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"Per capire quali siano i settori maggiormente esposti al rischio infortuni è necessario tentare di pesare il numero di infortuni per le ore lavorate nei rispettivi comparti"

Primi 2 mesi del 2017: 127 i morti sul lavoro

A livello regionale, nei primi 2 mesi di quest’anno gli infortuni denunciati in termini percentuali sono aumentati soprattutto in Basilicata (+20,5 per cento), in Lombardia (+10,4 per cento), nella provincia autonoma di Bolzano (+9,3 per cento) e in quella di Trento (+9 per cento)

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Roma. Nei primi 2 mesi di quest’anno i dati relativi agli incidenti mortali nei luoghi di lavoro sono in aumento (*). Se quest’anno ne contiamo 127, nello stesso periodo dello scorso anno erano stati 95 (pari al +33,7 per cento). Va tuttavia segnalato che quasi la metà dei 32 decessi in più registrati quest’anno sono ascrivibili ai 2 casi eccezionali avvenuti nello scorso mese di gennaio: il crollo dell’albergo di Rigopiano (Pe) e lo schianto dell’elicottero del 118 avvenuto nei pressi di Campo Felice (Aq).

Oltre ai morti sul lavoro, sono purtroppo in crescita anche gli infortuni: sempre nei primi 2 mesi di quest’anno sono stati denunciati 98.275 eventi: 1.834 in più (+1,9 per cento) rispetto allo stesso periodo del 2016. “L’ennesima tragedia avvenuta lungo la tratta ferroviaria Bolzano-Brennero – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – ci impone di ribadire con forza che non possiamo più accettare oltre 1.000 morti e quasi 700 mila infortuni l’anno. Questi drammi vanno combattuti con maggiore determinazione, puntando sulla prevenzione e il contrasto a chi costringe moltissime attività, penso al caso dei subappalti, a operare in condizioni di poca sicurezza”.

Se i primi dati congiunturali tornano ad essere molto preoccupanti, su base annua il quadro statistico si presenta meno drammatico. Tra il 2016 e il 2015, l’aumento degli infortuni in termini assoluti è stato dello 0,7 per cento. “Sebbene ci siano diverse istituzioni pubbliche che a vario titolo esercitano l’attività di vigilanza e di controllo in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – dichiara il segretario della CGIA Renato Mason – con le poche risorse umane ed economiche a disposizione, questi enti hanno comunque conseguito dei risultati molto importanti. Il calo degli infortuni e dei morti sui luoghi di lavoro avvenuto in questi ultimi decenni è merito anche dell’insostituibile lavoro svolto dal personale di queste strutture. Ovviamente tutto ciò non basta, ma la strada intrapresa è quella giusta”.

Per capire quali siano i settori maggiormente esposti al rischio infortuni è necessario tentare di pesare il numero di infortuni per le ore lavorate nei rispettivi comparti. I dati sugli infortuni per settore, tuttavia, sono fortemente interessati da alcune criticità che riguardano la presenza di un numero significativo di casi per i quali il comparto non è determinato (circa 100 mila l’anno) e dalla presenza di più gestioni.

In ogni caso, dai primi risultati calcolati sull’anno 2015, si evince come il comparto più critico sia rappresentato dal settore acque/reti fognarie/rifiuti seguito da trasporti, agricoltura, estrattivo, costruzioni e manifatturiero. Tra i meno esposti risultano invece i settori delle attività professionali/scientifiche/tecniche, di quelle finanziarie/assicurative, dell’informazione/comunicazione e del commercio.

A livello regionale, nei primi 2 mesi di quest’anno gli infortuni denunciati in termini percentuali sono aumentati soprattutto in Basilicata (+20,5 per cento), in Lombardia (+10,4 per cento), nella provincia autonoma di Bolzano (+9,3 per cento) e in quella di Trento (+9 per cento). Per quanto riguarda i decessi, infine, è preoccupante la situazione registrata in Sicilia. Nei primi 2 mesi di quest’anno hanno perso la vita ben 14 lavoratori (+12 rispetto allo stesso periodo del 2016). Pesante anche la situazione avvenuta in Abruzzo (19 vittime contro le 4 dell’anno scorso), anche se vanno tenute in considerazione le avvertenze segnalate più sopra. Molto delicata anche la situazione verificatasi in Friuli Venezia Giulia (4 morti nel 2017, 1 nel 2016) e in Lombardia (19 decessi nei primi 2 mesi del 2017 contro i 9 del 2016).



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