ManfredoniaRicordi di storia
Il materialismo dilagante con il susseguente laicismo hanno privato le ricorrenze religiose della dovuta emotività spirituale con la scomparsa delle annesse tradizioni popolari

La quarantena

A cura di Francesco Ciociola, alias Zeus

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Il materialismo dilagante con il susseguente laicismo hanno privato le ricorrenze religiose della dovuta emotività spirituale con la scomparsa delle annesse tradizioni popolari. L’affievolirsi del sacro ha annullato l’astinenza quaresimale dalla carne, eliminato il digiuno del Venerdì Santo e ridotte le festività pasquali esclusivamente a meri giorni non lavorativi regolarmente calcolati in busta paga in quanto festivi. È scomparsa da parte dei fanciulli, all’ora di pranzo, di porre di nascosto la letterina pasquale sotto l’unico grande piatto e leggerla alla fine del desinare ai propri genitori ed in seguito presso e varie abitazioni dei parenti onde racimalare un bel “gruzzoletto”.

È scomparsa la tradizionale scampagnatadel lunedì di Pasqua presso la chiesa rupestre della Madonna degli Angeli da parte di comitive e giovincelli dove consumavano “scarascedd”, pane e frittata, uova sode e dolci pasquali, il tutto benedetto nel pomeriggio del Sabato Santo. È scomparsa l’allegra usanza della preparazione casericcia dei dolci pasquali: taralli, finocchietti, “scarascedd”, taralluzz incilippet, ostie friselle e pastarell. È scomparsa la sacra tradizione di porre il ramoscello d’ulivo, nella Domenica delle Palme, nelle “cascie” e nei terreni coltivati come atto di benedizione divina. È scomparso il rituale della bruciatura delle frasche di ulivo, benedette nel giorno delle Palme, per ricavarne cenere da utilizzare nella futura liturgia delle Ceneri.
Sono completamente sparite le quarantene per essere venuta meno l’emotività religiosa verso il percorso quaresimale. In tutte le civiltà precristiane si confezionavano bambole di bella fattura e addobbate con un variopinto e lussuoso vestiario per fini rituali tendenti a propiziarsi la benevolenza delle Divinità.

Nei possedimenti fondiari appendevano le bambole agli alberi in onore della dea Demetra (Cerere) affinché fosse prodiga verso un’abbondante produzione agricola. Invece nelle abitazioni appendevano bambole, maschili e femminili, in numero equivalente ai componenti del nucleo famigliare per avere la protezione dei Lari (divinità tutelari della casa). Quindi le antiche bambole avevano funzioni propiziatorie al contrario le bambole delle quarantene hanno avuto funzione di monito ed allegoria religiose. Il vestiario nero della Quarantena simboleggia il Male e, le nere penne di volatile poste ai suoi piedi simboleggiano i sette peccati capitali: l’accidia, l’avarizia, la gola, l’invidia, l’ira, l’odio e la superbia. La Quarantena avendo ai suoi piedi una patata e venendo distrutta alla fine della Quaresima a colpi di arma da fuoco indiscindinbilmente fece la sua comparsa verso la metà del XVI secolo d. C.. In Europa prima del succitato periodo la Quarantena non poteva esistere in quanto la patata era un tubero esclusivamente americano e la sua coltivazione si diffuse nel vecchio Continente diversi decenni dopo la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo e le armi da fuoco si diffusero fra la popolazione civile molti decenni dopo l’invenzione della polvere da sparo avvenuta nel XVI secolo d.C.. La Quarantena si diffuse nell’Europa Cattolica dopo il Concilio di Trento e conseguente Controriforma della Chiesa. Nel XVI secolo d.C. il Protestantesimo faceva proseliti in quanto la fede Cattolica vacillava soprattutto per l’immoralità e per la corruzione politico-religiosa che serpeggiava nella Curia Romana e negli apparati diocesani periferici, specialmente durante il Papato di Alessandro V Borgia. Il Concilio di Trento formulò la Controriforma della Chiesa per eliminare l’immoralità e la corruzione dagli apparati ecclesiali, combattere il nepotismo ed addottrinare evangelicamente i fedeli. Per catechizzare i fedeli furono preposti monaci, predicatori e i Gesuiti appartenenti all’ordine religioso da poco fondato da Sant’Ignazio da Layola, e in tutte le chiese vennero costruiti appositi pulpiti.

I predicatori intensificavano i sermoni specialmente all’approssimarsi della Quaresima affinché i fedeli affrontassero i periodi quaresimali con la dovuta spiritualità Cristiana. Essi per catechizzare i fedeli descrissero la Quaresima come una Quarantena Spirituale, traslando il termine sanitario, utile per isolare, alla guisa di un morso, il Male ed i relativi peccati onde avvicinarsi con l’anima monda al precetto pasquale. I predicatori descrivevano il Male simile ad un tenebrosa Megera da tenere a debita distanza da tutte le case. Progressivamente i fedeli assimilarono il concetto della Quaresima come periodo di quarantena spirituale ed inoltre rimasero colpiti dalla figura della Megera come diabolica personificazione del Male. I fedeli confezionarono delle bambole con del vestiario nero (colore del Male) tendenti secondo la loro fantasia a personificare la Megera, collocandovi alle estremità inferiori sette penne nere simbolo dei sette peccati capitali; durante la Quaresima appendevano le bambole nelle strade onde captassero il Male scacciato dalle proprie case. Quando soffiava il “venticello” si spalancavano finestre e vetrine per fare uscire il Male dall’interno delle case verso l’esterno svolazzandovi allo scopo un panno. Giudicavano questo procedimento necessario affinché nelle proprie case non albergasse il peccato. A fine Quaresima distruggevano a fucilate le bambole, col significato che il Male e i peccati erano stati sconfitti e quindi eliminati. Per spontaneità linguistica la bambola della Megera venne denominata Quarantena. Con il tempo la Quarantena divenne l’emblema della Quaresima. Dopo un lungo lasso di tempo la Quarantena perse il suo originale significato divenendo esclusivamente calendario quaresimale in quanto ad ogni finesettimana veniva estratta una penna dalla patata collocata alla sua estremità inferiore.

(A cura di Francesco Ciociola, alias Zeus)



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Commenti


  • razionale

    Ma il giorno dopo Pasqua a Manfredonia è tradizionalmente il lunedì di Siponto ove ancora c’è un sacco di gente che si reca alla Basilica. Invece la domenica successiva si andava alla chiesetta della Madonna della Pace a Macchia. E tra le altre stranezze storiche, evidentemente mal lette sappia l’autore che tra i peccati capitali non può escludere la lussuria. Che Zeus (modestamente) si confonda in Religione mi sembra assurdo.

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