Cinema

War Horse – S. Spielberg, 2011


Di:

Steven Spielberg

Steven Spielberg (fonte: celluloidportraits.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: War Horse
Nazione: Stati Uniti, India
Genere: drammatico, sentimentale

Mancano solo poche ore alla Première di Los Angeles e tra i grandi candidati per numero di nomination, tolti i favoritissimi Hugo Cabret (scheda) e The Artist (scheda), compare, questa volta senza troppi squilli di tromba, l’instancabile Steven Spielberg con ben sei segnalazioni, tra cui quella per il miglior film. War Horse narra le avventure di un cavallo, Joey, dal suo acquisto da parte di un povero proprietario di terra alla vendita all’esercito inglese, e le sue traversie attraverso le tragedie della prima guerra mondiale.

War Horse è una vecchia favola disneyana DOC e ben poche altre definizioni possono calzargli meglio e così sinteticamente. Di quel filone ricalca gli stilemi, il gusto estetico, lo spirito, la genuinità dei sentimenti proposti, gli affiancamenti tristezza/felicità, addirittura i volti dei personaggi. Non appare quasi traccia di modernità per questo film che pare precipitato dal passato, a tratti manierista nella sua adesione finanche grafica agli antichi canoni di certe storie Disney che hanno scolpito l’adolescenza dei ragazzi tra gli anni 60 e 80. Nessuna concessione alla violenza, all’abusato realismo dei fatti narrati, al linguaggio: War Horse si staglia lì, puro, su uno sfondo colorato come certe deliziose cartoline d’epoca ottimiste e solari.
War Horse - Poster

War Horse - Poster

Il pregio principale di questa pellicola è, in poche e lapidarie parole, proprio nel riuscito centro verso i modelli di riferimento, offesi da discendenti indegni e commerciali che hanno spodestato, nei fatti, la Disney da quella qualità che connotava i suoi film di una certa epoca. Probabilmente non poteva che realizzarlo uno Spielberg, intatto nel suo equilibrio tra preziosa fattura e tematiche di larga fruizione, che già aveva resuscitato con successo un altro pezzo d’antan quale il Tintin di Hergé (scheda) – candidato agli Oscar per la miglior colonna sonora.

War Horse funziona, presso il pubblico molto giovane e anche su quello adulto e critico che ama o non disprezza le favole, ma non rompe lo schermo e non diventerà un evergreen, nonostante abbia tutte le carte per esserlo. Gli manca un senso epico costante, una compiutezza in ogni sua parte, uno spessore maggiore sulle evoluzioni dei singoli frangenti, un ricamo più accurato sui sentimenti; non riesce, per questo, a lasciare una traccia potente nell’anima, qualcosa che lo spettatore possa portarsi dietro nella memoria e nei giorni a seguire. E’, sì, onestamente di maniera nei confronti di un filone, ma non ne raggiunge l’olimpo, ne rimpolpa solo le fila, dopo tanti anni, con una discreta fattura e con un merito che si apprezza più per confronto con la produzione moderna che non in assoluto.

War Horse - Dal film

War Horse - Dal film

Lo stucchevole è avvicinato ma non raggiunto e questa è una confortante conferma della mano spielberghiana, ma in alcuni momenti le briglie potevano essere tirate per dosare meglio il sentimento. Alcuni episodi, inoltre, non sono adeguatamente approfonditi (tra cui quello della ragazza con il nonno) e appaiono liquidati troppo in fretta, in altri il regista non si sforza oltre la sua bravura standard disegnando i rapporti tra personaggi col minimo indispensabile. War Horse convince in questo senso più nella prima metà, dove si dà il giusto tempo alla costruzione degli affetti, rispetto alla seconda, in cui tende a essere più sbrigativo, probabilmente per fronteggiarne una durata ragionevole per il grande pubblico. Stride, infine, qualche forzatura ai limiti dell’irrealismo qua e là (una su tutte, la tregua e lo scambio di cesoie), ma le regole della favola non sono realmente violate, solo labilmente confuse con quelle dell’animazione.
Grande nota di merito, per un film bello ma imperfetto, è la delicatezza, la naturalezza con la quale è proposta l’emotività del protagonista animale, mai abusata sui soliti cliché acchiappa-teneroni-animalisti-dell’ultima-ora e lontana da quelle fastidiose, insopportabili e diseducative umanizzazioni di cui lo stesso filone favolistico di riferimento si è macchiato più volte.

Il film di Spielberg non merita di vincere l’oscar come miglior film – anche se purtroppo lo perderà a causa di Hugo Cabret piuttosto che The Tree of Life (scheda) -, ma sono ben meritate le altre candidature. Fotografia, scenografia, le elegantissime riprese emotive, una fantastica colonna sonora d’antan del grande John Williams rendono la visione di War Horse una boccata d’ossigeno in piena prateria, tra colori, sogni e natura.

Da vedere per ritrovarsi e ritrovare una sana semplicità.
Lontani, finalmente, dall’aggressività del quotidiano.

LE CANDIDATURE – miglior film, miglior fotografia (Janusz Kaminski), miglior scenografia (Rick Carter e Lee Sandales), miglior colonna sonora (John Williams), miglior sonoro (Gary Rydstrom, Andy Nelson, Tom Johnson e Stuart Wilson), miglior montaggio sonoro (Richard Hymns e Gary Rydstrom)

Valutazione: 7/10
Spoiler: 5/10

AltreVisioni

Hallucination, J. Losey (1963) – fantascienza sociale ricercata ma inefficace. Potabile * 6
Afro Samurai: Resurrection, F. Kizaki (2009) – animazione violenta, ipercinetica e delirante in un difficile equilibrio * 6.5

In Stato d’osservazione

…E ora parliamo di kevin, L. Ramsay (2010) – perla all’ombra degli Oscar?* 17feb
Knockout – Resa dei conti, S. Soderbergh (2011) – azione/thriller per Soderbergh * 24feb
Henry, A. Piva (2011) – terzo lungometraggio per il pugliese Piva * 2mar

War Horse – S. Spielberg, 2011 ultima modifica: 2012-02-26T21:26:59+00:00 da Alessandro Cellamare



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