Cinema

13 Assassini – T. Miike, 2010

Di:

Takashi Miike (copyright: movieplayer.it)

Nota propedeutica alla lettura: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere proposto, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: 13 Assassins
Nazione: Giappone/Regno Unito
Genere: azione

NON è difficile crederlo: ancora un ritardo d’autore e neanche dei più clamorosi.
L’ultimo lavoro di Takashi Miike, in concorso alla 67a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2010), riesce ad aprirsi un varco in pochissime sale italiane solo dopo nove mesi dalla Premiere della Laguna grazie alla BIM Distribuzione e in un noto periodo di bassa affluenza.
Miike, uno dei giocatori cinematografici più bizzarri, estremi, discussi e scanzonati, mette una pausa alla sperimentazione, spesso fuori dalle righe, e torna su un tema e struttura classici, omaggiando il cinema di Kurosawa col remake di un film di Eiichi Kudo, Thirteen Assassins (1963): tredici valorosi guerrieri vengono assoldati dal samurai Shinzaemon Shimada per conto di un alto ufficiale al servizio del potente Naritsugu per mettere fine alle sue crudeltà. Sarà una strage di uomini.

Il soggetto appartiene alla categoria degli evergreen, degli immortali senza tempo, vincenti per leva sull’istinto giustizialista e l’orgoglio emancipatore dell’uomo schiacciato dal potere violento. Miike straordinariamente lo ripropone con un’artigianalità senza sbavature, quasi fosse un film d’altri tempi, di altro maestro: dialoghi asciutti, essenziali come da regole del genere, struttura equilibrata e limpida, esecuzione senza traccia di modernismi o contestualizzazioni, interpretazioni rigorose, dinamiche consolidate. 13 Assassini appare un compito, apparentemente semplice, eseguito al dettaglio, un clone, più che un omaggio, di un cinema sempre meno frequente nella distribuzione italiana ma non molto meno nelle terre d’origine. Tale compostezza, linearità, pulizia realizzativa diviene, paradossalmente, un virtuosismo a tutti gli effetti, un’asserzione e dimostrazione per il regista estremo di Audition della propria capacità di metter freno alle personali necessità grandguignolesche e bizzarre, di saper dirigere quasi invisibile, senza firma, una materia scolastica con impeccabile calibrazione.

13 Assassini - Locandina (copyright: splattercontainer.com)

Difficile riconoscere l’autore di Ichi the Killer in questa danza archetipica, scevra da morbose inquadrature sulle non poche efferatezze dei duelli all’ultimo sangue, tutte riprese fuori campo o lontane dal dettaglio, e priva di variazioni di trama spiazzanti o che ne conferiscano il marchio di Miike, il quale si concede un’unica impronta nell’atroce sequenza […]1. Anche l’effettistica moderna è bandita, salvo nell’imperfetta […]2 – risparmiabile? di certo migliorabile -, e i combattimenti non scadono nell’artificiosa esternazione delle abilità marziali. Siamo lontani delle acrobazie matrixiane dei moderni seppur validi wuxiapian La tigre e il dragone e La foresta dei pugnali volanti ma anche dalle autorevoli vignette del Kitano di Zatoichi.
Laddove la prima parte del film racconta l’incontro, le decisioni, i personaggi, la seconda sviluppa l’azione, gradualmente, senza passaggi a vuoto, con una sceneggiatura compatta. La resa dei conti, lunga e perfettamente orchestrata, è priva di montaggi virtuosistici, lasciando così godere di avvincenti duelli pochi-contro-molti, conditi da astuzie e passaggi coinvolgenti, vari in forma e durata, che finalmente raccontano emozioni e non solo violenti episodi. Si resta coi tredici uomini fino al finale e non ci si annoia mai, lasciando deliziato l’appassionato del genere, il nostalgico e l’amante del cinema con la C maiuscola.

Cosa “rimproverare”, dunque, a 13 Assassini?
Difficile esserne certi, ma è forse la stessa riproposizione il limite di un film che non aggiunge ma imita, impeccabilmente certo ma è quanto realizza. Il merito dell’esclusività e dell’abilità nell’operazione non è un lasciapassare automatico verso la glorificazione, senza per questo assegnare ad originalità la conditio sine qua non per il capolavoro o la considerazione critica. Resta, inoltre, qualche rammarico per la definizione abbozzata o nulla di una buona metà dei tredici personaggi, alcuni solo presentati, per dialoghi fin troppo asciutti e senza brio – ma è valutazione molto opinabile considerata la linea di genere scelta – e per l’assenza totale della firma di Miike, che avrebbe potuto lasciarsi andare in una rivisitazione piuttosto che in una celebrazione.

Un film di samurai fatto da un samurai del cinema, per appurata e riuscita volontà di controllo degli istinti e chirurgica esecuzione classica.
Per i detrattori di Miike un nuovo occhio sul regista estremo giapponese.

Valutazione: 7.5/10
Spoiler: 8/10

AltreVisioni

:. El Topo, A. Jodorowsky (1970) – Delirante, mistico e allegorico cult forse sopravvalutato * 7
:. Home Movie, C. Denham (2010) – Poche esecuzioni interessanti, povertà di idee per l’ennesimo found footage dilettantesco * 4.5

In Stato d’osservazione

:. 6 giorni sulla terra, V. Venturi (2011) – fantascienza italiana? Incredibile. * 17giu
:. The Conspirator, R. Redford (2010) – Redford sulla cospirazione nell’assassinio di Lincoln. Un nuovo JFK? * 22giu
:. Hypnosis, D. Tartarini & S. Cerri Goldstein (2011) – thriller italiano. Qualcosa di nuovo? * 24giu
:. Cars 2, J. Lasseter & B. Lewis (2011) – secondo capitolo dell’imperfetto Cars * 24giu


[…]1 della donna mutilata
[…]2 corsa dei tori infuocati

13 Assassini – T. Miike, 2010 ultima modifica: 2011-06-26T17:27:00+00:00 da Alessandro Cellamare



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