ManfredoniaRicordi di storia
"Molto spesso il soprannome fa riferimento al lavoro della persona in questione o ad una sua caratteristica peculiare"

Da ‘Baffe Cachetè’ a ‘Pagghjalonghe’: curiosità e tradizione dei soprannomi di Manfredonia

"Tutte le opere ed i contributi nel nostro dialetto sono scritti in modo diverso l’uno dall’altro ed è difficile leggerli con i suoi suoni e le cadenze proprie, a volte sembra di trovarsi di fronte ad una lingua estera"


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Manfredonia, 25 ottobre 2017. “Appellativo scherzoso, ironico o anche malevolo imposto a una persona in conseguenza di certe caratteristiche fisiche o qualità o attitudini, o in base al luogo di nascita o di provenienza”, ecco cosa troviamo sotto il termine ‘soprannome’ sfogliando il dizionario.

Ogni famiglia a Manfredonia ha di diritto il suo soprannome con cui viene identificata, ancor prima che con il cognome; molto spesso il soprannome fa riferimento al lavoro della persona in questione o ad una sua caratteristica peculiare.

Questa era una tradizione, un folklore che dava colore alle espressioni…’era’ perché oggi quest’abitudine si sta perdendo e solo i più anziani ricordano ancora ‘tizio o caio’ identificandolo con il suo nomignolo; alcuni soprannomi hanno attraversato i secoli e le generazioni, a volte suscitando offesa nei confronti di coloro ai quali veniva dato, altre volte suscitando simpatia per la stranezza dello stesso.

Ne ricordiamo alcuni:
Baffe Cachet
Capacchjone
Catenazze
Chepachiatte
Maletimbe
Maradosse
Ndiscijà
Pagghjalonghe
Piscefritte
Scalone
Seccione
Tagghjabuatte

E’ palese che i soprannomi siano tutti rigorosamente in dialetto perché era questa la lingua parlata fino a 50 anni fa, l’italiano era riservato a chi aveva studiato, a chi aveva fatto ‘le scuole pesanti’.

Il dialetto con le sue espressioni strambe necessita di un rispolvero tra le nuove generazioni che molto spesso non lo sanno parlare: le radici, le origini vanno preservate e tramandate, rivalutate e riapplicate alla realtà e i soprannomi potrebbero essere un buon punto da cui iniziare.

Iniziativa lodevole fu l’idea del blog ‘Parlomanfredoniano.com’ curato da Antonio Racioppa che ha conservato il legame con la sua città nonostante sia stato per molti anni lontano per lavoro: il blog è un raccoglitore del nostro dialetto assolutamente unico e racchiude spunti di grammatica, fonetica, indovinelli, proverbi, modi di dire e per l’appunto soprannomi. Racioppa dice: “Fino a pochi decenni fa, in tutto il Sud d’Italia, tutte le famiglie avevano un soprannome, derivante dal mestiere, dalla provenienza, da una prerogativa caratteriale, da una caratteristica fisica, ecc., appellativo affibbiato agli antenati secoli prima. Per indicare una persona in un discorso non bastava citare nome e cognome ma occorreva specificarne il nomignolo, specie nell’ambiente marinaresco, ove operavano molte famiglie con lo stesso cognome ( esempio: Talamo, Castigliego, Triventi, ecc.) Anche quando ci si presentava bisognava fornire oltre al nome e cognome, anche il soprannome di famiglia. Difatti sovente l’interlocutore restava perplesso e di rimando chiedeva: “A chi sì figghje?”. La risposta era chiarificatrice solo quando spuntava il soprannome!: “Jü sò figghje alla bunàneme de màste Giuànne”Sfascia-maciöre” ca javetöve a Mundìcchje”.”

Inoltre, l’appello lanciato dall’ avv. Orazio Totaro lo scorso giugno in cui ricorda: “”Mi appello ai linguisti, ai dialettologi, ai poeti ed ai cultori del dialetto di Manfredonia, giovani e meno giovani.

Tutte le opere ed i contributi nel nostro dialetto sono scritti in modo diverso l’uno dall’altro ed è difficile leggerli con i suoi suoni e le cadenze proprie, a volte sembra di trovarsi di fronte ad una lingua estera.

Il nostro dialetto presenta casi particolari di elisione, ricorrente per tutte le vocali, alla fine e nel corpo del vocabolo, e non può essere reso con l’uso della lettera “e”, comunque scritta. Questo può succedere con altre lingue, in cui la “e” non si legge. Il nostro dialetto, invece, deriva dall’italiano e questo si legge così come si scrive. La lettera “e” se viene scritta deve essere letta e questo contribuisce a confondere…” e per questo un invito “a farsi promotori di un vero e proprio CONGRESSO di “Fondazione del dialetto Manfredoniano letterario” affinché vengano fissate norme condivise per una sua corretta scrittura e renderlo fedele al parlato.”

(A cura di Libera Maria Ciociola, Manfredonia 25.10.2017)

Da ‘Baffe Cachetè’ a ‘Pagghjalonghe’: curiosità e tradizione dei soprannomi di Manfredonia ultima modifica: 2017-10-25T10:40:26+00:00 da Libera Maria Ciociola



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Commenti


  • MICHELEMAS

    …….oseri ricordare anche altri soprannomi storici come…….Scioppa rafanill – A Scialp ( famosa famiglia perche’ proprietaria di asini ) – Panzador – Coppasand – Scpion ( era un donnone che non aveva timore di alcuno ) – Sinell ( altro personaggio al femminile indomita/impavida ) – Tagghiabuatt – Cianell ( rappresentavano tanti pescatori …..ceppo numeroso ) – Spaccaturns


  • ezio


  • Nicola

    Cataronj il sopranome del mio bos nonno musicista dtto luegie u ballett


  • orazio totaro

    L’appello è sempre valido. E’ necessario fissare il modo appropriato di scrivere il dialetto. Come si scrive in dialetto la parola pane? “Pen” o nel modo propugnato dai partigiani della “e” finale. E se è così, che cosa capirebbero i cultori del dialetto manfredoniano residenti a Tokio o a Parigi?


  • Raffaele Gatta

    Signori da non dimenticare i soprannomi volgari piccion d firr , ping.. vucil ecc ecc, ricot a tost


  • Re Manfredi

    Sfasciacomo’, sfasciatripp, barbunett, u iol, chep d vacch, nzaccarcott, u ciaccaprot, ciamblung, camb camb, u spurtset, ncil a cil, rzztill, scavutt, prsott, checadiavl, sparazapp, pdligg, ciannod, corv corv, bubu, u tre iagnel, coco’, fofo’, scazzett, cuffiett, pccion d firr, zampedu, u sardon, babbett, zomb zomb, u piatter, u pazziarill, criscion, racastill, Pasqualon, u diavl, sciascell, z monache, strappon, lambon, cavafang, maradoss, u smorz, u scrafagnet, durc p lov, paghialong, u re, nzaccarcott, u sgombr..


  • Giuseppe

    @Orazio Totaro. Il blog parlamanfredoniano.com offre già qualche idea in proposito. Comunque sin dal principio si deve essere consapevoli che, a differenza della lingua italiana corrente, non si potrò mai avere la pretesa di “leggere come si scrive” a meno che non si scelga di introdurre altri caratteri oltre a quelli classici poiché in italiano non sono codificati molti suoni presenti nel nostro dialetto. Prima di pensare ad un metodo di scrittura univoco, mi focalizzerei prima di tutto sul riportare la pronuncia di tutti i vocaboli dialettali. È molto facile farlo in maniera non ambigua ricorrendo all’alfabeto fonetico internazionale: qualsiasi parola può essere scritta in questo modo senza ambiguità e qualsiasi persona al mondo potrebbe impararne il suono anche senza averla sentita mai una volta.

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