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Il rito del ‘Mercoledì’ in parola, cui si riversa gente di ogni dove, viene descritto in tutti i particolari, a cominciare dalla prima mattina

Alexis, poeta innovatore bilingue, a San Marco in Lamis

A cura di Antonio Del Vecchio


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San Marco in Lamis. E’ nato un nuovo poeta, a San Marco in Lamis. Si chiama Alexis, nome d’arte. Di lui non si sa né l’età, né la professione e neppure il ceto di provenienza. Sono le sue composizioni a parlarci di lui, che manda su dal profondo dell’anima a gettito continuo, come un fiume in piena. Lo fa da sregolato, ossia fuori dai canoni che conosciamo, verso, ritmo e metrica compresa, quasi a rappresentare l’attuale momento creativo del Web e di face book in particolare, dove il discorso si fa più conciso ed espressivo col sopravvento dell’immagine sulle parole. Tanto che non più il Verbum a commentare l’immagine mediante la tradizionale didascalia, ma è quest’ultima a completare il discorso che si sta facendo. Ciò sta a dimostrare che talvolta si può raccontare un avvenimento o esprimere dei sentimenti meglio con la poesia che con la prosa, specie se la lingua usata è il dialetto. E’ il caso di ‘Lu marculuddija de Sande Marche”, ossia ‘Il Mercoledì del mercato’ , componimento pubblicato qualche settimana fa dal predetto autore sul Web e già ultraletto da migliaia e migliaia di lettori, sicuramente di origine sammarchese, in tutto il mondo. Come contenuto e forma lo si può avvicinare ai tanti poeti innovatori della Letteratura di diverse epoche , quali furono il francese, Baudelaire, D’Annunzio e lo stesso Carlo Emilio Gadda, con ‘Una mattinata ai macelli’, contenuto nelle “Meraviglie d’Italia” del 1939 e per quanto riguarda la brevità di talune liriche ad altri autori più vicini a noi, come Montale e Quasimodo. Quello sul mercato è un racconto poetico senza rima e ritmo, che viene fuori parola dopo parola dalla tastiera, come un fiume in piena, sollecitato dall’immaginazione e dall’ispirazione del momento che ti fanno vedere e leggere quanto accade all’esterno e lontano da lui: il mercato settimanale, appunto. Lo fa talvolta con il suo fare sornione, mettendoci di tanto intanto qualche osservazione ironica e scherzosa, anche quando l’argomento riguarda cose serie e solenni.

Il rito del ‘Mercoledì’ in parola, cui si riversa gente di ogni dove, viene descritto in tutti i particolari, a cominciare dalla prima mattina, allorché l’intero genere femminile sammarchese si alza col chiodo fisso dello shopping, dimenticando ogni cosa e il fare del giorno prima, compreso il mangiare. All’uopo ci si accontenta di preparare una delle minestre più veloci, come quella della verdura ‘mista’ col pomodoro, riscaldata e servita con o senza pasta al momento giusto in famiglia, ossia al rientro dal mercato. Tanto esse dicono: “Faremo tardi!”. Prima di muoversi da casa le donne si ‘danno voce’ con le amiche e le comari ( e qualche volta anche con i compari), preparano le figlie a vestirsi coll’abito migliore, semmai comprato al mercato del mercoledì antecedente, e a truccarsi come si deve. Lo fanno soprattutto se sono in cerca di marito o per farsi complimentare dai maschietti. Sulle cose da acquistare non si preoccupano, anche perché lo shopping da di per sé il visibilio anche per roba che già hanno o comprato la volta precedente. E i maschi che fanno? Se sono giovani e aitanti si accontentano di scortare le loro ‘amate’ per le vie infinite del mercato, se attempati e lontani mille miglia dalla coppia, amano intrattenersi a bere qualche birra in santa pace o farsi qualche ‘scopa’ veloce con gli amici. Lo fanno sempre in allerta e con l’orecchio teso, perché il congiunto può arrivare da un momento all’altro e devi essere sempre pronto per portare, come un cane segugio, le voluminose e variegate mercanzie acquistate dal coniuge. Altrimenti sono sgridate e litigi a non finire.

Il ‘Mercoledì’ per i sammarchesi, dunque, è il giorno più bello e intenso della settimana, tanto che qualcuno vorrebbe che si scambiasse colla domenica, dimentico che il primo è stato fondato dalle donne ‘scialacquone’, l’altro dal Signore, stanco di creare e voglioso di riposare, come sono un po’ tutti i maschi sammarchesi andati in pensione sull’uno e l’altro fronte dall’impegno lavorativo quotidiano. Insomma, anche per gli uomini il ‘Mercoledì’ è festivo – secondo il poeta in menzione- perché una volta tanto si possono togliere di torno il partner e godere la loro libertà individuale, non importa come spenderla. La poesia di Alexis la dice lunga anche sugli altri argomenti della vita quotidiana, soprattutto ne interpreta ed attualizza gli antichi ricordi, riprovando e facendo riprovare i medesimi sentimenti , come quelli per il perduto Amore o per quello appena abbozzato nell’adolescenza. Lo fa come si diceva con il linguaggio di oggi, ossia face book e Whatshapp, senza fronzoli e con più immediatezza ed essenzialità, fottendosi dei canoni stilistici e della metrica in particolare, come i poeti classici o romantici del passato. Ad ogni buon fine, ripubblichiamo l’anzidetto racconto poetico del nostro prolifico Alexis, un nome che si fa strada tra il grosso pubblico anche per il mistero che genera sulla sua identità, a metà strada tra la Letteratura fumettistica, quella Horror e del romanzo extraterrestre , in genere.

Lu marculuddija de Sande Marche /jenne nu jiurne spècijale devèrse /dall’ati jurne: ce stà lu mèrcate/e quanne ce stà lu mèrcate jè/come na fèsta patrunale e/tutte ce vestene bbone./Ggià de prima matina ce/telefona all’amica pe sapè/a che jora ànna ssci e adova/ce ànna affruntà, allu mercate/non ce va da sola ma culla/figghia o cull’amica./Ce prepara lu magnà che/adda jesse spicce spicce:/fogghia o pemmedore pecchè /allu mercate ce fa tarde e quanne/returne a coce sule la pasta./Le signore aiesscene tutte/alliggestrate culla permanente/fatta la bborzetta e pure lu musse/pettate./Li uagliule nnanze lu specchie/pe tanta tempe cèrcano la cchiu/mmegghie acconciatura pe pijacè/alli uagliole: chi ce fa la cresta/chi lu ciuffe se tè li capidde/tagghiate mèze e mèze o cu tante/righe che parene senice./Li uagliole ce vèstene a lutema/moda magare culli rrobbe accattate/l’ati marculuddija e cull’ogna/pettate de tante chelore giallo/verde rusce rosa e pure nire/pe pijacè alli uagliule./Li marite stu jurne so sule/despunibbele ànna purtà li/femmene culla machena allu/mercate e po’l’ànna aspettà/nnanze lu bar pe pigghià li/buste della spesa pecchè loro/ce ànna fa natu ggire./Ma loro sò cuntente de/quiste ponne stà allu bar culli/cumpagne e vève la birra senza/la paternale delli mugghiere/e pòje sanno che sò de mpìcce/mèze lu mercate./Nzomma stu jurne sò tutti/cuntente quanne ce ncontrano/le femmine ce scagnene li notizie /“à sapute che è successe…..à viste/po a quiddu….sa chi c’è spusata…”/e lu mercate jè na rassegna stampa /a cèle apèrte e tutta Sande Marche/jè come na sola famigghia tutti/sapene de tutto e di tutti./Pe quiste allu mercate ce va pure/quanne chiove o fa fridde e quanne/jè mmaletempe forte la prima/telefonata della matina jenne “à/vista che tèmpe bbrutte joje nènte/mercate che sorte de fregatura”./Perciò la settemana a Sande Marche/non va dalla dumenneca alla dumenneca/ma dallu marculuddija allu marculuddija/e quanne ti da fa na cosa o ci fa lu/martedì o lu giovedì pecchè lu /marculuddija ci sta lu mercate/e ji allu mercate fa bene alla salute/delli sammarchesi./Viva lu mercate de Sande Marche./ALEXIS Giovane poeta sammarchese”.

(A cura di Antonio Del Vecchio, Rignano Garganico 26.08.2017)

Alexis, poeta innovatore bilingue, a San Marco in Lamis ultima modifica: 2017-08-26T09:29:04+00:00 da Redazione



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