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Chiara aveva solo 19 anni il 3 febbraio 2014, giorno che avrebbe tragicamente cambiato la sua vita

Una casa per Chiara, sopravvissuta al femminicidio

I due vivevano all’interno di uno scantinato in una periferia romana, luogo in cui si è consumata la violenza

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Roma . Chiara aveva solo 19 anni il 3 febbraio 2014, giorno che avrebbe tragicamente cambiato la sua vita. Quello, cioè, nel quale i maltrattamenti che da tempo subiva da parte del suo fidanzato, operaio trentacinquenne, sarebbero arrivati al culmine della violenza, facendola addirittura entrare in coma. I due vivevano all’interno di uno scantinato in una periferia romana, luogo in cui si è consumata la violenza.

L’uomo, secondo quando è emerso durante il processo, in quella occasione aveva iniziato a picchiare Chiara, che soffriva di lievissimi disturbi mentali, fin dalla mattina. Nel pomeriggio le botte erano continuate per ore – l’aveva persino trascinata in strada alla ricerca di un fantomatico amante – finché la ragazza aveva perso i sensi. Aveva continuato a picchiarla anche allora, senza fermarsi, per poi chiedere, in preda al panico, aiuto ai vicini di casa. Secondo quando dichiarato da suo padre in seguito, Chiara aveva volto e cranio tumefatti per aver ricevuto calci inferti con scarponi anti-infortunistica.

(Articolo integrale, FONTE: www.statodonna.it – a cura di Valentina Sapone)



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