolano, d’altronde, il lavoro di esattore del racket era un fatto di casta. Si tramandava di padre in figlio, all’interno della famiglia. Una, due, tre generazioni di strozzini. Gentaglia che ha sempre giustificato la malavita con la scusante morale della disoccupazione, del tengo famiglia. Balza subito alla mente l’immagine del film (che è più incisiva di quella dell’omonimo libro) “Così parlò Bellavista”, quella in cui un giovane De Crescenzo rinfaccia ad un esattore del pizzo: “Siete napoletani ma uccidete Napoli. Ma tutto sommato non è che facit na vit ‘e ‘mmerd?

Ad Ercolano, la vita grama l’hanno sempre fatta i commercianti. Per loro, i commissari impietosi di Gomorra (dai 10 anni in su), avevano pronti piani di pagamenti personalizzati. Come banche itineranti, gli uomini degli Ascione o dei Birra, offrivano garanzie a costi proporzionati alla grandezza del locale, alla loro ubicazione topografica, al fatturato. Da 150 a 1500 euro ogni mese, con possibilità di pagamenti ogni trenta giorni o a quattro mesi. La ‘bussata’, quando giungeva, non regalava nulla, non consentiva sconti. Così, la città favorita dall’aristocrazia romana, s’era tramutata in una tana selvaggia e crudele appannaggio unico, monopolistico, della malavita.

Ma la paura è figlia del momento, come la reazione. Così, grazie ad un sindaco che ha sfidato le logiche consolidate e al coraggio civile di 42 negozianti, 41 persone affiliate ai due clan del racket sono finite alla sbarra (sono 250 in quattro anni), regalando le strade ai cittadini, restituendo i guadagni ai piccoli e grandi commercianti, la dignità ad una classe dirigente pesantemente adombrata da dubbi e sospetti in ogni angolo della Campania. Un blocco sociale compatto e deciso, riunito al di là delle appartenenze e delle bandiere, nel nome di una legalità che odora di giustizia, che ha dimostrato tutti i limiti delle forzose teorie anti-legalitarie. Ricorda spesso Marco Pannella, leader radicale, che lo sterminio del diritto nasce il più delle volte nello sterminio della legalità.

E’ stato Nino Daniele, primo cittadino di Ercolano, a dare avvio nel 2005 alle “passeggiate antimafia”, poi diffusesi a macchia d’olio sul territorio nazionale, compreso il Gargano. Vere e proprie cavalcate, petto in fuori, della società civile napoletana. Ed è stato lui, dimostrando – avrebbe detto Fabrizio De Andrè – “la differenza fra idea e azione”, a concedere sgravi fiscali (su Ici e Tarsu) a tutti i commercianti che rifiutavano di pagare il pizzo. Daniele ha dimostrato all’Italia, e forse al mondo intero, che la lotta alla criminalità organizzata, non è tempo perso. Mettendoci la faccia ha fatto sentire meno soli i suoi concittadini, li ha accompagnati per mano verso la ribellione, li ha spinti sui binari dell’onestà. Soprattutto, ha palesato che è dalla politica che parte il cambiamento. E che non sono i proclami al chiuso dei Palazzi o vuoti ed impersonali comunicati stampa a fare di un sindaco al massimo normale un sindaco di trincea.

Di riflesso, gli ercolanesi hanno scelto di aiutarsi laddove dare un aiuto a se stessi significa infliggere un colpo la camorra. Nella città dei 60 morti ammazzati in sette anni (2002-2009), i commercianti hanno denunciato, lottato, incarcerato. Fra pochi giorni, all’ingresso della cittadina sarà piazzato un cartello: “Città derackettizata”. Mentre già ogni bottega espone manifesti con la scritta “Noi non subiamo soprusi”. Nulla a che vedere con le lamentele degli omologhi foggiani, pure colpiti dalla mannaia rapine. Qui, a Foggia, un pezzo di cartoncino e un gruppo facebook sono il massimo della ribellione. Lì, a qualche centinaio di chilometri, c’è tutta la primavera di una battaglia vinta nonostante le minacce, le vetrine fracassate, le pistole fumanti.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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Ercolano, Napoli. “Città derackettizata” ultima modifica: 2011-11-24T11:09:14+00:00 da Piero Ferrante



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