Manfredonia
La città è un concentrato di esperienze dove “puoi sempre incontrare quello che farai da grande”

Outdoor education. Oltre la paura

"A Manfredonia la mancanza di spazi dentro e intorno alla città è una cosa importante e grave. I genitori che vorrebbero portare i figli fuori"

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Per i bambini la città (la strada) è sempre stata la palestra formativa. “Il miglior apprendimento avviene di sorpresa”. La città è un concentrato di esperienze dove “puoi sempre incontrare quello che farai da grande”. Vi è una crisi oggettiva dell’educazione (sviluppo delle capacità psicomotorie, sociali, emozionali, cognitive), e non sono più offerte le occasioni per lo sviluppo di abilità e competenze che si costruiscono nell’attività libera e spontanea, nell’ambiente esterno, dove tutti i sensi sono interessati: percezione sulla pelle delle variazioni stagionali, lo sviluppo della psicomotricità naturale, i giochi spontanei…

Sono rimasto sorpreso dall’interesse suscitato dall’articolo su questo stesso tema “Dimmi dove hai vissuto l’infanzia e ti predìco il futuro”, ho ricevuto commenti e pareri ed è stata chiamata in causa la responsabilità dei genitori che inibiscono maestre e maestri dal portare i bambini persino nel giardino. La perdita dell’educazione all’aperto ha sottratto esperienze, che non possono essere compensate da tutte le proposte preconfezionate e da tutti gli impegni extra scuola; è una situazione nuova di cui non si misurano le conseguenze. Per vivere esperienze all’aperto bisogna affrontare una serie di questioni: presunte norme di sicurezza, il problema del tempo (bel tempo, cattivo tempo), la prevenzione trasformata in iperprotezione. C’è un eccesso di premura, di cura… la tutela dei bambini rischia spesso di assumere forme di paternalismo asfissiante. Per molti genitori persino andare a scuola a piedi è rischioso!

Outdoor education (educazione all’aperto) può essere una risposta a un diffuso disagio. Nelle uscite esterne vi è il senso dello scoprire, del vedere, del cercare, del comunicare. E’ chiaro che all’educatore è richiesta una professionalità capace di assumere la responsabilità di una azione educativa aperta al possibile, accettare il rischio. “Con l’Outdoor education non si tratta di fare esperienze eccezionali all’insegna dell’avventura (che pure non è esclusa), ma di restituire all’infanzia quei campi di esperienza che le abbiamo sottratte e che è suo diritto avere”. La cultura dell’infanzia è costruita da una formazione fatta di strade, boschi, cortili, giardini (Pippi calzelunghe, I ragazzi della via Pal, Huck Finn, Tom Sawer, Pinocchio)… Ma oggi si innestano altri elementi: educazione ambientale, consumi, salute, stili di vita… Gli ambienti esterni (giardini, strade, parchi…) sono imprevedibili, non predefiniti, ma proprio per questo stimolano l’esplorazione e la curiosità. Nel paesi dell’Europa settentrionale ci sono i laboratori all’aperto, ed è abbastanza singolare che quanto più saliamo verso i Paesi con un clima continentale o addirittura nordico, tanto più possiamo rilevare tempi di permanenza prolungata dei bambini all’esterno. Il clima mediterraneo italiano, quello mite delle città del nostro territorio, sembra, paradossalmente, non essere alleato con le esperienze all’aperto.

A Manfredonia la mancanza di spazi dentro e intorno alla città è una cosa importante e grave. I genitori che vorrebbero portare i figli fuori, non sanno dove andare, in assenza di parchi in grado di offrire esperienze libere e creative. E’ necessario uno sforzo e capacità inventive da parte di genitori ed educatori: masserie didattiche, escursioni per quel poco che c’è. “Nati per leggere” in pineta, sulla riva del mare, sul porto. Letture ad alta voce nelle pinete di Siponto, sulla spiaggia. Esperienze notturne in biblioteca…

Io credo che l’allontanamento dalla vita reale, dalla natura, dal fare sia alla base del cosiddetto iperattivismo e di altre forme devianti. Leggo che si tengono in questi giorni due incontri nelle scuole su temi analoghi: il primo sul bullismo e cyberbullismo e l’altro sulla legalità e gli adolescenti. Ebbene tutti da un versante giuridico e patologico. Ci sono forme “occasionali” di bullismo e di indifferenza dei coetanei in un quadro di normalità. Ed è della normalità che ci dobbiamo preoccupare. Dello stare in classe. Degli sguardi assenti. Di una curiosità rivolta solo ai nuovi strumenti tecnologici. In una scuola di Manfredonia è stata vietata la coltivazione di piantine in piccoli vasi! In una scuola della provincia di Foggia è stato proposto, prima di portare i bambini in giardino, di rivestire gli alberi di spugna o gommapiuma! Un genitore di Manfredonia ha telefonato al figlio in classe durante l’orario di lezione per dire che gli aveva comprato un nuovo cellulare dalle “prestazioni eccezionali”!

(A cura del prof. Paolo Cascavilla – fonte: www.futuriparalleli.it)
http://www.futuriparalleli.it/blog/2016/04/26/outdoor-education-oltre-la-paura/)



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Commenti


  • vittoria gentile

    Anch’io credo che dovremmo tutti avere un po’ meno paura. Qualunque diversa sfaccettatura, sfumatura, accezione possa oggi avere, per tutti, l’evocazione della paura; iperconnessi in ogni modo eppure “con paura”. Chiunque abbia figli comprende, ma anche chi non li ha comprende. L’epoca delle passioni tristi e degli apparenti paradossi, inesorabilmente continua.
    Dovremmo imparare velocemente dai nostri figli, educazione degli adulti (io preferisco sempre l’italiano) prima di condizionarli pesantemente con l’aria triste che ci portiamo appresso

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