“San Marco città del giurassico: le prove”. Le ossa di dinosauro
San Marco in Lamis – UN nuovo tassello di madreperla presto potrebbe aggiungersi al mosaico dei rinvenimenti che costellano la scoperta dei dinosauri sul Gargano. È la sensazionale testimonianza riportata in un documento sconosciuto fino a oggi, datato 12 marzo 1796: una “relazione – si legge – di un osso di smisurata grandezza ritrovato nel luogo detto Coppa di Mezzo Diocesi di San Marco in Lamis nel Regno di Napoli” a firma di Luigi Maria Izzo, Vicario Generale Nullius, ecclesiastico non nuovo ad articoli del genere. Si tratta di quattro pagine – fa sapere Gianpiero Villani, presidente del Gruppo Speleologico Montenero – asportate probabilmente da una pubblicazione a carattere scientifico dell’epoca ( forse il “Giornale Enciclopedico di Napoli” o l’“Effemeridi di Napoli”) e fatta pervenire via posta nella sede del Parco dei Dinosauri di Borgo Celano. All’interno della busta – senza mittente – anche un foglietto manoscritto con tanto di dedica, rigorosamente anonima: “meglio al Parco dei dinosauri di San Marco in Lamis che in una sperduta località del nord”.
Al museo paleontologico per il momento volutamente viaggiano sulle ali della fantasia, ma ovviamente le affermazioni di Izzo saranno oggetto di un accurato studio del Comitato Scientifico i cui risultati saranno resi noti nella quattro giorni del raduno internazionale di speleologia “Spelaion 2012… la fine del mondo” che si terrà proprio a Borgo Celano dal 1° al 4 novembre, all’ombra dei nostri conterranei vissuti 120 milioni di anni fa. Nell’articolo, Izzo, racconta della scoperta e scrive: “[…] un osso di smisurata grandezza, che rassomiglia ad un femore, e questo spezzato è roso in alcuni luoghi dè due estremi, e un gran vuoto nel sito ove star doveva il meditullio, e l’imboccatura delle due buche dell’osso della lunghezza di quattro dita, e larga tre”. Successivamente ne descrive le misure. Va premesso che all’epoca, prima dell’unificazione d’Italia, nel Regno di Napoli erano in vigore sistemi di unità di misura non metrici, distinti a seconda dell’ambito territoriale. Se le ricostruzioni sono esatte, il frammento di osso ritrovato doveva misurare all’incirca 36,5 cm di altezza (pal., onc.5, m.1) ed avere “larghezza massima” di 18,5cm (onc.8, m.2), probabilmente riferito al diametro massimo. Una misura di tutto rispetto, questa del diametro, e difficilmente attribuibile ad animali selvatici o da pascolo.
Luigi Maria Izzo nel suo scritto non fa nessun riferimento ai dinosauri, (la loro scoperta infatti avviene solo nel 1822 ad opera del medico britannico Gideon Mantell) anzi, fantastica che l’osso potesse addirittura appartenere a giganti; allo stesso tempo esclude “l’elefante, ricordandomi di aver veduto lo scheletro dell’elefante che morì in cotesta Capitale”. L’osso, si rammarica Izzo, “potrebbe dare indubitata notizia del suo tutto qual è, se l’agricoltore che zappava la terra, molto tempo addietro, non l’avesse spezzato e riposto in altro luogo del suo terreno, per un termine destinandolo nel confine del suo terreno suddetto”. In estrema sintesi l’agricoltore aveva spezzato l’osso con una zappa per delimitarne la proprietà!
Intanto Gianpiero Villani, del tutto entusiasta per l’inaspettato “regalo” non riesce a tracciare un identikit dell’ignoto benefattore. «Potrebbe trattarsi di uno dei tanti visitatori del parco» ipotizza, magari colpito dall’estrema competenza dei ragazzi dello Speleo Montenero, autori dello start-up del museo e ormai da anni gestori a pieno titolo di una delle più belle strutture a tema di tutta la Puglia. Numeri da capogiro quelli snocciolati dal presidente: «lo scorso anno abbiamo avuto più di 3000 visitatori.
Dall’inizio del 2012 oltre 1800 visite per lo più riconducibili a scolaresche provenienti da ogni dove e da studiosi del settore». A breve una copia del documento (grazie alle sofisticate apparecchiature digitali dei laboratori della Caputo Grafiche ) farà bella mostra di sé tra i pannelli illustrativi e diorami del Museo Paleontologico di Borgo Celano.
(A cura di Angelo Ciavarella)










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