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In ricordo di Andrea Fortunato

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Roma. “Il nostro pensiero vola ad Andrea Fortunato. Oggi avrebbe compiuto 45 anni, ciao campione“. Era nato a Salerno il 26 luglio 1971 Andrea Fortunato, calciatore italiano, tra i più promettenti terzini italiani degli anni novanta. “Nel corso della sua breve esistenza riuscì a vestire la maglia bianconera della Juventus e quella azzurra della Nazionale prima di scomparire a ventitré anni, dopo aver lottato per quasi un anno contro la leucemia“.

Biografia. « Un ragazzo gentile ed educato, un giocatore di sicuro talento e di limpida correttezza. Un sorriso dolce, spento […] da un destino vigliacco […] Quel suo sorriso però è rimasto scolpito nella nostra memoria, perché non lo ha mai abbandonato, fino all’ultimo giorno […] È come se, con quel sorriso, Andrea avesse voluto insegnarci ad affrontare la vita, anche le sue battaglie più dure, con la sua serenità. È come se avesse voluto ricordarci che le sfide si possono anche perdere, ma che mai, neanche per un attimo, ci si deve sentire sconfitti. » (Juventus Football Club, 2013)

Nato da una benestante famiglia della borghesia salernitana – padre cardiologo, madre bibliotecaria, fratello avvocato e sorella laureata in lingue –, Andrea poté intraprendere la carriera agonistica solo dopo la promessa fatta ai genitori di proseguire gli studi, «perché nel calcio non si sa mai», diplomandosi in ragioneria nell’eventualità di una mancata affermazione come giocatore.

Nell’estate del 1993, voluto dal tecnico bianconero Giovanni Trapattoni, il calciatore passò alla Juventus per 10 miliardi di lire, nell’ambito di corposo ricambio generazionale che vide arrivare sotto la Mole, tra gli altri, anche Sergio Porrini e un diciottenne Alessandro Del Piero. Giunto alla Vecchia Signora con la pesante etichetta di “erede” di Antonio Cabrini – lui stesso puntualizzerà subito: «…e non paragonatemi a Cabrini, per favore. Ne ho di strada da fare! Lui è fra quelli cui mi piacerebbe somigliare[1] […] Era un giocatore unico, inimitabile. Questi paragoni sono una sciagura, anche se piacciono tanto ai tifosi. Sperare di emularlo mi sembra quasi impossibile» –, impiegò poco tempo per superare gl’iniziali problemi dovuti all’impatto con una cosiddetta big.

L’annata risultò fin lì molto positiva, sul piano personale, per il terzino, il quale tuttavia in primavera incappò in un improvviso rallentamento fisico che ne minò pesantemente le prestazioni: i giornali scrissero che «Andrea è stanco, irriconoscibile in campo, lui che è sempre stato un concentrato esplosivo di energia; fatica a recuperare, è tormentato da una febbriciattola allarmante». La cosa risultò per molto tempo inspiegabile – causandogli anche frizioni con gli ultras dell’undici piemontese i quali, dopo la sopravvenuta eliminazione dalla Coppa UEFA, presero di mira soprattutto lui, accusato «di dolce vita […] di non correre molto, di non mettercela tutta […] di essere un lavativo. Soprattutto, di essere un malato immaginario». Fortunato in una pausa d’allenamento con il compagno di squadra Antonio Conte, il quale lo ricorderà come «un ragazzo sincero, bravissimo, arrivato alla Juve per seguire le orme di Cabrini […] Il primo scudetto dell’era Lippi, ovviamente, è dedicato a lui».

La situazione precipitò il 20 maggio 1994, al termine di un campionato chiuso dalla Juventus al secondo posto, quando, nel corso di un’amichevole col Tortona, Fortunato fu costretto ad abbandonare il campo all’intervallo con le parole: «mi sento sfinito». È a questo punto che il dottor Riccardo Agricola, medico sociale del club, decise di sottoporre il giocatore a una serie di approfondite analisi presso l’ospedale “Molinette” di Torino.

La malattia. L’esito dei controlli fu il peggiore possibile: ad Andrea venne diagnosticata una forma di leucemia linfoide acuta. Lo spogliatoio e la tifoseria si strinsero immediatamente attorno al giovane terzino, e proprio dai gruppi organizzati bianconeri giunsero le scuse per quanto riservatogli nel periodo in cui le condizioni atletiche del ragazzo crollarono, ma di cui nessuno conosceva ancora la causa. « Si continua a giocare, ma è come essere a quindici minuti dalla fine, sotto di 3-0. Chi crede ancora nel pareggio, fa un atto di fede. Ma è in quel quarto d’ora disperato e spesso inutile che si distingue un giocatore vero. Andrea Fortunato ha giocato alla grande, forse ha creduto davvero nella rimonta […] L’ha fatto in quel quarto d’ora vigliacco in cui la partita è già un ricordo e la vita un’ipotesi. Ma se sei un uomo davvero, giochi. » (Gabriele Romagnoli, 1995)

Fabrizio Ravanelli e Gianluca Vialli, tra i compagni più vicini a Fortunato nei mesi della malattia: fra le altre cose, il primo gli cedette la sua casa perugina per meglio seguire i trattamenti, mentre il secondo terrà un toccante discorso d’addio ai suoi funerali.

In memoria di Andrea è stato istituito un riconoscimento che porta il suo stesso nome, il “Premio Andrea Fortunato”. Negli anni è stata dedicata al calciatore salernitano la biblioteca e museo sul gioco del calcio di Villa Matarazzo, nel comune di Castellabate, e uno speciale annullo filatelico con bollo unico delle Poste Italiane. Inoltre, nella città di Salerno è presente dal 2014 lo Juventus Club “Andrea Fortunato”. (from wikipedia)



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