Manfredonia
"Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro"

Manfredonia Antifascista: ieri, oggi… domani!

Tra qualche giorno i volantini saranno rimossi per evitare ogni forma forma di polemica da parte degli strenui difensori del “decoro urbano”


Di:

«Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro… ». Cosa significa essere antifascisti qui, ora, oggi? Silvio, Matteo, Antonio, Olimpia. Sono questi solo alcuni nomi di coloro che, durante il ventennio, hanno lottato per difendere e per liberare la nostra terra da ogni forma di imposizione totalitaria fascista. Il lungo percorso che ci ha portato a questo 25 Aprile, è passato attraverso la realizzazione di una serie di iniziative conoscitive sulla storia del nostro territorio relative all’opposizione al regime, e non poteva che culminare citando a chiare lettere, mediante una serie di manifesti affissi lungo le vie del centro, i nomi, le professioni e la pena che i nostri concittadini hanno dovuto scontare per aver professato e difeso strenuamente gli ideali antifascisti; ideali che sono oggi costantemente minacciati da una politica xenofoba e violenta, che sfrutta le paure e le insicurezze del popolo per seminare odio e razzismo;

Proprio per queste ragioni, oltre all’imprescindibile necessità di riscoprire le storie e le lotte del nostro territorio, abbiamo deciso di rendere giustizia ai veri difensori della nostra terra, i cui nomi riecheggiano finalmente tra le vie del centro e tra i passanti curiosi di riscoprire la storia della “Manfredonia Antifascista”; non ce ne vorrà la solita politica di facciata, che crede di poter commemorare i nostri morti ed i nostri eroi con una strombazzata per le vie del centro ed una corona di fiori, con cerimonie avulse da ogni forma di partecipazione della città e incapaci di rinvigorire i valori per i quali Silvio, Matteo, Antonio, Olimpia ed altri hanno combattuto. Abbiamo voluto omaggiare con un gesto semplice chi si oppose con fermezza, chi lo fece per incoscienza e chi con un gesto soltanto di dignità. L’antifascismo dunque ritorna in città, non si arresta ne si placa dopo il 25 Aprile. Tra qualche giorno i volantini saranno rimossi per evitare ogni forma forma di polemica da parte degli strenui difensori del “decoro urbano”, ma gli ideali, lo spirito e la volontà di una Manfredonia che ricorda, commemora ma soprattutto lotta contro il fascismo sarà sempre viva e presente dentro ogni cittadino che sente proprie le ideali della Resistenza. (FROM COLLETTIVO INAPNEA)

Manfredonia Antifascista: ieri, oggi… domani! ultima modifica: 2016-04-25T11:28:32+00:00 da Redazione



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Commenti


  • jolly

    bravi sempre criticare


  • Raffaele Vairo

    La lotta antifascista ci ha consentito di ottenere la democrazia. Una conquista che va difesa ogni giorno. Sandro Pertini rivolgendosi ai giovani, che non avevano sperimentato la dittatura fascista, diceva: la peggiore delle democrazie è da preferire alla migliore dittatura”, e aggiungeva: “la dittatura può apparire più ordinata nello svolgimento della vita sociale, nel rispetto delle leggi e delle istituzioni dello Stato, ma se andate a visitare i cimiteri… di questi regimi e troverete la vera spiegazione!”


  • JUNIO

    Tutto vero, tutto giusto…però studiate anche le forme di VIOLENZA SU INNOCENTI, scatenata da questo sentimento popolare dal 45 al 50…..e prendete le distanze anche da ciò….


  • Raffaele Vairo

    La violenza su innocenti va sempre condannata, in modo chiaro e netto, da qualsiasi “parte” provenga! Questa è una delle ragioni fondamentali per coltivare e conservare, sopratutto nei giovani, la “memoria storica”.


  • Antonello Scarlatella

    Democrazia! E dov’e’. Se intendiamo come democrazia che ognuno puo’ fare come gli pare ok. Ma questa non e’ democrazia, e’ anarchia.
    Forse il termine piu’ corretto e’ DEMOCRATURA. Ecco in Italia vige una sana DEMOCRATURA. Una democrazia
    La democrazia e’ la cosa piu’ bella che ci sia, come diceva Gaber ma non appartiene allo stile Italiano.
    La liberta’? Se la intendiamo che ognuno puo’ andare e dire cosa gli pare ok.
    DEMOCRATURA: perdita di sovranità di un popolo
    Sebbene la democrazia sia il governo del popolo e sia stato così fino dagli antichi greci, oggi è necessario soffermarsi sulla deriva che questo concetto sta vivendo ancor più in tempo di crisi.
    Il popolo non è più sovrano. Gli è stato vietato di eleggere i propri rappresentanti che invece vengono direttamente scelti dai partiti, i requisiti referendari come il finanziamento pubblico ai partiti, per cui il popolo si espresse con forza per la sua abolizione, vengono aggirati scavalcando liberamente la volontà popolare, le elezioni primarie sono a pagamento e dunque non per tutti ed infine in campagna elettorale i partiti al potere cercano di cambiare le leggi per impedire a nuovi soggetti politici di entrare in parlamento. In tutto questo il popolo non ha deciso ancora nulla.
    Come può essere chiamato un sistema di questo tipo?  Non certo democrazia ma  nemmeno dittatura. La “democratura” è un ibrido accettato e tollerato che riprende evidenti caratteristiche da queste forme di governo. Un sistema in cui il mandato imperativo viene meno e dopo la formazione illegittima di un parlamento il popolo non ha più nessun potere.
    La libertà di poter esprimere il proprio dissenso esiste, anche se fortemente limitata da squadre di poliziotti antisommossa figli anche loro di una crisi e di un sistema arteriosclerotico, che sa solo sopprimere il problema piuttosto che affrontarlo.
    Non c’è più spazio per il dissenso, o meglio c’è nella misura in cui non porta a nessun cambiamento perchè la via è ormai  segnata e non c’è spazio per soluzioni alternative. In Islanda sono ripartiti da zero sono crollati e si sono ricostruiti. Sangue e lacrime sono necessarie e per ogni rivoluzione, violenta o non violenta, bisogna “combattere”. Fino a che avremmo il pane andrà bene, non ci interessa di altro fino a che non verrà toccato il nostro singolo interesse. Questo i politici lo sanno da tempo; noi li votiamo ed in cambio abbiamo il calcio, le slot machine e tolleranza su delicati temi come la corruzione, l’evasione, il falso in bilancio etc. Do ut des dicevano i latini.

    Se questa e’ democrazia!


  • Raffaele Vairo

    Caro Antonello.
    quando parli di democrazia con me sfondi non una porta ma un portone spalancato…. Conosco benissimo i “gravi” difetti della nostra, diciamo eufemisticamente, “molto incompleta” democrazia. Conosco, altresì, benissimo i “rischi” cui sta andando incontro il nostro sistema. Tu dici e hai buone ragioni per sostenerlo: ” Il popolo non è più sovrano” . E’ vero, sono tante le occasioni (alcune da te citate) dove questo principio è stato ed è ripetutamente calpestato e mortificato. Quella in atto tu la chiami “democratura” e non già democrazia! Posso anche essere d’accordo con te, ma questo costituisce, a mio avviso, una ragione in più di “lotta” per i valori e i principi nei quali crediamo. Lo dobbiamo ai nostri Padri, a noi stessi e ai nostri figli!
    Cordialità


  • Gianpaolo

    Quanta strunz…


  • Matteo Del Vecchioma

    Sono nato nel 1937, quindi non ho partecipato agli eventi del 2° conflitto Mondiale e successivi sviluppi per cambio forma di vita,dalla dittatura all democrazia.Da giovane ho scelto la professione del militare, perchè sentivo forte il dovere di salvaguardare quello che i nostri Padri avevano conquistato.Partecipo il 25 Aprile al corteo che si reca al Monumento dei Caduti di tutte le guerre, notando l’assenza della popolazione di noi Manfredoniani.I nostri Padri fondatori, hanno richiamato il nostro ”DIRITTO” al voto.Questa nostra possibilità è stato completamente cancellato dalla nostra mente.Cosa ci meritiamo???


  • Ginetta

    andate a scioppare i finocchjj.


  • Noi con Salvini

    La mattina del 25 aprile 1945, Giuseppina fu sequestrata da tre partigiani e portata nei locali della Scuola Media “Guido Bono” a Legino, adibito a Campo di Concentramento per i fascisti. Le cosparsero la testa di vernice rossa e le vergarono la emme di Mussolini sulla fronte per essere poi esibita in pubblico come un trofeo di caccia. Fu pestata a sangue e violentata per giorni.
    Il 30 aprile fu posto fine al suo martirio con un colpo di pistola alla nuca e il suo corpo gettato, insieme ad altri, su un cumulo di cadaveri davanti al cimitero di Zinola.
    Al riconoscimento della piccola partecipa Stelvio Murialdo il quale dà una testimonianza agghiacciante:
    «…erano terribili le condizioni in cui l’avevano ridotta, evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane età. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia. La guerra ci aveva costretto a vedere tanti cadaveri e in verità, la morte concede ai morti una distesa serenità; ma lei, quella sconosciuta ragazza NO!!! L’orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l’altro spalancato sull’inferno. Ricordo che non riuscivo, come paralizzato, a staccarmi da quella povera disarticolata marionetta, con un braccio irrigidito verso l’ alto, come a proteggere la fronte, mentre un dito spezzato era piegato verso il dorso della mano” …»
    Lo scrittore Giampaolo Pansa, uno dei massimi conoscitori della guerra partigiana, nel suo libro “Bella Ciao” dedica un capitolo ad un’altra triste vicenda: “Gli stupri di Brogli”
    La retorica resistenzialista e i libri che ne derivano hanno sempre ignorato l’esistenza del Campo di Brogli… un lager nella 6° Zona ligure, dove tra l’estate e l’autunno 1944 furono rinchiusi molti prigionieri fascisti. La loro sorte era segnata: venivano torturati e poi uccisi (…) erano tutti uomini, a parte due donne.
    Una era un’ostetrica genovese, fra i trenta e i quarant’anni, bionda e con la testa rapata in modo selvaggio, coperta di croste rossastre. In seguito fu poi violentata e fucilata.
    L’altra donna era molto più giovane e nessuno sapeva che fine avesse fatto.”
    In seguito Gianpaolo Pansa rintracciò la donna, Lucia R., e ne raccolse la testimonianza:
    Nel 1944 aveva 19 anni e frequentava la terza liceo classico a Genova. Una domenica di settembre era andata a visitare uno zio ammalato, fascista delle ultime file, commissario prefettizio di un piccolo comune della Valle Scrivia.
    Quel giorno alla porta dello zio bussarono tre sconosciuti, partigiani arrivati per ucciderlo. Ma lui non c’era perché la sera prima era stato ricoverato all’ospedale di Novi Ligure.
    Il terzetto trovò soltanto Lucia, la prese e la portò a Brogli (…) «arrivai a Brogli in preda alla disperazione. Il capo del lager, il famoso Walter, mi accusò di essere un’ausiliaria fascista, per di più parente di un podestà repubblichino (…) si divertiva a spaventarmi, i suoi uomini assistevano ridendo e insultandomi. Ma il peggio doveva ancora arrivare e successe la prima sera.
    Mentre tutti i prigionieri venivano rinchiusi nel casone, mi portarono in una casupola vicina al comando del campo. Ero una ragazza illibata e quella sera persi la verginità. Il primo a violentarmi fu Walter, che poi mi passò a due russi. Mi presero con una brutalità bestiale, perché ero una troia fascista, così dicevano. Quando mi riportarono nel casone dei prigionieri, sanguinavo, avevo la faccia nera per le botte ricevute (…) pensavo che dopo essersi sfogati, Walter e i suoi uomini mi avrebbero lasciato in pace. Ma il giorno successivo mi resi conto che ero considerata una preda da stuprare a loro piacimento.
    Mi facevano uscire tutti i giorni dal casone e mi usavano come fossi una prostituta al soldo della banda di Brogli (…) La mia tortura durò tutto il mese di ottobre (…) a salvarmi fu l’arrivo a Brogli di un commissario politico anziano (…) Mi sono accorsi anni per liberarmi dell’orrore di Brogli».
    In un altro capitolo del suo libro, Giampaolo Pansa, descrive la vicenda di Giuseppe Ugazi e delle sue due figlie.
    ugazio-partigianipartigiani
    “Nell’agosto 1944, a Galliate viveva Giuseppe Ugazio, 43 anni, segretario del fascio repubblicano di quel comune (…) Ugazio viveva con due figlie. Cornelia, 21 anni studiava Medicina all’Università di Torino (…) la più piccola, Mirella detta Mirka, 13 anni. Verso le nove di sera del 28 agosto si presenta alla trattoria San Carlo, dove se ne stava seduto con un paio di amici, una pattuglia di militi della repubblica e invitano l’Ugazio a seguirli insieme alle figlie perché si teme un attacco dei ribelli.
    Il segretario del fascio e le due ragazze salgono sull’automobile dei militi e soltanto all’ora scoprono di essere caduti nelle mani dei partigiani garibaldini travestiti da fascisti.
    Li conducono attraverso i campi sino a una cascina isolata, la Negrina, qui li aspettano una ventina di ribelli che hanno già occupato il cascinale.
    I partigiani mangiano e bevono, sotto lo sguardo atterrito dei tre ostaggi. Il padre di Cornelia e Mirka spera ancora di salvare almeno le figlie, poiché tra i ribelli ha riconosciuto un giovane di Galliate. Poi si rende conto di non avere via di scampo. Viene spinto in un boschetto vicino al podere, legato a un albero e torturato sotto gli occhi delle ragazze.
    La sua vita sta per concludersi. I partigiani lo finiscono spaccandogli il cranio con il calcio dei moschetti. Subito dopo tocca alle figlie. Sia Cornelia che la piccola Mirka sono stuprate. I ribelli se le passano di mano per l’intera notte. E’ quasi l’alba del 29 agosto quando le ragazze non danno più segni di vita.
    La banda trascina i corpi nel boschetto, accanto al cadavere del padre. Gli stupratori scavano una fossa poco profonda, una trentina di centimetri, non di più.
    Al contatto con il freddo del terreno, Cornelia e Mirka si riprendono. Allora i partigiani fracassano la testa della ragazza più grande con i moschetti e soffocano Mirka, schiacciandole il collo con uno scarpone.
    Poi se ne vanno poco dopo l’alba. E riprendono a combattere per la rivoluzione comunista”.
    Giampaolo Pansa riporta il numero di 2.365 donne uccise, spesso prima stuprate dai partigiani, di cui si conosce il nome e la vicenda. A cui bisogna aggiungere le centinaia di donne violentate che sono riuscite a sfuggire alla morte e che per un comprensibile senso di pudore hanno taciuto. E quelle picchiate, rapate a zero ed esibite come trofei per la sola colpa di essere fidanzate di soldati fascisti.

  • Questa è la vera Storia!

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