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A cura di Paolo Cascavilla

Donne e violenza. Avete mai visto i supereroi piangere?

"A scuola si deve far rilevare la positività della conflittualità e come essa nasca dalla complessità sociale e culturale odierna"

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Suscita indignazione e interroga profondamente sulle cause culturali. I Centri antiviolenza misurano spesso la loro efficacia dal numero delle denunce presentate. Vi sono sportelli di ascolto (e vanno bene), tanti opuscoli e spot, che non spiegano e non prevengono, e, come dice l’associazione “Donne in rete” di Foggia, si fondano “su stereotipi e modalità comunicative poco efficaci e a volte controproducenti”.

Rita levi Montalcini disse: “Siamo andati sulla luna, andremo su Marte, abbiamo sconfitto malattie, ma a livello emotivo siamo ancora all’età della pietra”.

Perché di fronte ad un abbandono, alla fine di un rapporto, a un tradimento… persone “normali” distruggono e si autodistruggono? La filosofia antica si poneva il compito di conoscere se stessi. Talete pensava che questo fosse il compito più difficile della vita. E Socrate, il filosofo più famoso? Girava per i mercati, le botteghe e amava mettere ciascuno di fronte a uno specchio: Conosci te stesso. Non scriveva libri, né era un guru, non dava risposte. Lui faceva domande. Qualche insegnante di filosofia sarebbe capace di girare per la città e fare lo stesso? Attenzione! lui non si fermava davanti al potere; faceva domande scomode. E fu ucciso.

Oggi si parla di insegnare la filosofia ai bambini; non quella che si studia ai licei, ma quella che aiuta a riflettere con i giochi di parole, a moltiplicare i perché.

Una trentina di anni fa a Roma in una scuola media si fece un esperimento. Due classi: in una si insegnava con un programma tutto proiettato all’esterno: antologie scolastiche che parlavano di verde, questione razziale, rapporto Nord Sud, emancipazione delle donne… In un’altra classe il programma tradizionale: poesia, narrativa, epica, analisi dei personaggi. Una equipe di ricercatori esaminò e pubblicò i risultati. I ragazzi della prima classe erano critici verso il mondo esterno, sapevano giudicare meglio la qualità di una città, esprimere giudizi politici. Gli alunni della seconda classe conoscevano meglio se stessi, i sentimenti, l’amore, l’amicizia.

Oggi negli incontri sulla violenza e sul bullismo parlano avvocati, poliziotti, magistrati, anche psicologi. Quasi mai educatori e docenti. Eppure è nella scuola che si gioca molto. A scuola stanno bambine e bambini, ragazze e ragazzi… negli stessi banchi per anni… A scuola (fin dalla scuola materna) si devono affrontare e governare microconflitti quotidiani e discutere luoghi comuni sul maschile e femminile. Se si riuscisse a parlare in maniera socratica, con leggerezza, ironia e un pizzico di impertinenza?

A scuola si deve far rilevare la positività della conflittualità e come essa nasca dalla complessità sociale e culturale odierna. La famiglia, la coppia, i gruppi, le comunità devono essere educati a trasformarsi in laboratori permanenti per affrontare i cambiamenti derivanti da nuovi desideri, nuovi ruoli, protagonismi, divergenze, coltivando aspirazioni e soluzioni possibili. E può essere bello e divertente.

Conoscere la propria fragilità e non camuffarla o nasconderla. Tutti gli eroi greci non provano vergogna a manifestare le proprie emozioni e debolezze. Non nascondono la fragilità. “Solo chi è capace di piangere può sondare i limiti della propria umanità”. Ettore non nasconde le sue paure. Priamo piange quando va a riscattare il corpo del figlio. Achille, Agamennone, Enea… tutti piangono e in tutti il coraggio si mescola alla pietà. Piange e si dispera anche Pericle, il grande Pericle: la guida morale di Atene, lo stratega, l’oratore straordinario… Quello che mai aveva ceduto alla paura, mai aveva pianto (Nucci, Le lacrime degli eroi). E Ulisse? Mentre Penelope tesseva la sua tela in attesa, lui nell’isola di Calipso piange e implora Zeus per il ritorno. Alla ninfa che dice: “resta con me saresti immortale…”, l’eroe greco risponde: “Penelope è inferiore a te per bellezza; lei infatti è mortale e la vedrò invecchiata e forse con molte rughe; tu invece sei immortale e senza vecchiaia. Ma ugualmente desidero e voglio tornare a casa”.

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte www.futuriparalleli.it



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Commenti


  • Il gigante di Rodi

    Il grandissimo Kirk Douglas pianse quando vide Argo…lo fece anche Bekim Fehmiu, non pianse per la sua Penelope anche se provò delle forti sensazioni nel rivederla, pianse per Argo.


  • Manfredonia schiava in catene per uno stupro di gruppo.

    Io piango per la mia città, per tutto quello che si vede in giro e per tutto quello che lasceremo ai nostri figli.


  • SIPONTINO VERO

    SI PARLA SEMPRE DI FEMMINICIDIO. IO NON TOLLERO CHE SI ARRIVI AD UCCIDERE LE DONNE, MA BISOGNA ANCHE DIRE CHE ALCUNE DONNE SONO CAPACI DI PORTARE L UOMO ALLA DISPERAZIONE RIDUCENDOLI ALLA MISERIA E TOGLIENDOLI I PROPI FIGLI . DI QUESTO NON SI PARLA MAI . IO SONO UNA VITTIMA DI QUESTA INGIUSTIZIA.


  • Antonino

    Mi sono più volte chiesto se i nostri SUPEREROI POLITICI non che piangono, ma la sera quando tornano a casa RIFLETTONO su :
    – quelle cose fatte non per il bene del proprio Paese, ma per i propri interessi personali;
    – raccomandare un proprio familiare, togliendo il pieno diritto di merito ad altri ;
    – accumulare denaro in modo illecito ( tangenti), e tutto il resto che ogni giorno ascoltiamo in TV.
    Credo proprio che non ci sarà nessuna lacrima, perché non hanno un cuore umano, ma un cuore putrefatto di cattiveria diaboli….
    Alcuni di loro vanno persino in Chiesa, prendendosi in giro da soli, solo per far vedere che sono cattolici, si ma del proprio egoismo.

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