Cinema

Gangster Squad – R. Fleisher, 2013


Di:

Ruben Fleisher (fonte: www.experiencefilm.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Gangster Squad
Nazione: Stati Uniti
Genere: gangster

A volte ritorna.
Il cinema gangster rimette piede nelle sale con un revival ispirato ad una storia vera, la caccia al criminale Mickey Cohen, raccogliendo per l’occasione un cast d’eccezione: Sean Penn, Ryan Gosling, Josh Brolin, Nick Nolte, Robert Patrick, Giovanni Ribisi.
Sinossi: il boss Mickey Cohen conquista Los Angeles tra attività malavitose e corruzione; per fronteggiare il pericolo numero uno, il capo del dipartimento di polizia, Bill Parker, accantona la legge e affida al sergente John O’Mara la formazione di un gruppo di specialisti. Sarà guerra.

Gangster Squad - poster

Ruben Fleisher, regista del celebrato Zombieland, lascia la horror-comedy grottesca, cambia genere, ma conserva lo spirito e sforna un omaggio alle pellicole noir anni 40. Raccoglie attori di un certo calibro e li incastra somaticamente alla perfezione nei rispettivi personaggi come se non fosse dietro ad una macchina da presa bensì di fronte a una tavola bianca con matita e pastelli.
Sin dalla sequenza d’apertura, quella di un vecchio pugile incattivito e ricoperto di rughe (Sean Penn), e da quella di presentazione del sergente John O’Mara (Josh Brolin), si mostra lampante il motore e l’anima del gioco di Fleisher, il fermo proposito di costruire uno storyboard a fumetti d’antan ancor prima che un gangster-movie. Ed è un piccolo tripudio di volti-maschere, scazzottate, montaggio sincopato, frasi da copione che culminano in momenti in cui il regista urla senza freni il suo amore per il fumetto, come nella rissa in cui flash di luce al buio scolpiscono fermo-immagini cui mancano solo didascalie onomatopeiche. In tal senso Gangster Squad è debitore di pellicole come Dick Tracy più che dei classici del cinema che omaggia; tuttavia, nonostante le chiare ispirazioni grafiche, Ruben Fleisher decide di lasciarle a margine come divertita contaminazione e continua a percorrere la strada del crime-movie più tradizionale, “fumettizzandolo” prevalentemente grazie al ricorso dei cliché con l’aggiunta di un tocco personale, lì a ricordarci la vena da commedia del suo Zombieland. Così gli uomini della squadra non sono degli eroi duri e crudi, ma commettono gaffe, prendono anche cantonate, in semplici parole non scendono dall’Olimpo.

Gangster Squad - poster

Gangster Squad è questa miscela di contributi e, accettata la filosofia alle spalle, risulta nel complesso un piatto gradevole e distrazione dalle solite proposte. A ftonte di tanto, non è, duole dirlo, l’originale scelta cinematografica a costituirne assoluzione per le troppe debolezze che si fanno avanti molto presto. Il film ha, purtroppo, la consistenza di una deliziosa nuvola e manca di un vero traino sulle vicende narrate. Giocare coi cliché è lavoro rischioso se gli stereotipi non vengono rimpolpati da caratteri, psicologie, emozioni, da cesellare in sceneggiatura e dialoghi. Il film perde fiato costantemente quando l’appassionato del genere cerca grinta nelle sequenze, quando è lì per affezionarsi ad un volto, ad una situazione, come tante belle melodie che iniziano e si interrompono dopo pochissimo per lasciar posto alle altre, che sortiscono medesima fine. Non ci si lega a nulla e in fondo anche gli stilemi osannati in Gangster Squad vengono liquidati in ogni sequenza troppo velocemente senza compiere quel processo di glorificazione, mitizzazione matura riscontrabile in L. A. Confidential o nel The Black Dahlia di De Palma.

Gangster Squad - poster

Gangster Squad manca di spessore su tutti quegli intriganti aspetti che cerca di miscelare, e non compie il balzo oltre il divertimento su segmenti di pochi secondi, quello legato al gioco del fotogramma piuttosto che alla narrazione. Ed anche a livello di istantanea la celebrazione non è perfetta come nei disegni monumentali dei Coen de L’uomo che non c’era o Crocevia della morte, e lascia insoddisfatti a parte piccoli sprazzi di gioia visiva.
Qualche interprete sbagliato (Anthony Mackie, Emma Stone) e altri trascurati (Robert Patrick, Giovanni Ribisi) sottolineano l’amaro in bocca e la conferma di un’operazione simpatica ma mancata, un The Untouchables in tono minore, che avrebbe forse ottenuto di più estremizzando gli stereotipi e la componente fumettistica mentre metteva da parte il registro gangster più serio. Una direzione di questo tipo, affiancata da una sceneggiatura più matura, è quanto di auspicabile augurare ad un regista nient’affatto trascurabile che necessita solo di un serio tutor cinematografico a fargli da guida indiana ad Hollywood.

La pena, se tanto non accadrà, è di assistere all’ennesima deriva infantile onanistica senza controllo.

Valutazione: 6/10
Spoiler: 5/10

altreVisioni

The Wicker Man, R. Hardy (1973) – cult movie di Hardy, oggetto del recente remake Il prescelto. Fascinoso per atmosfere, equilibrato per sceneggiatura. Gradevole ma sopravvalutato * 6.5

In Stato d’osservazione

Pinocchio, E. D’Alò (2013) – animazione * 21feb
Upside Down, J. Diego Solanas (2013) – fantascienza * 28feb
Educazione Siberiana, G. Salvatores (2013) – drammatico * 28feb
Il grande e potente Oz, S. Raimi (2013) – fantasy * 7mar

Gangster Squad – R. Fleisher, 2013 ultima modifica: 2013-02-25T10:00:35+00:00 da Alessandro Cellamare



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