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Le parole hanno un peso, incidono profondamente sul sentire sociale, sull’individuo

Buone notizie secondo Anna

"l presente non è diverso: parole pronunciate con leggerezza, di frequente sono all’origine di discriminazioni, per un tipo di scelta di vita o una caratteristica personale"

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Le parole hanno un peso, incidono profondamente sul sentire sociale, sull’individuo. Creano: sensibilità o discriminazione, opportunità o barriere. Da parole ignoranti – che ignorano realtà sociali o scientifiche, che ignorano le proprie eventuali conseguenze – nascono stereotipi nei quali incasellare individui, privandoli della loro unicità. Ciascuno rivendica il diritto a sentirsi unico e speciale, a scegliere come vivere la propria vita, ma spesso lo nega ad altri, con consapevolezza o meno: come quando parole superficiali, iniettate di stereotipi anni ‘70-’80 di bellezza femminile filiforme, discriminavano donne e bambine. Il presente non è diverso: parole pronunciate con leggerezza, di frequente sono all’origine di discriminazioni, per un tipo di scelta di vita o una caratteristica personale.

Anna ha poche decine di mesi, due occhietti vispi, un cromosoma in più rispetto alla media. Ma, soprattutto, ha buone notizie da dare: raccontare attraverso il suo bel sorriso, le fotografie e i video delle sue giornate, che la sindrome di Down è qualcosa che si può “avere”, come si possono avere gli occhi azzurri o color nocciola, e non dalla quale si può “essere affetti”. Le immagini condivise su Facebook che ritraggono il suo bel visino, al mare o sul divano con papà, sono un modo per combattere l’ignoranza sul tema per mezzo della conoscenza, perché ciò che meglio si conosce meno spaventa.

La sua pagina Facebook, seguita da numerosi followers, raccoglie fotografie di Anna trasformate in cartoline nelle quali alla bimba viene posto un fumetto provocatorio, rassicurante o semplicemente divertente. Diverse delle provocazioni sono raccolte sotto l’hashtag “…e voi sareste UP? :)”: contribuiscono alla messa in discussione di abitudini, certezze e stili di vita, dal deplorevole, volgare utilizzo della parola Down come un’offesa, all’essere a favore della guerra. Ma, soprattutto, la battaglia è alla parola e allo sguardo che discrimina, consapevolmente o meno. In una delle cartoline più significative, per esempio, una voce fuori campo, parlando dei bambini con la sindrome di Down, dice: “…ma poi “loro” sono sempre felici e “loro” sono tanto affettuosi…” e Anna commenta: “Mamy, ma perché mi danno del “loro”?” E poi risponde alla voce: “Forse non mi hai mai visto quando non mi danno la pappa! Comunque diamoci pure del “tu”, così diventiamo amici :)”.

Darsi del “tu” infatti, è la chiave: conoscere per non avere timori, per imparare a non creare barriere discriminanti, anche laddove queste ultime non si siano concepite in tal modo, per riconoscere, piuttosto, l’unicità di ogni persona, imparando a sorridere e a godere della bellezza del quotidiano.

Buone notizie secondo Anna ultima modifica: 2016-04-25T17:09:47+00:00 da Redazione



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