ManfredoniaRicordi di storia
Una sorta di rito esorcizzante quella del carnevale subito dopo la guerra

Carnevale a metà secolo scorso

Alla meglio, se non raccattati nei cassoni di casa, andavano alla ricerca di scampoli tra l’ammasso di roba “americana” nei mercati

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Meolo. Una sorta di rito esorcizzante quella del carnevale subito dopo la guerra. Mamme, zie e nipoti si preparavano alla ricorrenza ma certamente non con travestimenti dispendiosi.

Alla meglio, se non raccattati nei cassoni di casa, andavano alla ricerca di scampoli tra l’ammasso di roba “americana” nei mercati; eppoi c’era sempre quel venditore che vantava sulla bancarella costume, parrucca e copricapo cartacei, di quelli che duravano un paio di volte indossati. La pace, finalmente raggiunta, trascinava all’entusiasmo carnascialesco e tutti assieme, travestiti in un bel gruppo di famiglia, si recavano innanzitutto dal fotografo per fermare l’immagine dell’evento e per riderci negli anni a venire.

In loro covava veramente l’entusiasmo in termine letterale, che dal greco la parola assume il significato “il dio è in noi”. Una sorta di rito, quindi, a mo’ di ringraziamento per la conclusione della guerra e del ritorno a casa degli uomini. L’allegria iniziava il giovedì grasso quando, nel riprendere la tradizione o nel prenderla storicamente, occorreva mangiare carne, magari tutti allo stesso tavolo assieme ai nonni e la casa odorava di ragù e fritture.

Chi non poteva permettersi una buona polpa consumava pastasciutta condita con sugo rosso di lardo… ed era succulenta, senza tema di linea o colesterolo; certo che dopo i “digiuni bellici” ce ne voleva per preoccuparsene. L’andirivieni mascherato si svolgeva unicamente nella passeggiata per la via principale, sopportando con finto rimprovero il ragazzino che lanciava addosso coriandoli o addirittura spruzzi di farina.

Il divertimento maggiore era però chiamare un conoscente e aspettare che riuscisse a identificare chi si celava sotto il costume. Dopo, chi aveva la casa idonea conduceva la compagnia a fare quattro salti con la musica trasmessa dalla radio, la quale per l’occasione diffondeva ritmi ballabili. A mezzanotte in punto del martedì grasso, però, tutto doveva compiersi e non era permessa alcuna appendice.

Le nonne raccontavano di una combriccola che non aveva voluto arrendersi devotamente alle prime ore della quaresima e continuava a danzare durante la notte finché, confuso tra i peccatori, poiché non aveva certo bisogno di mascherarsi, non sopraggiunse il diavolo a dannare gli astanti.

Il mercoledì di primo mattino, compitamente, si ritrovavano in chiesa a ricevere le ceneri; addirittura si ritardavano gli orari di inizio lavoro e scolastici per permettere a tutti di recarvisi. Non ricordo se oltre al venerdì santo anche il mercoledì delle ceneri la radio non trasmetteva canzonette e musiche allegre… ma erano in altra dimensione, indecifrabile dalle generazioni di oggi.

(A cura di Ferruccio Gemmellaro, Meolo 25.02.2017)



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