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"Paradossalmente, mentre la nostra provincia si avvia verso l’emergenza, il resto della Puglia porta i rifiuti nella nostra provincia complicandoci ulteriormente la situazione"

Foggia e Lucera pattumiere della Puglia

"Aumenteranno i costi economici per lo smaltimento dei rifiuti che, a oggi, non si sa dove portare se non all’incenerimento nell’impianto ETA di borgo Tressanti"

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Foggia. ”Il tempo per evitare di mandare i rifiuti di quasi tutta la provincia di Foggia agli inceneritori è quasi scaduto perché le discariche oggi in servizio, inesorabilmente, vanno avviandosi verso la saturazione e la chiusura, anche per la bassa percentuale della raccolta differenziata. Se Cerignola e i Cinque reali siti piangono perché la loro discarica a stento arriverà a settembre, Foggia non ride in quanto, complice la Regione che ha dirottato sulla discarica di Foggia i rifiuti del nord Gargano, senza tenere conto che questa discarica è ormai colma e probabilmente potrà essere utilizzata al massimo fino a novembre 2017. Una “emergenza rifiuti” più che annunciata cui il Comune di Foggia voleva far fronte con improponibili opere sulle discariche di passo Breccioso, opere ora sotto la lente d’ingrandimento della Magistratura, opere che difficilmente potranno essere messe in cantiere e completate in tempo utile. Improbabile che si avvii anche il progetto di una nuova discarica per rifiuti speciali, come da delibera contrastata in Consiglio Comunale, perché il suo iter non è stato ancora avviato, perché prevista su una zona già vulnerata da altre discariche che aspettano di essere bonificate.

Paradossalmente, mentre la nostra provincia si avvia verso l’emergenza, il resto della Puglia porta i rifiuti nella nostra provincia complicandoci ulteriormente la situazione. E’ il caso della “frazione organica” dei rifiuti raccolti dai “comuni virtuosi” che fanno la raccolta differenziata porta a porta che non hanno previsto nel loro territorio impianti di compostaggio per il suo trattamento, anzi dove questi sono previsti scattano, ascoltate, le proteste dei sindaci. Per questo motivo l’impianto privato di Lucera, la Bioecoagrim, è diventato un impianto strategico per la (non) gestione regionale del ciclo dei rifiuti. E’ per questo che il Consiglio regionale ha prorogato di un altro anno l’applicazione delle leggi sul contenimento delle emissioni odorigene peggiorando quanto già fatto nel 2015 dal vecchio Consiglio Regionale (Modifica all’articolo 1 della legge regionale 22 gennaio 1999, n. 7). L’emendamento è stato firmato dal capogruppo del PD in Consiglio regionale con l’approvazione dell’assessore all’ambiente regionale quindi con l’approvazione della maggioranza politica e della Giunta Regionale. Ora non ci resta che aspettare il caldo sperando di non dover più passare le notti con le finestre chiuse per cercare di sfuggire alla puzza, ora non ci resta che verificare il rispetto degli accordi sottoscritti per la sospensione delle lavorazioni nei mesi estivi sperando che non ci siano interventi che dispongano la continuazione delle lavorazioni per “evitare emergenze rifiuti” in Puglia e in altre regioni. Se “emissioni odorigene” fastidiose impesteranno ancora le nostre notti sapremo di chi è la responsabilità.

Paradossalmente il nostro Comune non può pensare a interventi per evitare di portare il poco di frazione organica che riusciamo a raccogliere con la finta raccolta differenziata che AMIU fa perché, anche se riconosciuta valida la nostra proposta di conversione di parte dell’impianto di biostabilizzazione in impianto di compostaggio (due milioni d’investimento contro i quindici programmati per la costruzione di un nuovo impianto, tempi calcolabili in pochi mesi contro tempi calcolabili in anni), questa non può essere messa in pratica perché i rifiuti indifferenziati che arrivano dalla BAT ci saturano l’impianto comunale. Siamo in una situazione Kafkiana: diamo una mano al resto della Puglia per evitare una emergenza rifiuti regionale ma nessuno ha pensato a interventi per evitarci una prossima emergenza rifiuti. Complimenti a chi gestisce l’ambiente in ambito regionale. L’assurdo, poi, lo si raggiunge quando si parla di ricavi perché a noi restano da pagare i cento euro a tonnellata per trattare la poca frazione organica raccolta in città come resta a carico della nostra città il costo di funzionamento dell’impianto di biostabilizzazione ma i ricavi delle lavorazioni fatte per conto dei comuni della BAT vanno negli incassi di AMIU Puglia e, probabilmente, saranno ripartito per “quote di proprietà”, ossia il 21% a Foggia e il resto a Bari. Su questo è utile che il Sindaco e i Consiglieri nominati nel CdA di AMIU Puglia forniscano chiarimenti.

Tempi bui ci aspettano. Aumenteranno i costi economici per lo smaltimento dei rifiuti che, a oggi, non si sa dove portare se non all’incenerimento nell’impianto ETA di borgo Tressanti con evidente lievitazione dei costi economici, da 57 euro a tonnellata ai 120 euro chiesti per bruciarli comeaumenteranno i costi ambientali. Incenerire i rifiuti anche nel miglior impianto possibile non si può dire che faccia bene all’ambiente, provino i fautori degli inceneritori a respirare i fumi che escono da quei forni. Un “ottimo risultato” per chi ha sottoscritto l’impegno “rifiuti zero” che vuol dire “recupero e riciclo” dei rifiuti: incenerire i rifiuti non va in questa direzione, va in direzione opposta e contraria. Una ottima dimostrazione di cosa Regione Puglia intende per “coinvolgimento dei territori” nelle scelte ambientali e strategiche perché nessuno ci ha mai chiesto se volevamo in Capitanata il mega impianto lucerino per trattare la “frazione organica” di tutta la Puglia, perché nessuno ci ha mai chiesto se volevamo sacrificare le potenzialità dei nostri impianti per evitare alla BAT l’emergenza rifiuti.

Quali “compensazioni” ci sono state proposte per asservirci a “supremi interessi regionali”? Niente di niente e niente è previsto che arrivi. Siamo buoni per risolvere i problemi ma neanche i soldi ci arrivano da questo sacrificio perché, ed è solo un esempio, dalla BAT ci arrivano tutti i rifiuti da lavorare (”frazione organica e “indifferenziato) e a loro resta la parte nobile del “rifiuto”, quella che si vende, quella che porta benefici economici. Pensiamo che di questi argomenti si debba discutere pubblicamente in pubblico e stiamo organizzando per la metà di maggio un momento di confronto con tutti gli attori delle politiche ambientali, Comune, Provincia e regione. Chiederemo a tutte le autorità, ai loro tecnici, di venire a esporre quali programmi hanno in testa per far fronte alla prossima emergenza rifiuti perché noi, inascoltati e tacciati di catastrofismo, le soluzioni possibili le abbiamo suggerite per tempo”.

(A cura di Giorgio Cislaghi, Foggia 26.04.2016)



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