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‘Donne in rete’, di cui Caione fa parte, presenta domani ‘Disamorex’, un progetto per arrivare alle donne in modo diretto

Donne in rete: “Combattere gli stereotipi”

Negli anni la sensibilità sul tema è cambiata, certo c’è sempre il rischio che lo spirito celebrativo oltrepassi il problema, ma solo per un giorno

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Foggia. “Il mio sogno sarebbe poterne parlare tutti giorni”. Donatella Caione, professione editrice, prima di Mammeonline ora di Matilda, si occuperà di comunicare agli studenti del Masi come la violenza venga rappresentata. 25 novembre, fra manifestazioni di piazza e convegni, non è certo un giorno da sprecare anche perché è riconosciuto a livello internazionale e l’attenzione dei media è alta. Come l’impegno quotidiano di tante operatrici o volontarie in associazionismo che lavorano sul fronte culturale o agli sportelli di ascolto, sulla “Grammatica delle differenze”, altri libro di Matilda, o sugli stereotipi.

Donne in rete’, di cui Caione fa parte, presenta domani ‘Disamorex’, un progetto per arrivare alle donne in modo diretto, uno scatolo come fosse un farmaco con bustine di vario colore a cui corrisponde un tipo diverso di violenza: psicologica, verbale, fisica, quella fra adolescenti, il tutto accompagnato da un foglietto introduttivo. Elaborato dalla redazione di ‘Donne in rete”, è stato confezionato in oltre duemila prodotti la cui distribuzione si ripropongono di rendere capillare. Con il patrocinio del Comune, dell’assessorato alle politiche sociali, della polizia di stato, dell’ordine dei farmacisti e la consulenza di diversi centri antiviolenza della provincia, sono state stilate domande per riflettere sulla “violenza maschile contro le donne, non nascondiamoci perché di questo si tratta”, dice il presidente Lina Appiano.

DONATELLA CAIONE

DONATELLA CAIONE

“Positività nel proporre modelli”


La sensibilità degli adolescenti sul tema è forte, ascoltano con attenzione la cronaca che racconta di questi episodi “ ma spesso- sottolinea Caione- non vengono giustamente guidate. Se un fidanzato legge i tuoi messaggi, ti impedisce di andare in gita, ti dice come ti devi vestire, questo non è amore ma possesso e si pongono le basi per un rapporto che potrebbe essere violento. In famiglia se ne può parlare, non sempre capita”. Disamorex dà una guida, informazioni, risposte, contiene i numeri di telefono a cui rivolgersi se ci sente vittime. La scuola resta uno dei luoghi più importanti per l’educazione di genere e contro la violenza.

Il nodo provinciale antidiscriminazione, che parteciperà alla marcia del 26 a Roma ‘Non una di meno’, ha studiato la comunicazione sul tema, in particolare le immagini che rappresentano la donna col volto tumefatto che dice “è stato il tappo della bottiglia”. Il loro approccio è critico verso questa prospettiva: “Le campagne- anche di questo si parlerà domani al Masi- devono essere fatte in maniera positiva, devono dare forza per ribellarsi”. Uno dei libri di Matilda editrice, ‘Sguardi differenti’, si occupa di questo aspetto, rimarcato anche da Lina Appiano: “Sbagliato rappresentare una donna debole, tutto ammaccata, questo non sposta l’immaginario della violenza ma la fissa in una foto che non aiuta il cambiamento”.

lina-appiano

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I centri antiviolenza in Capitanata


La legge 14 del 2014 ha istituito la legge contro la violenza in Puglia, “una conquista importante frutto del lavoro di tante associazioni e cav”, i centri antiviolenza”, ricorda Liana Appiano, che si dice anche “orgogliosa di come la città mostri sensibilità sul tema e come la consulta pari opportunità sia uno spazio vivo”. Foggia ha due centri antiviolenza, uno privato e uno pubblico, a San Severo il ‘Filo di Arianna’ di Rosaria Capozzi è uno dei più antichi, nato nel 2000, che ha usufruito del finanziamento regionale (40mila euro) presentato dai Comuni capofila con la consulenza di chi da anni si occupa della materia, come richiesto dal curriculum regionale. Foggia ha perso questa possibilità, colta anche da Cerignola. Altri riferimenti sono a Lucera, Manfredonia, San Marco in Lamis, i paesi più grandi della Capitanata hanno tutti almeno una struttura pubblica o privata a disposizione. I dati sulla violenza contro le donne in provincia non siamo riusciti a reperirli, leggiamo invece i dati nazionali. Spiega Capozzi, “Le modalità su come registrarli le stiamo approntando. Manca ancora un coordinamento fra di noi, alcuni centri sono nati da pochi mesi”.

Negli anni la sensibilità sul tema è cambiata, certo c’è sempre il rischio che lo spirito celebrativo oltrepassi il problema, ma solo per un giorno. “Un tempo le donne che si recavano anche dalle forze dell’ordine per aiuto non erano comprese come oggi, qualche volta si cercava di mediare, ci andavano da sole e non accompagnate dal cav. L’attenzione è migliorata, noi come Filo di Arianna abbiamo tenuto conferenze e seminari di lavoro con la polizia di Stato, ci sono più leggi che ci aiutano, le donne si fidano di più”.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 24.11.2016)



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